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sabato 29 agosto 2026

Irrilevante

 MARZO 1984

“Un altro plico è giunto al Centro di Smistamento 10BA7.

È pesante, con l'etichetta dell'indirizzo applicata con cura dove la carta che l'avvolge si sovrappone, come sigillo.

Ogni giorno qui passa un pacco simile, destinato alla Direzione Centrale del Registro, il cui colore familiare cambia ogni tre o quattro mesi, quando evidentemente la risma della carta da pacchi termina, e ne viene iniziata una nuova.

Noi del Centro dovremmo limitarci a registrare il transito dei pacchi, e separare quelli che hanno una procedura prioritaria, come questo.

Noi dovremmo ignorare il contenuto e manipolare quegli oggetti con l'indifferenza delle macchine. Naturalmente questo non avviene, ed è per questo che chi spedisce lega il plico con dello spago e lo stringe con cura. Ma noi sappiamo frugare dove ci interessa.

Apro la finestra: ho bisogno d'aria. Il sole sta tramontando sulle mie mani, che staccano i sigilli e liberano il fascicolo dalla carta marrone.

Nel cielo sfrecciano le rondini, mentre scorro i fogli del rapporto, e un po' di brezza fa rotolare via lo spago.

Qualcosa da leggere anche stasera. Mi alzo arrotolando le carte. Pratiche di successione: altre informazioni che non arriveranno mai alla Sede Centrale, ad aumentare i vuoti di memoria del Sistema.

Non so perché ti racconto queste cose, io che sono un semplice impiegato della stazione 10BA7, con funzione di controllore di intertappa.

Non so neppure perché ogni tanto ci comportiamo così, in questa stazione sperduta nel nulla, né come mai da questo vuoto giungano plichi come quello. Fatto sta che, quando ho visto il tuo nome sui fogli che stavo leggendo, ho sentito il desiderio di scriverti.

Bene, caro Federico. Non so perché, ma ora l'ho fatto.


Alberto.”


GENNAIO 1985

Chiara, che lavata di capo! E poi davanti a tutti. Sono sicuro che c'è andato pesante proprio per impressionare quel pubblico di deficienti.

Ma io quella pratica di successione non l'avevo proprio mai vista. È vero, la mia scrivania è disordinata, ma è perché scaricano tutto su di me, soprattutto le pratiche più complesse.

Comunque, dai, è passata. Per fortuna ci sei tu che mi ascolti; con te mi sembra di entrare in un altro mondo. Quello giusto.

Un giorno ti devo fare un monumento, promesso. Come quello che vedo adesso dalla finestra, con un piccione in testa.

Sai? Quello sono io, il tuo Federico, che ti ha preparato un monumento. Deve solo trovare il modo di portartelo.


MARZO 1989

“Caro diario, oggi giornata memorabile.

Era da un pezzo che mi dicevo di farlo e finalmente ci sono riuscita. Credimi: mi sono tolta un macigno dallo stomaco.

Basta. Punto e a capo, e definitivamente.

Mi sono lasciata con Federico. Che ci posso fare se lui non è mai cresciuto? Si fa mettere i piedi in testa perfino dai vicini di casa e poi viene a farsi consolare da me.

Lo sai che non mi tiro indietro, però così la situazione era in stallo.

Per fortuna ho conosciuto Alberto. Lui non ha bisogno di essere consolato: quando vuole fare qualcosa, la fa.

Viene dalla gavetta, ma sa dove vuole arrivare.

Sai una cosa caro diario? Ho alzato gli occhi alla finestra e, in alto nel cielo, c'è un uccello migratore. Alberto è così: non si spaventa se il viaggio è lungo. Non ha fretta e sa dove c'è un nido che lo aspetta.”


AGOSTO 1995

Squilla il telefono: “Ciao Chiara, sono Alberto.

Questa te la devo raccontare.

Ero all'Ufficio del Registro, sai, per l'atto di successione di tuo padre, e c'era da aspettare parecchio.

Ad un signore, la macchinetta del caffè non accettava le monete.

«Provi queste», gli dico: mica potevamo aspettare lì tutta la vita.

E infatti, stavolta funziona, con soddisfazione generale.

Lui mi ringrazia con un sorriso.

«È stato provvidenziale.»

Beh, sai chi mi è venuto in mente?

Quel l'impiegato con cui sei stata tanti anni. Non lavorava proprio lì? Me ne parlavi quando mi chiedevi consiglio: dicevi che era sfortunato ma perbene, e io me lo immaginavo proprio come quel tale.

Avrà avuto cinquant'anni, un po' stempiato.

Che fosse lui?”


MARZO 2010

Per liberare la stanza da ridipingere ho spostato quella pila di carte nella scatola sopra l'armadio, che da tempo volevo prendere in mano e riordinare.

So che è un errore restare attaccati al passato, ma non ho resistito alla tentazione di sfogliare quei vecchi contratti e quegli scambi di lettere (quando ancora si usava scriverle), prima di buttarle via definitivamente.

È così che quella lettera, mai inviata, è saltata fuori.

Sembrava fosse rimasta lì ad aspettarmi, ben sapendo che prima o poi l'avrei ripresa in mano.

Era dell'epoca in cui facevo smistamento pacchi, per pochi soldi. Non avevo motivazioni e in qualche modo volevo danneggiare il sistema in cui mi sentivo ingabbiato.

Ragazzate; cose di cui vantarci tra di noi.

Chiara, non so se fartela leggere, ma la situazione è davvero curiosa, perché parla di qualcuno che tu conosci fin troppo bene. Non vorrei che poi tu pensassi male di me.


NOVEMBRE 2016

Ero in ritardo. Chiara aspettava, immobile, con il cellulare in mano. Il vestitino leggero non stava fermo.

«Scusa il ritardo.»

«Alla buon'ora.»

Sarebbe stato meglio darle buca.

«Forse so già cosa volevi dirmi.»

«Bravo Alberto, mi risparmi la sofferenza. Si tratta solo di metterlo in chiaro. Chiudere in modo civile, senza drammi. Sei d'accordo?»

«Guarda che per me non è per niente facile. Non so come farò senza di te. Ti raccontavo tutto: tu sai di me più di chiunque altro. Forse ho sbagliato proprio lì. Un libro aperto, dove hai trovato subito gli errori. Ma chi non ne ha?»

Lei aveva riposto il cellulare nella borsa, sistemandosela sulla spalla con un gesto rapido. Quello sguardo deluso e la smorfia che precedeva ogni sua risposta continuavano ad attirarmi.

«Non è così. Non è che ci sia qualcosa che non va; è la fiducia che se n'è andata. E quando la perdi, la perdi per sempre.»

Non sapevo cosa dire. La conoscevo abbastanza da non sentirmi vittima di un'ingiustizia. Quando fa così è perché sa di avere ragione. E non sono mai stato uno che cerca di impietosire gli altri.

Ma lo stomaco aveva incassato un brutto colpo.


SETTEMBRE 2018

Seduto sul terrazzo, mi riposo.

E’ un peccato che non si scrivano più lettere: scriverò a me stesso.

“Caro Alberto,

ora che sei un vecchio pensionato, è tempo di bilanci.


Cavoli. Ho appena cominciato e già non trovo le parole.

Lo sguardo va all'orizzonte e la mente al passato. Quando giocavamo nel cortile e immaginavamo quando saremmo diventati grandi. Alle merende piene d’appetito prima di tornare a correre.

Non avrei mai immaginato il mio primo lavoro, quando smistavo pacchi in quello scantinato. Di centri come quello non ne esistono più; evidentemente non funzionavano bene.

Non lo facevo volentieri e non sono stato un funzionario fedele; per fortuna la Previdenza non sa quello che facevamo, o non ci fa caso, perché l'assegno mensile lo incasso regolarmente.

È una fortuna, e non l'unica.

Nella vita devo ammettere che ho avuto tante buone occasioni, come ad esempio conoscere Chiara. Comparsa per caso e ritornata nel nulla: una parentesi luminosa.

Ora però, caro Alberto, sono stanco.

Quello che potevo fare credo di averlo fatto.

O forse no, forse non mi è del tutto chiaro cosa avrei dovuto fare.”

Un passero è venuto a trovarmi sulla ringhiera e scruta attorno, forse cercando briciole.


MAGGIO 2026

Lo stormo ha girato più volte sulla piazza, aspettando il momento giusto: quando le ombre si allungano e soltanto le cime dei tetti restano illuminate.

Ora ognuno ha trovato dove posarsi: chi su un'antenna, chi sul cornicione, chi sui rami del tiglio. Ogni tanto qualcuno riparte per un breve volo, subito imitato da pochi altri.

E cinguettano.

Un passero ha raggiunto il cimitero e si è posato su una croce. Alberto riposa lì da pochi mesi; nessuno ancora ha provveduto alla lapide. Che fosse lui l'impiegato che quarant’anni prima, per un istinto incompreso, danneggiò Federico?  Chi lo saprà mai?

Chi saprà della lettera con cui intendeva autodenunciarsi, mai spedita e ritrovata dopo anni? Quella che ha incrinato tutto con Chiara?

Poco distante c'è anche Federico, venuto qui ben prima di lui. Un bel marmo e fiori finti.

I fiori li mise Chiara, un giorno di vento, perché, anche se non lo sopportava più, quell’omino buffo e mite ogni tanto le tornava in mente. Lei ora è nella tomba di famiglia, tra il viso severo del nonno, e lo sguardo sofferente della mamma. Quella che la rimproverava per il carattere troppo impulsivo.

Quarant’anni sono davvero tanti; ci sarebbero possibilità per tante vite, non una sola. Chissà perché, però, quasi sempre ci accontentiamo di ciò che ci riserva la sorte. I cambiamenti sembrano arrivare inaspettati, anche se hanno impiegato anni a maturare. Sembra quasi che il destino le prepari lui le occasioni, come per metterci alla prova, e sorride se ci caschiamo.

Poi comunque il tempo diluisce ogni possibilità di memoria e tutto diventa irrilevante.

Il passero vola via. Loro dal cielo hanno visto tutto, ed è ora di tornare al nido.

mercoledì 30 aprile 2025

Consapevolezza


Delle galline che ci tengono compagnia nel cortile, l'anno scorso una fece la cova in un posto scomodo, ed in particolare 
due pulcini nacquero meno arzilli degli altri, e furono oggetto delle nostre coccole.

Uno in particolare, un galletto, vive tuttora ed è rimasto affezionato: ci segue ovunque, e ci onora di splendidi (ed acutissimi) chicchirichì.

Quando mi guarda, e commenta tra sè e sè con versetti, è chiaro che -a modo suo- sta comunicando.  E' un po' come con i bambini appena nati: è chiaro che comunicano, ed è un problema nostro se stentiamo a capirli.

Spesso si dubita della consapevolezza degli animali e si esclude categoricamente quella dei vegetali, come se questa facoltà fosse riservata agli umani. Eppure anche noi umani non siamo tutti consapevoli allo stesso modo, e, limitandomi a me stesso, io non sono sempre consapevole allo stesso modo.

Purtroppo non è per nulla facile comunicare il proprio grado di consapevolezza: è qualcosa personale...

Però credo che aumentare il grado di consapevolezza sia la rivoluzione che ci attende (ed è iniziata), a cui si oppongono accanitamente tutti i centri di potere.

Una grandissima quota di progresso tecnologico (alimentata da loro) ha come obiettivo la sottrazione di spazi di autodeterminazione, che si ottiene riducendo il libero arbitrio, ovvero la consapevolezza.

Strumenti di persuasione, devices "cattura attenzione".  Esiste una intera economia finalizzata all' "evasione" dalla realtà.

La contrapposizione capitalismo vs proletariato, compresa secoli fa, andrebbe forse rifocalizzata. Non è tanto il lavoro l'oggetto di cupidigia, ma la consapevolezza.

E forse il problema è complesso, perché richiede l'ammissione da parte nostra, che rispetto a questa forma di prepotenza, non siamo passivi, ma attori.

Noi cerchiamo di convincere.

Anche i nostri figli.

Noi siamo dominatori dei nostri animali domestici.

Noi tiranni verso il pianeta, che sfruttiamo senza nessuno scrupolo. 

martedì 31 ottobre 2023

Pigrizia


 

 "Ma come abbiamo fatto a non capirlo prima ?"  ci chiederemo tra anni, quando avremo scoperto che era possibile fermare la distruzione delle risorse del pianeta (così come è stata fermata la proliferazione nucleare), e che era possibile contenere il modello consumistico (così come è stata ridotta moltissimo la schiavitù).

E' questo il momento per capire il modo per cambiare. 

Sono adoratori del male quelli preferiscono pensare che siamo destinati all'autodistruzione, e vedono una conclusione apocalittica di questa società, o solo pigri ?

venerdì 3 marzo 2023

Capitalismo


 


Credo che siamo in tanti a mal sopportare come stanno andando le cose, o temere per il peggio. Mi riferisco alle ingiustizie in generale, ma in modo particolare quelle verso le generazioni che ci seguiranno, a cui lasciamo debiti, ed un pianeta devastato.

Se si cerca la causa, è inevitabile parlare di modello di sviluppo, di economia, di sistema capitalista.

Credo ci siano argomenti oggettivi per essere preoccupati, ma sembra non esserci una rivoluzione possibile.

O almeno... non la vediamo.

Alle volte non si vede quello che non siamo in grado di spiegare, come se la nostra mente rinunciasse a farsi carico di quello che non riesce a verbalizzare.

O come chi vede qualcosa di impossibile, e non lo riferisce per non essere preso per matto; per uno che vede i fantasmi.

Forse dovremmo fare lo sforzo di usare un linguaggio diverso.

Ci sono molti esempi nella storia, di rivoluzioni virali, veicolate da "buone novelle", da discorsi innovativi innanzitutto nel lessico.

E forse "capitalismo", una parola dal significato assolutamente appropriato, sarebbe però da evitare.

Perché ci conduce su strade che ci fanno smarrire.

Non ci aiutano.

Si riferisce a proprietà privata, a reificazione, ad espropri, a sfruttamento, a egoismo, ma potrei continuare a lungo. Cose su cui siamo coinvolti. 

Siamo complici. 

Siamo corrotti e corruttori.

In ogni momento della giornata, sfruttiamo qualcuno e qualcosa, anche se in modo indiretto, delegando questa cosa, che consideriamo vile, a qualcun altro.

Lo sfruttato, è brutto ammetterlo, in molti casi è stakeholder dello sfruttamento: percepisce una piccola cedola che lo incatena.

Non ne veniamo fuori.

Il tema forse meriterebbe il primo posto alla nostra attenzione: trovare le parole giuste



mercoledì 4 gennaio 2023

Cancellato

 I miei commenti sul web non li scrivo sul social network, ma su un editor di testo, così se capita di dovermi interrompere, non perdo quello che stavo scrivendo.

Mi è successo che, terminato il commento, faccio per copiarlo, ma il post non c'era più.

Nel frattempo era stato Cancellato

Niente di strano: come uno scrive, è giusto che possa anche cancellare.

Il risultato però è buffo.

È come stringere la mano di qualcuno, e trovarsi con il suo guanto: lui è dileguato...

La cancellazione, sul web, è strana.

Di solito non si fa.

Nella nostra mailbox abbiamo innumerevoli messaggi, che probabilmente non serviranno mai, ma un po' ci dispiace perdere.

Pochissimi si prendono la briga di cancellare.

Alle volte trovi post di persone decedute. Ed è come essere di fronte ad un fantasma. 

Magari qualcuno non lo sa, e risponde...

Alle volte la cancellazione la si vorrebbe fare, ma è complicata. Una storia d'amore che finisce....una volta si bruciavano le lettere, ma ora?

Cancellare per dimenticare.

Per ripartire come se niente fosse.

Cancellare per dispetto.

C'era un professore che con la mano destra scriveva formule, e con la sinistra le cancellava.

Bisognava essere veloci a prendere appunti.

Oppure avere una memoria fotografica.

Come quella volta del cappuccino all'autogrill. La schiuma, mescolata con il caffè, aveva disegnato un un bellissimo fiore. "Guarda" dico all'amico che era con me "bisognerebbe fotografarlo".

" Lo ha già fatto " osservò impassibile il barista.

Era vero, quel cappuccino non lo dimenticherò mai.

E neppure quell'artista che sbarcava il lunario facendo cappuppini.


Così cancellare potrebbe essere inutile.

Quel post cancellato, rimasto senza il mio commento, è rimasto nella mia mente.


mercoledì 28 dicembre 2022

Il tempo è una sedia

 

Qualcuno mi ha fatto notare che se creature come noi cessassero di esistere, anche il tempo cesserebbe di esistere come senso del suo trascorrere. 

In un Universo privo di "esseri senzienti", consapevoli del trascorrere del tempo, senza la coscienza del passato o del futuro, il concetto stesso di esistenza diverrebbe privo di significato.

Ci ho pensato un po'
Beh, mica solo il tempo
 
Qualsiasi cosa la nostra mente fosse in grado di immaginare, e di comunicare, perderebbe significato se noi (le nostre menti) non ci fossimo.
Ogni significato è difatti un accidente proprio della nostra mente.
 
Anche una sedia.
 
Allora il tempo è come una sedia?
 
In un certo senso si.
 
Così alla tua domanda: "cos'è il tempo?" si può rispondere: una sedia senza sbagliare troppo...

lunedì 26 dicembre 2022

Foglie


 

Mi chiamo Gemma, e sono una foglia. Sono ancora piccola, ma già domani sarò più grande.

Ho tanta energia, che non so da dove arrivi, ma so bene quello che devo fare, e sono sicuro di riuscirci. 

Il progetto l'ho visto ed è fantastico: un solo piano, a sbalzo, con un sostegno centrale robusto e flessibile, che se il tempo peggiora è inutile fare braccio di ferro con le intemperie: vincono sempre loro.

Non vedo l'ora di distendermi al sole e mettermi al lavoro, che tanto, quando il sole cala, ci si può riposare.

Qui siamo tantissime, e più o meno tutte uguali. Qualcuna si vanta di essere più alta delle altre, ma quella viene sbattocchiata di più dal vento 

Peggio per lei...

D'altronde quando c'è vento è un gran trambusto. Continuiamo ad urtarci. Noi si cerca di fare piano, ma siamo tantissime, e ci si sente da lontano.

Che a noi va bene, così qualcuno si volta a guardarci.

Mica per vantarci, ma siamo proprio belle.

Sempre..

Anche d'autunno, quando dal verde passiamo tutte le sfumature del giallo.

Anche quando cadiamo, elegantemente, svolazzando.

Anche quando ci raduniamo, e ci disperdiamo, come piace al vento.

Siamo sempre belle.

Anche adesso, che sono appena una gemma

e già ti ho fatto sorridere 

lunedì 2 agosto 2021

Zucchine

 

La corriera è quella che porta a scuola, affollata come sempre. 

La strada però non è la solita. Sta andando in salita. 

Dal finestrino pascoli di montagna e casolari abbandonati. Ci sono dei tornanti. 

Accidenti, dalle curve si vede il precipizio. Ma così non si arriva mica alla scuola… dove stiamo andando ?

Sale ancora, ora in mezzo al bosco, ora su un pianoro brullo.

Si ferma.

E’ proprio sulla cima della montagna.

Scendono tutti… ma per la scuola, per dove si va ?

C’è un vecchio, forse arabo, che indica una direzione, e decine di cammelli si incamminano.

Siamo in pieno deserto, manca l’acqua

Che sete…

Enrico si sveglia di soprassalto, e si siede sul letto:

 

Arriverò tardi a scuola”.


Noi sogni siamo così: appena quello che sogna si sveglia, cancelliamo tutto.

Che tenerezza Enrico, tutto frastornato, che controlla la sveglia.


Ah, meno male” e si ributta giù, coprendosi per bene.

Erico è un dormiglione, e ritorna subito da noi.

Che spettacolo gli prepariamo di adesso ?

Ok, zucchine.


La cima della montagna è una distesa di zucchine mature….

Il vecchio arabo ….

continuate pure voi

domenica 3 novembre 2019

Sogno

Volo...
sì, sì:  cambio posizione senza camminare
Volo sopra un osso di seppia abbandonato sulla riva.
Aspetta il domani.

Sto cercando una traccia, ma il sapore è sbagliato ed i bordi non si accostano.
C'è come un gradino tra di noi, e non filtra nessuna luce
Tornerà il sole a scaldare, ma per ora c'è solo odore di chiuso

Una stella è apparsa: sarà una notte chiara , ma quanto lunga non lo so dire.
No, non devo lasciare che le parole siano disperse.
Devo disporle con pazienza, a disegnare un quadro bellissimo.
Ora però è il sonno a comandare: gli occhi si inchinano, ed un brivido leggero percorre la schiena, come un brevissimo lampo.
Ho il tepore addosso, ed un cuscino morbido su cui posarmi, ma strani esseri svolazzano attorno, ed ombre improvvise ci ricoprono.
Occhi sconosciuti ci scrutano.
Una lingua incomprensibile risuona nelle nostre orecchie
Che serve restare svegli ?