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venerdì 26 novembre 2010

Newton

Per ora, aiutare Paola a fare i compiti vuol dire temperare le matite colorate, ma mi aspetto arriveranno presto problemi più impegnativi.
Voi direte che è prematuro, ma un pensiero l'ho fatto, e mi è venuta in mente la lezione di fisica.

Cominciamo con la legge di Newton.

Il principio di inerzia, è il trionfo del menefreghismo: "Il tempo passa ? E chi se ne frega, io resto qua". Indifferenza totale dello spazio, rispetto al tempo.

La posizione, con il tempo, sembra non volerci avere niente a che fare.

Il fatto che un corpo in movimento continui a mantenere il suo moto, è la stessa cosa: non esiste un punto di riferimento privilegiato per misurare una posizione... "Io mi muovo rispetto a te ? Macché, sei tu che ti muovi rispetto a me". Potremmo discuterne all'infinito.
Un buon compromesso è accettare che tutto sia relativo, e quindi nulla è veramente fermo, o stabilmente in movimento.
In pratica, anche nel moto costante, il tempo è indifferente allo spazio: abbiamo solo introdotto la relatività nella misura della posizione.

Le cose si complicano parecchio se c'è di mezzo la rotazione. La posizione fatica a professare la propria indifferenza al tempo, ed i corpi tendono ad allontanari dal centro di rotazione.
A scuola la chiamavano: "forza centrifuga". Per capirsi: quella della lavatrice.

Beh, si parla di forza, per via che il corpo tende a muoversi, ma quello che può vedere un bambino, è il corpo che si muove, mica la forza.

E se invece Paola mi dicesse che è "lo spazio che si restringe ?"... Cavoli: le ho appena spiegato il moto relativo... sarebbe la stessa cosa, no ? Il corpo in realtà sta fermo, ma lo spazio si restrige, e quindi a noi sembra che il corpo si allontani.

Chi di voi è attento, dirà subito: "Hei bello, mica tutti i corpi si allontanano allo stesso modo: dipende dalla massa!".

Vero: più un corpo è pesante, più sembra aver fretta di allontanarsi dal centro.

L'entrata in campo della massa, raccontata così, sembra legata alla rotazione.
Se non avessimo fatto girare la giostra, non ci saremmo accorti della massa.
Ma come si fa a parlare della "massa", a Paola ? Lei consce il peso degli oggetti, cioè quanto impegno mettono nel loro desiderio ostinato di cadere, per avvicinarsi al centro della Terra.

Distinguere tra massa gravitazionale ed inerziale, sembra uno scrupolo da pignoli; in effetti, la loro contemporaneità, è all'origine di quel meraviglioso equilibrio ("mi allontano ? Mi avvicino ?... che faccio ?") che tiene i pianeti attorno al sole (ho letto che attorno alla Terra c'è anche un guanto spaziale, perso in una delle missioni "Gemini", che soffre della stessa indecisione).

Albertone ci ha spiegato che la gravitazione non sarebbe un "effetto a distanza", ma una deformazione dello spazio-tempo... che so, magari anche le rotazioni deformano lo spazio, in modo simmetrico.

Riuscite ad immaginare qualcosa nello spazio, che non ruoti attorno a qualcos'altro ? ...in particolare, attorno a qualcosa di "pesante" ?

Se lo state pensando, non lo penserete a lungo, perché sta già precipitando, a rotta di collo.

Mi sono fatto questa idea: la massa centrale, sembra espandere lo spazio attorno a sè, così a noi sembra che i corpi vogliano "cadere"; e la massa del corpo che gli ruota attorno, sembra comprimere lo spazio attorno a sé. L'equilibrio tra questa espansione, e contrazione determina il fatto che la Luna sembra ferma, quando ruota attorno alla terra, ma invece è lo spazio che le scorre sotto.
Detto in altre parole, è come se il corpo centrale "cedesse" spazio al corpo che gli ruota attorno.
E questo fluire é il tempo.

no ?

Sentite, forse è meglio che la fisica, alla Paola, gliela facciamo spiegare a qualcun'altro, e che io tempero le matite colorate, siete d'accordo ?

sabato 2 gennaio 2010

Uguaglianza

L'altra sera, con Paola, la nostra piccolina di 5 anni, si parlava dell'anno che finisce, ed a me è venuta la classica metafora dell'anno vecchio che se ne va, e dell'anno giovane che arriva.
Paola mi fa: “Va, ma poi ritorna ?” In effetti no: il 2009 è stato un esemplare unico, non ci sarà mai più un altro 2009. Piuttosto di dire che se ne va, sarebbe stato corretto dire che l'anno vecchio schiatta del tutto, ma mi pareva brutto.

Allora ho detto: “Sì, ma il nuovo anno in effetti sarà come quello precedente: comincia con l'inverno, poi ci sarà la primavera, sbocceranno i fiori, e poi verrà il caldo dell'estate...”

Ed è lì che mi sono incasinato...

Sono uguali o diversi ?

Perché l'uguaglianza non è che sia un concetto tanto chiaro. “Siamo tutti uguali”: sì, come le gocce d'acqua, che non ce ne sono due di identiche, neanche per sbaglio !

Ci sono uguaglianze veramente vigliacche, come quando allo specchio ti riconosci, e dici “Quello sono io”, e invece, se provi a sovrapporre, ti accorgi che la destra è finita a sinistra !

Mi ha sempre colpito il fatto che a noi, i cinesi sembrano tutti uguali... loro però si riconoscono perfettamente. Poi un cinese mi ha spiegato che anche noi, per loro, siamo difficilmente distinguibili uno dall'altro: incredibile, no ?

Quando comprammo il cagnolino di casa, lo andammo a prendre da un allevatore. La mamma aveva appena sfornato nove cuccioli. Quando siamo attivati, dalla cuccia è uscita prima la madre, e poi uno alla volta, i piccolini. A noi sembrano tutti uguali. Per la mamma però sono tutti ben diversi.

Come con i vini, se non sei allenato, puoi fare fatica a distinguerli, non è facile riconoscerli.
Per distinguere, bisogna conoscere.

Ma vorrei attirare la vostra attenzione, su una uguaglianza, che sembra ovvia e banale, ma non lo è poi tanto, secondo cui ogni cosa è uguale a sé stessa, e su un'altra, che sembra falsa, ma che ha del vero, per cui ogni cosa è uguale a qualsiasi altra cosa.

Se confrontiamo una cosa con... se stessa, vuol dire che la stiamo osservano in due, da due punti diversi, oppure anche da soli, ma in momenti diversi. E sì, perché altrimenti il confronto non avrebbe senso.
In entrambe i casi, le due osservazioni NON POSSONO COINCIDERE. Supponete che sono io l'oggetto osservato: in un momento diverso, quanto meno sarò più vecchio; invece, visto da due persone diverse, non c'è nessun modo di dimostrare che stanno vedendo la stessa cosa, salvo un atto di fede, o se mi chiedono la carta d'identità.

L'esempio più evidente siamo noi stessi. Non so dove ho letto, che gli atomi che costituiscono il nostro corpo sono ricambiati abbastanza spesso, soprattutto quelli dell'acqua.
Credo che tra me, e me dieci anni fa, non siano molti gli atomi nello stesso posto.

Ma non c'è solo il tempo, che crea confusione.

Forse gran parte delle diversità, sono solo l'effetto di una nostra confusione.
Quando studiavo fisica, mi stupiva la semplicità dell'espressione matematica delle leggi dell'elettromagnetismo, e di quanto si assomigliassero le equazioni di leggi relative a fenomeni così diversi tra di loro, come la legge gravitazionale, o dell'attrazione elettrostatica.
L'impressione è che da qualsiasi punto tu parta, arrivi sempre allo stesso risultato, e che sotto sotto, di leggi ce ne siano ben poche, chissà, magari una sola.

Così puoi studiare le interazioni tra particelle, oppure tra pianeti, oppure tra persone, e le conclusioni sono trasferibili con una facilità incredibile...

Ma provate ad immaginare il nostro mondo, ed allontanarvi, finchè non lo vedete nella galassia, ed allontanari, finchè non lo vedete in un ammasso, e poi allontanarvi ancora, e ancora, e ancora.
Non vi sembra che allora veramente ogni cosa diventa uguale ad ogni altra cosa ?

Beh, salvo di fronte alla legge, perché lì c'è sempre (almeno per un'altro po') qualcuno che è più uguale degli altri (almeno qui in Italia).

venerdì 30 ottobre 2009

Prezzi

Metti che sei al mercato della frutta, a comprare - che so - delle mele, e vedi che ad una vecchietta le fanno pagare di più che a te.
Metti che il mercante ti strizza l'occhio, e ti dice: “lei è stato furbo: ha attivato la summer card ! Per questo le mele le paga meno”.

Cosa provate ?
Come minimo disappunto ...

Beh, con la telefonia è proprio così: chi si informa, confronta, aderisce alle iniziative, ottiene mediamente prezzi più bassi: gli altri, come la nostra vecchina, peggio per loro.

Ma, poveretta, come avrebbe potuto ?

Vien da dire: “non è giusto”
Ma -chiediamoci- esiste un prezzo giusto ?

A me sembra che ci sia sempre meno un legame tra il prezzo che si paga, ed il valore della merce che si compera. Il petrolio lo puoi pagare -nel giro di pochi mesi- la metà, come il doppio. Ma non costa sempre lo stesso, tirarlo fuori da sottoterra ?

Legge di mercato...

Quando si parla di mercato, a me viene in mente quel tale che si infilava in testa un paio di mutande da donna, per ripararsi dal sole, ed attirare le signore alla sua bancarella.

Io ero ragazzetto, ed al mercato si gironzolava per vedere dove c'era la merce migliore, ed il prezzo più basso, e poi si comperava: concorrenza !
Nel mercato libero, se ci sono due fornitori della stessa merce, posso scegliere di comperarla da quello che me la fa pagare di meno.

Sembra ineccepibile.

Ma come fa quel fornitore a fare un prezzo più basso ?
Secondo voi, è perché si accontenta di un margine più basso ?

Acqua, acqua

Con buona probabilità, paga meno le sue risorse.
E' questo, quello che vogliamo quando scegliamo il fornitore con il prezzo più basso ? Che -a sua volta- paghi poco i suoi fornitori e dipendenti ?
Voi direte: “Magari fa un prezzo basso perché ha un processo produttivo diverso, più efficiente”

vero

Però vorrei capire cosa vuol dire diverso.... perché magari è un processo che inquina di più, oppure che è pericoloso per chi lavora. Io ci sto a premiare l'imprenditore più capace, ma come faccio a distinguere l'imprenditore più farabutto ?

Libero mercato, o acquisto alla cieca ?

C'era una scenetta, forse la ricorderete, di una candid camera, in cui si metteva un grosso pulsante in un luogo di passaggio, con la scritta “Non premere”. Il malcapitato che cedeva alla tentazione di premere il pulsante, vedeva esplodere e crollare un edificio poco distante, già minato, e destinato all'abbattimento.

Difficilmente siamo consapevoli delle conseguenze delle nostre scelte, e quelle che ci sembrano più innoque possono nascondere dei micidiali imbrogli.
Come votare.

giovedì 30 luglio 2009

Peggioramento

Dai, facciamo un esperimento.

Guardatevi attorno. Spero ci sia qualcuno poco lontano. Se no, fate l'esperimento un'altra volta, quando attorno a voi c'è tanta gente comune, gente normale.

Adesso provate ad immaginarli quando erano bambini.
Se avete più di 40-50 anni non è un esperimento difficile: di bambini che sono diventati grandi ne avete visti tanti, e tra prima e dopo ci sono un sacco di analogie, facili da riconoscere.

Quel tale da piccolo di sicuro aveva già quella postura, quell'atteggiamento mentre mette in bocca la forchetta, aveva già quello sguardo.
Non proprio uguale, ovviamente, era qualcosa di solamente accennato.

Fate il confronto: meglio da piccolo o da grande ?

Meglio da piccolo, vero ?
Ovvio: i cuccioletti sono sempre adorabili: "Varda che bel puteo" "El se da magnar": osservazioni normali dalle mie parti. Difficile che venga detto così di un vecchio.

I piccoli sono più belli degli adulti.

Certo, con qualche eccezione, come quella splendida ragazza laggiù, ma per il resto...

Fatelo sul serio questo esperimento, e provate ad acchiappare il primo pensiero.

Fatto ?

A me il primo pensiero è stato: "Che delusione la vita"

Cioè: sembra promettere quello che poi non mantiene, alla Leopardi.
Difficile dire diversamente, almeno dal punto di vista statistico, delle probabilità...

Ma provate un attimo ad immaginare il mondo in cui il confronto desse il risultato opposto.
Intendo dire: immaginate che vedendo un bambinello venga da dire: "Poveretto, che mal ciapà", e di un vecchio: "Che splendida figura ! Che bell'uomo"
Immaginato ?
Adesso ditemi: la gente farebbe ancora dei figli ?

Ecco, forse con Darvin possiamo dire che se ci sono state delle popolazioni che la pensavano così, di sicuro si sono estinte.

Insomma, il degrado, il peggioramento, tutto sommato è necessario a mantenere la pulsione al rinnovo della popolazione.

Forse è tutto qui

E pensare che talvolta ne facciamo motivo di pessimismo cosmico.

mercoledì 17 settembre 2008

Tanto

Io la mattina mi rado con un rasoio elettrico, che poi svuoto di quella polverina che resta dalla tritatura fatta dalle lame.  Sul bianco del lavandino si vede bene, ed io mi affretto a sciaquare, ma ugualmente non posso fare a meno di notare che, anno dopo anno, quella polverina è sempre un po' più chiara.


Sono gli anni che passano.


Che il tempo passi, che non torni indietro, eccetera eccetera, non c'è più niente da dire, ma l'altro giorno mi sono chiesto quanto sia effettivamente, questo benedetto tempo che se ne va. 

Stavo aspettando un taxi, e quando sei in ritardo, un minuto dura moltissimo, ma alla fine, mi chiedevo, il tempo benedetto che abbiamo a disposizione, è tanto o poco ?


Faccio un esempio: quando fumavo, ricordo che impiegavo circa 7 minuti a finire la sigaretta. Quindi in -che so- 80 anni, contando -che so- 1 ora al giorno (8-9 cicche), magari cominciando da 15 anni, viene fuori (80-15)x365x1x60 / 7 = 203.357 sigarette.


Uno dice: “embè ?”


Io dico che è un numero straordinarimente alto.


Da piccolo, dormivo in camera con mio fratello, e capitava che non avessimo sonno (all'epoca si andava a letto all'ora prevista, anche se non c'era sonno), e allora si parlava. Ci inventammo un modo per ingannare il tempo, e cioè contare: uno, due, tre, e così via. Facevamo a turno, perchè è un po' faticoso: dove finiva uno, riprendeva l'altro. Quando poi eravamo stanchi, ci mettevamo a dormire, ma la sera dopo riprendevamo dal punto in cui eravamo arrivati.  Era come fare un nuovo record.  Questo giocò durò alcuni giorni, fino a quando l'incremento che riuscivamo a dare al numeratore, era troppo piccolo, e il conteggio non ci dava più la sensazione di “conquista” che avevamo provato all'inizio.


Direte: “Avevate mica nient'altro da fare ?”. In effetti era proprio così, ma non è questo il punto: la cosa significativa, è che non arrivammo neppure a 2.000.

A no ? Provate voi ! Fino a cento si va che si vola, poi più vai avanti, più ti accorgi che i tuoi passi fanno sempre meno strada. Ve lo dico io, neanche voi ci arrivereste a 2.000: è tanto, tanto, troppo !


Ora, se 2.000 è un bel numero, 203.357 è un numero straenormicissimo.


Questo per dire, che se fossimo venuti al mondo per fumare le sigarette, il tempo che abbiamo a disposizione è veramente tantissimo, ne basterebbe enormemente meno !

Ma ovviamente (mi spiace per Malboro), non siamo a questo mondo solo per fumare (ammesso che qualcuno di voi sappia perchè siamo a questo mondo), però il discorso non cambia molto.

Qualsiasi cosa ci mettiate nella vostra vita (scivere un libro, diventare ricco, colivare patate), il tempo a disposizione è molto molto molto di più di quello che sarebbe strettamente necessario. E' che non ci organizziamo, non abbiamo le idee chiare, cincischiamo, brancoliamo, andiamo per tentativi.

La Natura d'altronde esagera sempre un po'.  Quando fa le cose, non va al risparmio. Ci bastava un ruscello in ogni paese, ed ecco gli oceani d'acqua... Avete mai notato un albero fiorito ? Sembra che da solo debba popolare una foresta !   A che servono tutti quei semi che produce ?  


Si vede che sa che il resto del processo ha una efficienza bassetta. Dice: "gli do tanto tanto tempo, chissà che qualcosina di buono ne venga fuori..."

E difatti finisce che occupiamo questo tempo con un sacco di attività, che certamente non rientrano nell'elenco delle cose che potrebbero essere una motivazione ragionevole per stare al mondo, e di cose buone... pochette.


Ma allora perchè la vita sembra così breve ?


Non ho una risposta, ma è come se fosse un effetto di prospettiva, come la luna che sembra più grande quando è vicina all'orizzonte, il tempo sembra più breve quando è passato. Ma la misura del tempo, direi, è quello che puoi farci dentro, ed è una misura esageratamente grande.


Adesso però smetto, perchè ho un sacco di robe da fare, ed ho poco tempo.

Ciao, a presto (presto ? presto=poco tempo... se non è subito, non è POCO tempo... è un SACCO di tempo... accidenti, ci sono cascato !)

venerdì 5 settembre 2008

Normale

L'altro giorno ho pranzato con un tale che mi ha raccontato del suo colesterolo, per nulla nella norma, ed era preoccupato.
Ricordo che a scuola, nell'ora di statistica, ci parlarono della distribuzione "Normale", che ha la forma come il cappello del Piccolo Principe: quasi tutti i valori sono vicini alla media, ma ce ne sono -pochi- che se ne allontanano.

Frange estreme

C'era anche una misura (si chiamava sigma), per cui dentro c'erano quasi tutti (che so, il 99,9%), e fuori pochissimi.

Domanda: quelli che stanno fuori, non sono "normali" ?

Certo, perdinci ! Se li togliessimo, la "normale" si restringerebbe, ma ci sarebbero ancora quelli che stanno più fuori degli altri 99,9% !
Anche le frange fanno parte della normalità, guai a toglierle !

Rivendico il diritto ad avere il colesterolo al di fuori del 99,9 % degli altri, ed essere considerato anch'io normale !

Mi direte, attento che per te la probabilità di patologie è maggiore che negli altri

vero

E' vero anche che la probabilità di contrarre la varicella è maggiore nell'età tra i 6 e 12 anni. Dovremmo per questo evitare di avere tra i 6 ed i 12 anni ?
Credo che sia normale correre questo rischio. I rischi si affrontano, non possiamo passare la vita ad evitare i rischi...

Parlo del colesterolo, ma potrei parlare di tanti altri indicatori. Chi fa fatica a portarli nella norma, dice: "Lo so, dovrei cambiare stile di vita, fare più attività fisica, vivere più sereno"

vero

Ma allora qual'è la causa della patologia: il colesterolo, o lo stile di vita ?
Perchè accanirci col clesterolo, se è lo stile di vita il problema ? Che senso ha -poi- usare farmaci contro il colesterolo, e mantenere lo stile di vita ?

Poi mi è venuto in mente, che in geometria, normale vuol dire perpendicolare.
Allora: tutti i punti sono ben allineati in una linea, bella, perfetta, che va all'infinito, ed ecco che arriva un punto che "incide normalmente"

Ma vi sembra normale ? Prorio non ha nulla di simile a tutti gli altri, tanto che li incontra in un solo punto: come dire "meno non si può".
Allora perchè la chiamano "normale" ?

Devo dire che non lo so (e se qualcuno mi togliesse questa curiosità, mi farebbe un piacere), però poi ho pensato ancora al cappello della distribuzione di Gauss, ed ho provato a stringerlo.
Prima diventa come il cappello delle streghe, alto e stretto, ma poi... poi... accidenti, guarda un po' cosa diventa: una normale incidente ...

Un pilastro piantato su uno spazio piatto, bello perpendicolare.

Beh, si sa che in geometria piace andare "al limite": che sia proprio una estremizzazione del concetto di distribuzione normale ?
Cioè, quando "tutti - tutti - tutti" sono omologati allo stesso modo.
Quello che piacerebbe a certa destra e certa sinistra

Comunque è chiaro che la geometria piace al pensiero razionale, e la nostra cività è figlia del pensiero razionale, così nulla di strano che alla nostra cività dispiaccia quello che esce dalla normalità.
Un pensiero forte (quello che ha ragione) e tutti gli altri sono pensieri sbagliati,
frange estreme da tagliare, fino ad arrivare alla normalità perfetta, non più individui ma cloni,
disadattati, da curare farmacologicamente.

Esagero, per il gusto del paradosso, ma qualcosa di vero mi pare che ci sia.
Daltronde, sul concetto di normalità credo cia sia molto da dire, ed in particolare sul concetto di normalità nella nostra civiltà.

Ma vi sembra normale quello che facciamo ?
Rischiare la vita tutti i giorni, in scatolette di latta sparate a gran velocità, in direzione opposta ad altre, ancora più massicce della nostra, che se per caso sbagliano un attimo direzione è un macello, come è successo pochi giorni fa sull'A4 ?
E' normale che il nostro sguardo focalizzi costantemente a 40 centimentri (testo scritto), quanche oretta a qualche metro (TV, auto), quasi mai all'infinito ?
E' normale che il nostro pensiero debba rincorrere le cose, che qualcun'altro ha deciso che bisogna fare, anche quando sono del tutto inutili ?
E' normale che ci facciamo sommergere dai nostri rifiuti ?
E' normale che ci governi un uomo ricchissimo ?

Beh, questo però, in effetti, è sempre successo. Un re lo immaginiamo pieno d'oro e pietre preziose, spesso di bassa statura, e neanche tanto bello: un re povero non lo ricordo proprio. Non sarebbe neanche dignitoso

Ed uno negro in america ?
Chissà... stiamo a vedere

sabato 2 agosto 2008

Piccolo

Vi è mai capitato di raccogliere uno stelo, e notare in cima un fiorellino minuscolo ? Piccolo ma bello come uno di grandezza normale. Osservandolo bene, si riconoscono tutti gli organelli dei fiori ordinari, solo è “mignon”.
Quale sarà l'ape che ne succhia il nettare ?
Così vi sarà capitato di vedere sia formiche molto grosse, sia nidi di formichine minuscole, come fossero state ridotte 100 o più volte. Si muovono piano, ma questa è solo la nostra impressione, perché, considerate le gambe che hanno, il loro movimento è del tutto normale. Cosa mangerà una formica così piccola ? La briciola che si sta portando via quella grande potrebbe bastare per tutto il formicaio di quelle piccoline...

Mi viene da pensare alla miniaturizzazione, a come è stata perfezionata nelle tecniche di fabbricazione: dagli orologi, ai circuiti integrati, sembra non esserci un problema di “funzionamento” nella riduzione di scala, o -per lo meno- i problemi sorgono più rapidamente se la scala, invece di ridurla, la facessimo crescere: problemi di tenuta dei materiali, inerzie, forze da controllare... insomma, “piccolo è bello”.

Se le nostre auto fossero 100 volte più piccole ? Credo che non ci abbiano provato solo perché non ci sarebbe un gran guadagno, ma suppongo che consumerebbero molto meno carburante. Diciamo che se le scorte di petrolio sono sufficienti -che so- per 50 anni, riducendo tutto di 100 volte, durerebbero -che so- 50x100=5.000 anni
E scusatemi se è poco...

Ovviamente dovremmo essere più piccoli anche noi, ma se lo fanno le formiche, volete che noi siamo da meno ?

Bene, su questo siamo tutti d'accordo, il problema adesso diventa come fare a diventare più piccoli. La prima soluzione che mi viene in mente, è che bisognerebbe mangiare di meno. E' pensiero comune che oggi i ragazzi sono più grandi perché si alimentano meglio di una volta... beh, cominciamo ad alimentarci un po' peggio, no ?

Cresciamo un po' troppo... Siamo passati dalla Fiat 500 degli anni 60, alle berline, ai SUV... e poi ? Tra vent'anni viaggeremo in TIR ? Quanto dobbiamo crescere ancora ? Non sono tanti i ragazzotti di oggi che riuscirebbero ad entrare in una Fiat 500, ma noi, da giovani, ci abbiamo fatto un sacco di scorribande lì dentro...ed anche di più. Quando la vediamo in una esposizione, restiamo stupiti di quanto fosse piccola... ma non parliamo di un secolo fa, solo una quarantina d'anni !

Si direbbe che l'aumento dimensionale caratterizzi la società “dello sviluppo”, ma contraddica la sostenibilità dello sviluppo. Ok, non è una gran notizia: ormai lo spiegano anche alle elementari.

Ma ci sarebbe spazio per uno sviluppo piccolo ? Ad esempio, cosa succederebbe, per assurdo, se qualcuno di noi si “adattasse” ad una dimensione ridotta, con il resto mondo che invece continua a crescere a dismisura ?

Devo dire che non ricordo di aver mai visto formiche grosse combattere contro quelle piccole. Forse lo considerano sleale. O forse perché non sono in competizione, cioè non si minacciano (hanno esigenze molto diverse). O forse perché sarebbe ben difficile gestire uno “sfruttamento”: che lavoro può fare uno così piccolo ad uno così grande ? E viceversa ? Che pasticcio chiedere qualcosa ad un gigante: romperebbe tutto.
Non conosco bene la storia del gigante con i lillipuziani: credo che all'inizio lo legarono, ma solo per uno stupido errore... di sicuro la convivenza era impossibile... due spazi esistenziali che interagiscono raramente.

Mi vien da dire che, al crescere della differenza dimensionale, i piccoli conquisterebbero uno spazio interstiziale, completamente inaccessibile ai soggetti di scala maggiore, e quindi uno spazio apparentemente vuoto.
Le due popolazioni si intersecherebbero senza venire “a contatto”, almeno secondo il concetto di “contatto” legato all'esperienza dell'interazione.
Sarebbe il raddoppio dello spazio disponibile, e scusatemi se è poco....

Con la diminuzione di scala, abbiamo molte evidenze che non diminuiscono le capacità intellettive: i grandi dinosauri sembra non fossero particolarmente scaltri (prova ne sia l'estinzione totale), ed abbiamo una serie di esempi di statisti, condottieri e attaccabrighe accanitissimi, tutti di dimensioni ben sotto la media. Un bel prototipo di questa categoria di statisti, ce l'abbiamo a capo del governo. Peccato che della sua statura se ne faccia un cruccio... qualcuno dovrebbe dirgli che è all'avanguardia di un cambiamento che presto sarà necessario, o -per lo meno- opportuno.

La fantasia di rimpicciolirsi, non ci è insolita. Di fronte ad una situazione imbarazzante vorremmo rimpicciolire, in una riunione noiosa, per uscire da quel contesto, ed entrare in uno spazio nuovo. Anche di fronte ad una carta geografica, per camminare come formiche in quei paesi, solo disegnati. Che poi sarebbe la stessa cosa se fosse tutto il resto a diventare molto più grande, e noi fermi sulle nostre misure. Gli altri invecchiano, e noi bambini.

Le riflessioni sulla relatività, sono state uno spunto eccezionale per Einstein, e -sulla sua scia- per tanti altri. Mi vien da dire che questo tema non abbia ancora esaurito le possibilità di aprire spazi di comprensione inesplorati; oltre alla relatività del moto c'è molto da indagare sulla relatività dell'esistere.

“Lasciate che i piccoli vengano a me”... che avesse qualcosa a che fare ?

venerdì 16 maggio 2008

Gravità

Cose che capitano tutti i giorni, poi uno non ci fa più caso.
Avete qualcosa per le mani, adesso ? un mouse ?
Provate a muoverlo
no, no, più veloce... diciamo: vorrei che in un secondo facesse, per esempio, 9 metri
bisogna lanciarlo forte, vero ?
io però non mi accontento, e vi chiedo che la velocità aumenti ancora
E quanto ? mi chiederete voi
diciamo: che ogni secondo, la velocità raddoppi
Esagerato, e a che ti serve un mouse lanciato con quella accelerazione pazzesca ?

Niente, era solo un esempio
quella, se ricordo bene, è l'accelerazione di gravità: 9 metri al secondo, ogni secondo (Wind direbbe: "per sempre").

A me, di solito, non viene da pensare che è un'accelerazione pazzesca, ma - se ci penso - in effetti lo è.
e poi, a che serve ?
Ed è ben pericolosa, perchè gliene importa nulla che tu voglia scendere o meno, lei ti tira giù.

La cosa più grave è che è inspiegabilmente democratica: che tu sia grosso o piccolo non cambia, ti tira giù allo stesso modo, senza remissione. Le cose più piccole si aggrappano più facilmente dove possono, anche all'aria, e così le foglie svolazzano, ed i fiocchi di neve ...come potrei dire... fioccano.

Alla pesantezza, evidentemente, ci si fa il callo. In questo momento, però, che sono seduto davanti al mio portatile, sento chiaramente questo tentativo del mio posteriore di oltrepassare il sedile, per obbedire a quell'assurda richiesta di accelerazione. e altrettanto chiaramente il sedile che si oppone. O forse è lui che mi sta spingendo in alto ? Fermi tutti, mi sto confondendo.

Allora, da capo: il mouse non lo lanciate, era solo un esempio
il mio posteriore, ed il sedile, lasciamo che si mettano d'accordo tra di loro
resta il discorso della gravità, se per caso non ci potesse fare uno sconto, una deroga, che so, un'amnistia

Dicono che non ne fanno più ? Va be, pazienza, ci terremo sta gravità qui
però... che pesantezza !