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venerdì 19 luglio 2013

Sogno




Stanotte in sogno ho lasciato la luce accesa...

Adesso bisogna che ci torno dentro, per spegnerla.

Qui in rete, per caso, c'è qualcuno che mi sa dire come posso fare ?

Non dovrebbe essere difficile... c'ero dentro fino a poco fa !
C'erano tante cose strane, ma per la verità, neanche troppo: di cose strane ce ne sono un sacco anche qui fuori...

A parte la luce, vorrei proprio trovare il modo di tornare dentro al sogno:  ma dico... che senso ha, poter uscire così facilmente, e non poterci rientrare ?   E' come un cerchio che non si chiude.  Si deve chiudere prima o poi, ed allora facciamolo subito.

Una volta, mi era venuta la curiosità se i sogni fossero a colori, o in bianco e nero.  Detto fatto, è arrivato un sogno apposta:  regolavo certe manopole, come quello delle vecchie radio a valvole della Grundig, e la sintonia illuminava un "occhio magico", proprio come quelle radio, ma nel sogno, invece del verdino fosforescente, s'illuminava di tutti i colori dell'arcobaleno.
Era la prova che si sogna a colori.

Stavolta però il mio problema è diverso, perché mi occorre di tornarci dentro, esattamente dove l'ho lasciato.

A voi non capita mai di aver lasciato qualcosa in un sogno ?
C'è sicuramente qualcuno di voi che l'ha già fatto, e sa darmi un consiglio.

Però, attenzione, io non voglio entrare nel suo, di sogno, ma nel mio.
Oppure mi va bene lo stesso se nel mio sogno entra qualcuno di voi, e spegne la luce.
Ma, per favore, lasciate tutto in ordine, che ci vorrei tornare.

Aspetto suggerimenti
Grazie

mercoledì 25 luglio 2012

Topo arrabbiato


Dopo aver osservato a lungo il soffitto, Paola mi dice: "Lì c'è un topo arrabbiato".
"Topo ?" chiedo io, forse per prender tempo

"Con il cappello, non lo vedi ?"

Il soffitto era di una casa costruita qualche secolo fa, con decorazioni in stucco
La geometria centrale era grosso modo così:


Per la verità, una parte dell'ornamento, chissà quando, si era staccata, e mai ripristinata.

Si era ridotto a questo:



Ho avuto bisogno dell'aiuto di Paola, per riconoscere il topo arrabbiato:


Quando l'ho visto, mi sono detto: "cavoli, come mai non l'ho visto prima ?"

Il pistolotto sulle cose che potremmo vedere, e non vediamo, l'ho fatto altre volte, e non lo ripeto, però mi è venuto da pensare che il significato delle cose attiene più alla nostra esperienza, che non alle cose in sé.

Allora, ai nostri figli, bisognerebbe fargliele fare le esperienze giuste,
e spegnere la televisione.

giovedì 7 giugno 2012

Cavo


Poco fa il portatile non si connetteva, per via che il cavo di rete non era collegato bene.

Cavo ?

Alle volte, le parole mi stupiscono: perché mai chiamarlo "cavo" ? ... mica è un bucatino !

Chissà, forse "cavo", per via che ci devono passare gli elettroni, come i neutrini nel tunnel della Gelmini.

Se vi è capitato di vedere com'è fatto dentro, concorderete con me: non è per nulla cavo !

Dentro c'è del metallo;  materia compatta... talmente compatta che neppure la luce la penetra, e viene riflessa, con quel caratteristico luccichio ... metallico.  Meno "cavo" di così...!

Mi son fatto l'idea che quando un concetto ci sta troppo vicino, finisce che ne facciamo un uso improprio, ed, alla fine, ne abusiamo.

La cavità è sicuramente un concetto che ci assilla, e ci fa sbagliare.

Forse da quando vivevamo nelle grotte.
Vi siete mai chiesti come mai molte rappresentazioni della nascita di Gesù, tirano in ballo una grotta ?
Betlemme non è mica in montagna: se non c'era posto nelle camere, era normale accomodarsi in una stalla: che c'entra la grotta ?
Dalla mie parti, nel Veneto, troverete un sacco di rappresentazioni della Madonna, con una bella statuina a mani giunte, e tutte rigorosamente con attorno una grotta posticcia.  Ma di apparizioni ce ne sono state a centinaia, e la minima parte in una grotta...

La cavità ci attrae.

Guardando il cielo stellato, ci pare di essere in una cavità, con gli astri a confine;
la realtà è ben diversa.

La cavità, fa parte del nostro essere terreni: se vivessimo nel cielo, questo concetto ci sarebbe estraneo.

E, forse, la prova più evidente di questa circostanza, è quel termine, che neppure traduciamo: "caveau"

Il sarcofago del danaro

Quella stanza dove si entra solo conoscendo un codice

Dove tutto deve restare celato

Dove chiunque vorrebbe poter affondare le mani, come Paperon de Paperoni, e farci il bagno.


Cavità suona come gravità.
Mi sono fatto un'idea:  la cavità, risuona di toni gravi.

Beh, ma ora che il cavo di rete è collegato, questo post ve lo pubblico
e voi, me lo dite cosa vi ho fatto venire in mente ?

mercoledì 14 luglio 2010

Errori

Si presentano come un problema, magari da punire... ma gli errori hanno anche tanti meriti.

Mi sono fatto questa idea: sono loro che consentono al nostro destino di realizzarsi.

Volete un esempio ? quanti di noi sono a questo mondo per un errore, il più inconfessato ? Forse qualcuno non lo sospetta neppure.

L'errore è una specie di distanza tra il pensiero e la realtà: perchè mai ci stupiamo se c'è ?

Un errore frequente, riguarda le percezioni.

Le distanze sembrano sempre più brevi di quanto non siano veramente, specie in montagna; il tempo che passa sembra scomparire improvvisamente, quando finisce nel passato; la persona di cui ci innamorammo, sembra essersi trasformata... tutti errori quasi inevitabili.

Lo scherzo: "Pesa di più un chilo di ferro, o un chilo di paglia ?" non è stupido: per quasi tutti sembra più pesante il chilo di ferro, perchè non percepiamo tanto il peso, quanto la densità.

Mi sono fatto questa idea: certi errori sono necessari. Ditemi, se avessimo una percezione esatta di quello che stiamo facendo, quanti di noi continuerebbero a farlo ?

La necessità dell'errore, è alla base dei meccanismi di comprensione della realtà. Vi ricordate il famoso "epsilon piccolo a piacere", su cui si base il calcolo differenziale ? Tutta la teoria si appoggia sull'accettazione di una inesattezza infinitesimale. Quell'inesattezza ci consente il salto dal discontinuo, alla immaginazione di uno spazio continuo, che sappiamo bene non esistere.
Paradossalmente, questa finzione è necessaria alla matematica che descrive il comportamento della natura.

Il mondo della politica non è da meno: Berlusconi forse è stato un errore di molti, ma chissà che ci abbia fatto capire qualcosa di buono.

domenica 19 aprile 2009

Scelte

Non so se è capitato anche a voi, la mattina, di sbagliare strada. Magari quando avete cambiato lavoro, e distrattamente avete imboccato ancora la direzione che eravate soliti prendere.


Distrazione


Capita quando si cambia un'abitudine, e non si sta attenti... ma a me sembra che il vero problema non sia la mancanza di attenzione, quanto piuttosto il fatto che di norma non é necessario stare attenti.


In effetti, il nostro fare quotidiano è prevalentemente la ripetizione di comportamenti, e davvero poco spesso sono richiesti atti volontari... le “scelte”... per le quali è strettamente necessaria la nostra attenzione.

Un mio amico sosteneva che noi crediamo di essere molto più razionali di quanto non siamo effettivamente. Ad esempio, quando acquistiamo un'automobile, crediamo di aver fatto una scelta razionale, e di aver individuato l'auto migliore, come prezzo e caratteristiche... ma se questo fosse vero, avremmo in circolazione molte meno varianti di automobile...


Così le nostre scelte non sarebbero molto diverse da quella della foglia che “ha voluto cadere”.


Volontaria o meno, consapevole o meno, scegliere apre una biforcazione del tempo: ci sono due possibili universi di sequenze di eventi, e la scelta rende impossibile uno dei due. Un fatalista direbbe che uno dei due universi era già impossibile prima che la scelta fosse fatta, solo che chi fa la scelta non lo sa... ma a me il fatalismo non piace, perché mi fa sentire deficiente.


Poi, apparentemente, abbiamo spesso la possibilità fare delle scelte. Ma quali scelte ?


Quando ero, per lavoro, a Roma, se ordinavo un caffè al bar, mi chiedevano “tazza o vetro ?”; io pensavo “ma il caffè non è lo stesso ?” e davo la prima risposta che mi capitava. Magari un altro, a cui non lo chiedevano, poteva pensare “beh, però poteva almeno chiedermi se lo volevo in vetro”, e restarci male. Così la libertà di scelta non ha lo stesso valore per tutti...


Ma ci sono scelte subdole: “Volete libero Gesù o Barabba ?” io dico: ma che cavolo di domanda è ? ... a me andava bene che fossero liberi entrambi.


Viene proposta una scelta: sembra “libertà di scelta”, invece questa libertà viene barattata con l'accettazione di qualcosa ben più vincolante: uno dei due deve comunque finire in croce. Ce ne sono un sacco di casi così...


Tra un po' voteremo per il referendum. Leggeremo un quesito poco comprensibile, e potremo “scegliere” se accettare o abrogare quella norma. Se non siamo sicuri, però, possiamo non votare, e così anche le scelte fatte da chi si sentiva sicuro della scelta fatta, verranno annullate. A me sembra una regola fatta da qualcuno non vuole assolutamente che noi si faccia delle scelte, perché è una regola che fa decidere gli incerti.


Dice: “Ma questa è democrazia” ... Cosa ? “Governo del popolo”... Di chi ? “Il popolo, io, tu, tutti: è il modo più moderno per governare”.... Ma, chi lo vuole veramente un Popolo che ti comanda ? La folla è sinonimo di ingovernabilità, di efferatezza, tipo: “La folla inferocita voleva linciare il poveretto” …. Diciamocela tutta, la maggior parte delle persone, non vuole affatto governare, ma essere governato bene. Vuole qualcuno che si prende cura dei problemi, ed abbastanza scaltro da sorprenderti con le decisioni che prenderà, decisioni a cui tu non avresti mai pensato, e che ti lasciano ammirato.

Così, come si vede, non sarebbe di democrazia che c'è desiderio, ma di buon governo.


Molti di noi, in cambio di questo, rinuncerebbero volentieri all'onere della scelta, e si accontenterebbero di quella offerta dal telecomando, senza nulla in cambio.

Molti già lo fanno.