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domenica 2 febbraio 2014

Babele

Ieri si parlava alla radio di al jazeera,  la tv di Stato del Qatar, per via del processo a dei loro giornalisti, accusati di diffondere notizie false.
Il processo si svolge in Egitto.

Cavoli, mi sono detto, sono due nazioni ben distanti...
E parlano la stessa lingua ?

Già, la cultura araba (più di 200 milioni di persone) condivide la stessa lingua.
E' come se noi abitualmente ascoltassimo la BBC, o le emittenti tedesche, francesi, greche, olandesi...

In effetti, da noi è ben diverso.
La Comunità Europea ha il Servizio traduzione con 2.427 dipendenti
In Italia, c'è un partito in parlamento, che governa le tre più importanti regioni del nord, che difende l'uso del dialetto.

Un tantino conservatori, si direbbe...
E mi è venuto in mente un nome, Babele...ed anche come finisce quella storia.

giovedì 26 settembre 2013

Cattiveria

"Mangia, che è buono"
Il primo contatto con la cattiveria, credo che sia proprio con il cibo. Non è che la verdura cotta abbia intenzione di farci del male, ma tutte le sensazioni ci avvertono che potrebbe proprio farlo.

"Puah!"

Poi i cattivi diventiamo noi: "Cattivo !  Basta capricci, obbedisci alla mamma !"   Ma anche qui, non è che si pensasse molto al dispiacere provato dalla mamma: si disobbediva e basta....

Ma allora, cos'è la "cattiveria" ?
Ha davvero a che fare con l'intenzione di fare del male ?

Andiamo a leggere le fonti.
Lucifero, un satanasso "doc".
Scacciato dal paradiso.   Che aveva fatto ?   Le motivazioni della sentenza parlano di: "superbia".
Va beh, se essere orgogliosi, fosse fare del male, allora saremmo tutti cattivi !

Nell'Eden, ce n'era anche un altro di diavolo, quello con sembianze di serpente.
Che a quanto pare faceva il fruttivendolo.
Anche qui, "disobbedienza" è il reato, e pena capitale la condanna.

Piuttosto severi a quei tempi...

Per noi, oggi, la cattiveria è quella dei terroristi, di quelli che trattano gli schiavi, di quelli che sfruttano, che ricattano, che avvelenano, che tormentano, che uccidono.
La disobbedienza, in confronto, è acqua fresca !

Proviamo con fonti un po' più recenti.
Anche nel vangelo si parla del demonio.
Io mi aspettavo uno come Erode, che ammazza i bambini.
Macché, è solo un  imbonitore: "Tutto questo può essere tuo".
Sarà mica cattiveria quella ?  E' marketing...

Ma allora, i veri cattivi, quelli che fanno del male, sapendo di farlo... ce li siamo inventati dopo ?

Sapendo di farlo ...
Sapendo di farlo ?

Ho letto delle statistiche, secondo cui la maggior parte delle violenze ai minori avviene in casa. Tutti si giustificherebbero con finalità educative: "Non mi rendevo conto di fargli così tanto male"

Se ripensiamo ad Hitler, la sua follia aveva una base etica. Leggete Carrel ("L'uomo, questo sconosciuto"), premio Nobel,  e troverete la selezione della razza.

Nelle biografie di banditi famosi, quando ammazzano, si dice che sono convinti di fare la cosa giusta. Quasi come un eroe di guerra.
Come Giuda: "Qualcuno doveva farlo, l'ho fatto io"

Insomma, tutte le prove che ho trovato, dimostrerebbero che la cattiveria, intesa come la intendiamo oggi, ed ampiamente rappresentata al cinema, in realtà non esiste....
Nel senso che non ha contorni definiti;  male e sofferenza abbondano, ma la vera cattiveria manca all'appello.

La causa del male e della sofferenza, sarebbero da imputare, piuttosto, alla stupidità.
Ma di questo preferirei parlere un'altra volta.

sabato 21 settembre 2013

Prodigo



Quella del figliol prodigo, è proprio difficile.
Sarà per quella parola insolita ("prodigo") ...

= prodigioso ? tutti i figli fanno prodigiosi agli occhi dei genitori (specie quando i genitori ne parlano, sperando di suscitare invidia)

no, no: un figlio così stupido da perdere tutte le sue ricchezze,  non era certo "prodigioso"..

"Prodigo" sarebbe uno che elargisce.
Se poi resta al verde, pochi gliene farebbero una colpa.

La storiella finisce con il papà che festeggia, come nelle migliori fiabe
(ma se ha speso tutto, cosa c'era da festeggiare tanto ?)

Dice: "Si è pentito"... macché, ha finito i soldi !
Dice: "E' tornato a casa"... vabbé, giusto il tempo di rifare scorta.
Dice: "Quello che sbaglia è il fratello, che si lagna"... legittima difesa, no ?

Insomma, io non la capivo.

Fino a l'altro ieri, quando una signora, su "Prima pagina" (RAI3) ha dato la sua interpretazione.

Le parabole non avrebbero finalità morali, e descrivono quello che accade, non quello che è giusto, o sbagliato.  Sarebbe un genere letterario che ha lo scopo di far rivivere delle emozioni, e darcene consapevolezza.

Insomma, quella che oggi chiameremmo: "intelligenza emotiva".

Io però, non mi sono fermato là, e sono partito per la tangente, per via della "parabola".

Che sarebbe un modo di affettare un cono.
Se lo tagli orizzontalmente, ti viene un cerchio; se vai storto un'ellisse, e se inclini ancora, eccola qua, la parabola.

Un cono, però, se non gli diamo vincoli (base, vertice) è infinito, e continua verso il basso, e anche  -oltre il vertice- verso l'alto, con un cono capovolto.

E proprio lì, quando tagli bello dritto, compare una seconda curva, come il secondo arcobaleno, dopo certi temporali.

Quasi una seconda parabola, esattamente opposta.

Direte: "cosa c'entra ?"
Anche le parabole del vangelo le puoi leggere al contrario.
Perché quando dici "generoso", hai anche l'idea di "avaro".
Quando dici "felice", hai anche l'idea di triste, e così via.

E "prodigo" ?
Lì, prodigo intendeva: spendaccione.
L'opposto sarebbe parsimonioso, un tantino avaro.
Perché ?
Come la formica, per .. il futuro
Il prodigo, cicala, pensa ad adesso
Il suo opposto, la formica, pensa al futuro

Ma il futuro non ci appartiene
Ce lo dice in mille modi: "guardate i gigli del campo"
Come dire: "se lo fa spontaneamente un vegetale, come mai te proprio non ci arrivi ?"

La festa, a pensarci bene, è perché uno almeno se l'è goduta, e cosa c'è di meglio di continuare la festa ?

A Monti si drizzerebbero capelli.


giovedì 16 maggio 2013

Beati voi


"beati i poveri di spirito"
oh bella, e chi sarebbero ?

Quelli che non ridono mai ? Potrebbe anche essere: mai sentito che Gesù ridesse.
Arrabbiarsi sì, ma ridere no, neanche scherzare.

oppure quelli un po' tonti.
Come dire: "Beato te, che non ti rendi conto che stiamo affondando"

Ma chi saranno veramente i poveri di spirito ?
Beh, quelli furbi, no; quelli nelle beatitudini non rientrano.
Ma neppure quelli troppo intelligenti.

Poveri noi, che dell'intelligenza stiamo facendo merito.
Andiamo a scuola fin da piccoli, per allenarci.
(invece di giocare)
Isoliamo quelli che non capiscono
Costruiamo congegni sempre più complessi, senza minimamente temere che un giorno possano sfuggire alla nostra comprensione, ed diventino fuori controllo.
Sviluppiamo modelli di comprensione dell'universo, che richiedono molti anni di studio, e di esercizio, per essere decifrati.
Impostiamo le nostre relazioni su un'entità virtuale -il denaro- che non può sopravvivere senza la matematica

Gesù ci commisera
Forse non ha tutti i torti

martedì 13 dicembre 2011

Custode

Da piccoli ce la facevano ripetere prima di dormire: “Angelo di Dio, che sei il mio custode”... ed a noi piaceva, perché era breve.

L'angelo non lo potevi vedere, ma sentire... Un'esperienza extrasensoriale a portata di mano... a me l'idea faceva anche un po' paura, ed oscillavo tra il desiderio che questo benedetto essere si manifestasse, ed il terrore che lo facesse veramente.

Adesso che gli angeli sembrano scomparsi del tutto, quella preghiera mi sembra un'antico cesello; un’opera cartesiana, in cui nessuna parola sembra lasciata al caso.

  • “Illumina”: dunque è questo il primo problema… il buio pesto, che ci fa andare a tentoni. A pensarci bene, quanti errori, che, “con il senno di poi”, potevamo evitare. E quanti, probabilmente, ne stiamo facendo tuttora, senza vederli.
  • “Custodisci”: vuol dire che siamo a rischio. Presa alla lettera, ci sarebbe chi vuole violarci, o –quanto meno- c’è il rischio che ci disperdiamo, e di noi non resti nulla.
  • “Reggi”: una bella botta alla nostra autostima. Come dire che non saremmo neppure in grado di star ritti da soli.

Dura da ammettere... ma quante conferme, a queste interpretazioni...

  • “Governa”: sarebbe la nave che va governata, per farla arrivare al porto. Quindi noi saremmo una nave senza timoniere, che viaggia allegramente, con le vele gonfie, ma non sa dove sta andando.

Impossibile negare anche questa evidenza.

  • “Che ti fui affidato dalla Pietà Celeste”: il nostro angelo sarebbe solo il custode. E non per sua generosità. Lui non avrebbe particolari sentimenti verso di noi: solo un compito preciso. Noi, invece, staremmo a cuore a qualcuno, che però non avrebbe la possibilità di operare in prima persona.
Come quegli emigranti che mandano la rimessa ai propri cari, troppo lontani per essere raggiunti direttamente.

Questa distanza, tra Dio e noi, colmata solo attraverso messaggeri, o intermediari (come l’ “avvocata nostra”), parla chiaramente della nostra solitudine.

Del senso di mancanza.

Anche se, in genere, non sapremmo dire esattamente cosa ci manca,
...ma qualcosa ci manca.
Tentiamo di colmare la voragine, con il consumo, e restiamo -inesorabilmente- insoddisfatti.

Nel mio primo libro di economia, nel primo capitolo, c'era scritto che "i bisogni dell'uomo sono infiniti". "E allora", chiesi al professore, "perché affaticarci tanto per soddisfarli ?"
Non mi rispose.

Si avvicina Natale, e l'apparizione di un'angioletto, magari sorridente, con un lieto annuncio, sarebbe proprio indicata.

Te che fai finta di niente, lì dietro, che ne dici ?

sabato 3 dicembre 2011

Sacrifizi

Adesso ce li chiedono in coro, come se fosse: “solo per questa volta”

… ma i sacrifici hanno accompagnato tutta la nostra storia

…e, francamente, non hanno mai portato fortuna.


Ricordate Caino ed Abele ? L’istinto omicida è scattato dopo dei sacrifici.

Quello di Caino sembrava sgradito al Cielo.

Abele comunque bruciava animali, mentre Caino solo fascine... oggi si direbbe: “concorrenza sleale”. Il sacrificio, Abele, lo faceva fare alla bestia, mica lo faceva lui


Nei sacrifici, di solito, chi si sacrifica è vittima, spesso inconsapevole, il più delle volte, inutile.


Quelli di Monti, sono sacrifici per il Dio Finanza.

Che, indubbiamente, è un Dio cattivo, e temo resterà insoddisfatto…

…e chissà se dovremo vedere ancora gli effetti dell’istinto di Caino.


Io credo sia sbagliato focalizzare sui sacrifici.


Mi sono fatto questa idea: fare sacrifici, costretti dalla paura, è una situazione da evitare, che porta solo altre disgrazie.


Basta con i sacrifici: abroghiamo la parola !

Ci sarà bene, nelle possibilità future, qualcosa di interessante, che giustifica la “colletta collettiva” che saremo chiamati a fare…

Ci dicessero di essere contenti e soddisfatti, non sarebbe meglio ? Ci aiutassero ad essere veramente più contenti, e soddisfatti, svegliandoci dall'ipnosi collettiva del consumismo, non sarebbe bello ?


Facciamo una festa, vogliamoci più bene, smettiamo di fare gli stupidi


Andrà tutto meglio

lunedì 10 ottobre 2011

I primi e gli ultimi


Paradossale, me neanche tanto; che: “I primi saranno gli ultimi” non è questione di giustizia divina, è solo questione di tempo.

Il tempo, in cui siamo immersi per via dalla famosa condanna,  gira,  e capovolge ogni cosa:  conclude ogni inizio, spegne ogni fiamma… e lascia che ogni altra cosa... cresca, e possa svettare… ma mai a lungo.

Però, attenzione… dire ai negletti, che: “I primi saranno gli ultimi”, potrebbe illudere che loro, gli ultimi, saranno i primi… cosa possibile, ma mica subito, giacché di solito sono i secondi a prendere quel posto
Gli ultimi si trovano con la compagnia, tutt’altro che amabile, di quelli che, per molto tempo, si considerarono privilegiati.

E c’è poco da consolarsi.

sabato 21 maggio 2011

Sara





Pensandoci bene, si direbbe proprio che non avesse il senso dell'umorismo.


O almeno così ce lo rappresentano le scritture.


Parlo di Gesù... persona straordinaria, da un sacco di punti di vista, ma -a quanto pare-piuttosto seriosa.



Strano...no ?


  • Sdrammatizzare, è un modo di aiutarsi

  • Riderci sopra, è un modo per sentirsi meglio

  • Trovare il lato buffo delle cose, è un modo per superare il dramma quotidiano



A Lui piaceva parlare, inventare storielline, ma mai, che io mi ricordi, che ci si potesse far sopra una bella risata.



Tale e quale suo Padre.


Quando l'angelo disse ad Abramo che sua moglie avrebbe avuto un figlio, Sara rise divertita (era come dire che Napolitano vincerà alle prossime olimpiadi).



La sua risata, per nulla offensiva, dimostra che il senso dell'umorismo c'era anche a quei tempi.



Ma è stata subito ripresa: "Perché ridi ?"







Alle volte me lo chiedo anch'io: "Perché ridiamo ?"







lunedì 14 febbraio 2011

Festa


In questi giorni si discute se fare festa il 17 marzo, o far finta di niente.


Qualcuno dice che lavorare un giorno di meno sarebbe un bel problema (avete notato ? in genere, chi parla così é... benestante).
Secondo costoro, è come se avessimo un sacco di ordini, tanto da non starci dietro con la produzione. A me ha sorpreso, perché invece avevo capito che c'erano disoccupati, cassa integrazione, e gente che non si sa cosa fargli fare ...


Ma non era di questo che volevo parlare, scusatemi... mi piacerebbe invece dirvi cosa mi viene in mente, parlando di "festa".


Il brevetto, direi, spetta al Creatore, per la grande intuizione che ebbe, dopo 6 giorni di lavoro, di riposarsi.


Da allora, la settimana è diventata una misura universale del tempo, conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.


Ma perchè proprio 7 giorni ? Vorrete mica dirmi che ha preso un numero a caso...?


Se siete curiosi di sapere come la vedo io, ve lo posso dire ...


Bene; dell'importanza del 3, ho parlato in un'altro post, e credo non sia necessario convincervi del fatto che il 3, é quello che più di tutti si dà le arie da "perfettino".
Poi tutti sanno che al Creatore, il tre si addice in modo particolare ("uno e trino") .
Quando s'è pensato di creare l'uomo, ha fatto una specie di sdoppiamento ("a sua immagine e somiglianza").


Ora, provate ad applicare al 3 una trasformazione simmetrica; la più semplice: che ogni punto vada dalla parte opposta.




Se lo fate su un piano, viene fuori un esagono, ma se il piano si sposta, si forma semplicemente un altro triangolo, ribaltato.
Osservando bene, si vede comparire un settimo punto, centrale tra i due triangoli.




E' il punto di contatto tra due piramidi simmetriche. Cioè, quando hai fatto il 6, hai fatto -"a gratis"- anche il 7 .


Per questo, immagino, il Creatore s'è riposato il settimo giorno: l'aveva già fatto facendo gli altri 6.


Il settimo punto, centrale, è il "completamento" del "completo". Mi spiego meglio: è il completamento del 3 -già perfetto per conto suo- con il suo simmetrico... che dire: più completo di così.... !


E non occorre fare nulla per averlo ! Hanno fatto tutto gli altri 6.


Beh, per la verità un ingrediente segreto l'abbiamo messo, ed è lo spostamento del piano. Avete capito bene dove voglio andare a parare... il tempo. Daltronde, che senso avrebbe riposarsi, se non ci fosse il tempo ?


Va bene, va bene, la smetto: so che non vi ho convinti... pazienza, però, se ci pensate, la festa non è tale, se prima non avete "concluso" qualcosa.
Volete un esempio ?
Immaginatevi, il venerdì pomeriggio, con un problema improvviso.



Che fate ?


E' vero o no che vi affrettate a telefonare a qualcun altro, per passargli il problema ? Eppure sappiamo benissimo che sarebbe le stessa cosa rimandare a lunedì mattina...


Che festa sarebbe, con le cose lasciate a metà ? La festa è contemplazione di qualcosa di concluso, proprio come ha fatto il Creatore.






Per questo l'Unità d'Italia ha senso festeggiarla: è conclusa (oh... mica ci sarà qualcuno che sta pensando ad altre conquiste, spero...).


Bene, essendo conclusa, sarebbe anche il momento giusto per cominciare con le divisioni, no ? Questo è rivolto a voi, seguaci di Bossi... pensateci un attimo: possiamo far festa tutti assieme !

sabato 20 giugno 2009

Terra cotta

Mi vedo il Creatore che prende l'argilla, la modella ... forse ci mette un po': non dev'essere una cosa che fa tutti i giorni; alla fine, voilà: "E l'uomo é fatto !".

Non cucina l'argilla nel forno: non occorre che l'uomo duri a lungo.
Con l'acqua è stato impastato, che l'acqua possa dissolverlo di nuovo.


La terra cotta sarebbe stata più resistente alle intemperie, ma più fragile: un urto un po' più forte del solito, e va in cocci, inutilizzabili.
L'uomo è rimasto plastico, si adatta. Fai forza e cede.


Alle scuole medie, avevamo un'insegnante di educazione artistica, che ci faceva lavorare con la creta, che prendevamo in una fossa fuori città, perché la mia città poggia, ad una certa profondità, su un letto di argilla. Ci faceva lavorare anche su opere grandi, dove bisognava lavorare in gruppo, e ognuno faceva qualcosa, e poi si metteva tutto assieme. Bastava premere, e due pezzi diventavano una cosa sola. Anche se poi, seccandosi, qualche volta si staccavano di nuovo...


Anche questo, forse, siamo noi: non è difficile fondersi, non è tanto facile restare attaccati.


Ma tornando alla terra, mi ha fatto venire in mente quando volevano lapidare l'adultera, ed i farisei andarono da Gesù per metterlo alla prova. E lui guardava per terra, e scriveva col dito nella polvere.

“Ho scritto t'amo sulla sabbia” diceva una vecchia canzone. Come dire: "tra un'ora forse sarà solo un ricordo".


Non c'è modo di sapere cosa stesse scrivendo Gesù, ma mi viene da confrontarlo con Mosè, che i dieci comandamenti li aveva scolpiti sulla pietra. C'era, in Mosè, l'illusione del “per sempre” che non sembra essere nei comportamenti di Gesù, né di suo Padre.

domenica 15 marzo 2009

Sottomissione

Ecce ancilla domini. Un atto di sottomissione ? ...Sottomettersi … è come dire: mettersi sotto.. chi guarda non vede te, ma quello che ti sta sopra... è lui che comanda.  Domina, o, più semplicemente, guida ?

Nell'atto di “mettersi sotto”, l'attore è chi sceglie di farsi sottomesso. Perché dovrebbe farlo ?


Capita, in certe gite in montagna, con comitive numerose, che si faccia un po' fatica a prendere le decisioni: “andiamo sul ghiacciaio, o ci fermiamo al rifugio” ?

Se c'è un leader, decide lui. Se è bravo, lascia che sembri che siate voi a decidere.

Se è bravo, ti sta bene che sia lui a decidere.

Se non è bravo, la comitiva si disfa, e la gita non si ripete, finché non si trova un altro più bravo.


Ciao, sembra voglia dire “sciavo vostro”: semrava un saluto, invece è ancora un atto di sottomissione...


Chi si mette al servizio di qualcun altro, in genere si aspetta qualcosa in cambio. Mangiare, essere protetto, nei tempi antichi. Oggi si monetizza tutto, ma in fondo è la la stessa cosa: il denaro, di per sé, non è particolarmente utile, ma viene scambiato facilmente con altre cose.


Essere sottomessi -credo- vada riscoperto, come vada approfondita la dialettica tra chi guida e chi è guidato, e vadano anche ridefinite le regole di avvicendamento di chi sta alla guida, ed i diritti di chi è guidato, ed i doveri di chi guida.


Con una serie di regole ragionevoli, la sottomissione non pesa. A voi pesa essere sottomessi alle leggi della fisica ? Me ne faccio una ragione, e smetto di fare i 150 sul bagnato...


Ma lasciatemi sconfinare su un'altra categoria di leggi naturali, legate alla procreazione, per cui siamo distinti in maschio e femmina.


La festa della donna è passata, così non rischio di fare il guastafeste. Ma mi chiedevo in che misura la parità tra uomo e donna, sia segno di civiltà, o retaggio ideologico.


Parlo di una ideologia “della liberazione dall'oppressione”, ineccepibile e razionale, ma evidentemente fallace (visti i risultati), della quale ancora stento a capire la possibile evoluzione.

Aspettate un attimo a spararmi addosso... voglio dire che si è cercato il rimedio alla disparità, con la parità, ma oggi dovremmo apprezzare il valore della diversità...


Forse si è cercato di risolvere il problema dello sfruttamento, con una soluzione semplice e applicabile universalmente: "siamo tutti uguali"... una specie di principio di conservazione della quantità di moto, ma tutto da dimostrare.


Come dire: “siamo tutti ricchi”, oppure: “siamo tutti belli”


... non è mica così...


E neanche possibile. Magari non sarebbe poi neanche così divertente

Non dico che uno brutto debba essere perseguitato, ma neanche farci più di tanto caso, o pretendere di essere considerato bello...

Ma più che dire qualcosa dei questa diversità, vorrei tornare alla sottomissione, che sento essere un terreno insidiosissimo. Ma solo per chiedermi se questa sia necessariamente un male da debellare, o solo un tabù.

lunedì 9 marzo 2009

Dove sei ?

Tempo fa viveva con noi un cane; quando andavamo a spasso in campagna, o in un bosco, non stava mai in parte a me: un po' mi precedeva, poi perlustrava a destra, a sinistra, anche dietro, senza mai perdermi di vista.
Io ogni tanto la cercavo con lo sguardo, come per dire “dove sei ?”, ed incontravo il suo sguardo, come per dire: “sono qui”.

Nella Genesi si racconta che il Creatore chiese “Dove sei ?” ad Adamo, che si era nascosto. Sapeva che c'era, altrimenti la domanda non avrebbe avuto senso: una domanda ha senso farla, se c'è qualcuno che ti ascolta.

Come dire: “So che ci sei, ma non ti vedo”

Invisibile

Chi chiede: “Dove sei” non vuole che chi lo ascolta resti invisibile. Tu che mi stai leggendo, per esempio, mi sei invisibile.

Dove sei ?

Sembra una domanda riferita alla posizione nello spazio, ma sottointende “ora”.
Mi vien da dire che si riferisce soprattutto al tempo...

Che senso ha dare coordinate spaziali, senza quella temporale ? Alla distanza nello spazio c'è rimedio (basta spostarsi), ma a quella del tempo, no (quando il treno l'hai perso, l'hai perso).
"Dove sei.. adesso... ? Ogni momento è irripetibile, perché resti invisibile ?

Adamo era rimasto invisibile per vergogna. Noi spesso restiamo invisibili, un po' guardoni, e un po' ignorati... non essere visti, per molti, è quasi un'abitudine.

Se uno si fa vedere troppo, lo additiamo, a meno che lo faccia per professione (show men) o per vocazione politica (little show men).

Tutti gli altri, nell'ombra... nell'incognito...

Dove siamo ?

Se non fosse che ci resta questo gran bisogno di incontrarci, potrei dire che va bene così, perchè nessuno se ne lamenta gran che (io per primo).

Ma secondo voi, va bene così ?.....

“Dove sei ?” non lo diciamo, ma ci andiamo in cerca. A tentoni, perché non ci vediamo. Urtandoci, perché ci sentiamo anche poco.

sabato 15 novembre 2008

Buio

L'inizio sarebbe “La luce fu”. Uno capisce che prima c'era il buio. Cioè: se anche ci fosse stato qualcosa, non lo vedevi.. come dire: una gran confusione...

A tante persone, specie i bambini, il buio fa paura. Percepiscono come una minaccia, un'incognita, un rischio. Uno dei primi neologismi coniati da mia figlia, riguardava gli occhi del lupo nella favola di Cappuccetto Rosso. Per lei erano “buiosi”, cioè suscitavano le stesse emozioni che suscita il buio.

A me personalmente il buio piace. Se mi capita di alzarmi di notte, mi piace cercare di orientarmi al buio. So che una volta mi prenderò uno spigolo sul muso, ma è più forte di me, come se volessi prepararmi al buio che verrà.


Ma, evidentemente, è questione di gusti. Di sicuro “fare luce” è sinonimo di comprensione, conoscenza, così nel buio resta l'incognito, il mistero, ed è normale cercare di ripristinare in fretta l'illuminazione.

Quando viene la sera, gli uomini andavano a dormire, come tutti gli altri animali... salvo alcuni predatori, molto sicuri del fatto loro, che preferiscono il buio per sopraffare meglio le loro vittime. Bestie da cui è meglio stare lontani. Io penso che tanta vita notturna non ci sarebbe senza l'illuminazione elettrica. Se volessimo far chiudere le discoteche alle 2 di notte, basterebbe sospendere a quell'ora l'erogazione dell'energia elettrica: fine del surrogato del sole, fine della musica, fine della festa, tutti a nanna.

Penso che la luce artificiale sia uno dei segni del potere dell'uomo, e lo abbia reso un po' troppo arrogante.


Ma torniamo al buio, ed alle sue emozioni. Qualcosa spesso associato al silenzio: la privazione del suono. A me capita talvolta di dormire in una casa isolata, e devo dire che lì il sonno è 100 volte più ristoratore. Io credo che al rumore che ci circonda crediamo di esserci assuefatti, perché non lo notiamo più, ma invece ci disturba, e ci fa più cattivi. Ricordo i primi giorni passati in una casa situata adiacente una strada di grande traffico. La prima notte, il rumore disturbava, la seconda notte ho dormito, il sabato, alle 2 di notte mi sono svegliato di soprassalto: “Come mai questo silenzio ?”: ah, era sabato, non passavano i TIR....


Abbiamo bisogno di un po' di buio, e di silenzio.


Così il “fiat lux” ci lascia un po' di rimpianto di quello che c'era prima. Ma la cosa che mi turba di più di quell'incipit, e che se prima mancava la luce, ed ogni cosa era come se non ci fosse, però il tempo, quello c'era. Le scritture ci parlano dell'inizio della luce, non dell'inizio del tempo. Anche quando i cosmologi ci parlano del “big bang”, viene subito da chiedersi “e prima ?”. Stentiamo a immaginare un muro nel tempo, e ci piace immaginarlo infinito nelle due direzioni.


Ma è veramente così ? Esiste un “buio” del tempo ?


Trovo affascinante quel brano dei vangeli apocrifi, dove si descrive la sospensione del tempo che sarebbe accaduta alla nascita di Gesù: tutto restava immobile, perché una cosa straordinaria stava accadendo. In quel momento i movimenti erano impediti (le leggi di Newton valevano perfettamente: niente tempo, niente moto), ma gli angeli glorificavano, e quello che doveva manifestarsi lo faceva senza problemi.

Come nei sogni, che non puoi muoverti, ma il pensiero continua, non senza una sensazione di terrore.

Credo che sia proprio il pensiero che può andare oltre il buio del tempo, che però c'è, eccome, e -per quel che mi riguarda- credo non si farà attendere troppi anni ancora.

Un abbraccio a tutti


domenica 12 ottobre 2008

Alzati e cammina


Metti che bastava solo dirglielo, e nessuno ci pensava. Metti che non aspettava altro, ma tutti invece preferivano piangerlo morto.


Non gli ha detto: “Guardami”, o “Parlami” ... nulla che fosse rivolto a sé stesso.


Perchè ?


Alzarsi è un prerequisito del camminare, quindi l'oggetto vero della richiesta era proprio muoversi.


Il bello è che non gli ha detto per andare dove.


Ma come, uno è praticamente morto, lo rianimi in un modo spettacolare, e non gli dai nessuna indicazione su cosa fare adesso ? Non lo trovate strano ?




Camminare.




Seguire in modo attivo una traiettoria su questa Terra.




Adesso sei qui, tra un po' non sarai più qui, ma sarai ugualmente, in un'altro posto.




Ci sei andato, o ti ci sei ritrovato ? Anche quando vai volontariamente in un posto, poi non sai mai veramete cosa ci troverai. Anche quando vai a caso, poi ti ritrovi in posti che avevi sempre immaginato, che ti accolgono come si accoglie uno che manca da tanto tempo.




Una volta andavo a passeggio con mia figlia, piccina, sulla spiaggia. Lo scopo era la camminata. Dopo un po' mi chiese: “Dove stiamo andando ?” ed io le risposi: “A zonzo”. Lei sembrò soddisfatta, e continuò a trotterellare al mio fianco. Dopo un po' mi chiese ancora: “Ma quando arriviamo ?” “Dove, tesoro ?” “A Zonzo”.




Un figlio si aspetta che il padre sappia dove sta andando. A noi è assegnato di andare, nessuno è tenuto a dirci dove.




Che sia quello che mangiamo ? Non so la causa, però evidentemente la nostra mente è offuscata. Di questo percorso che stiamo facendo, del modo in cui lo stiamo facendo, parlo prima di tutto per me, non abbiamo consapevolezza.




Eppure tutte le mattine, è questo l'inizio: alzati, cammina.

domenica 13 luglio 2008

Convivenza

In questi tempi di olimpiadi, l'argomento dovrebbe essere di attualità, invece nessuno che ce lo ricorda:

"Gli utimi saranno i primi"

Potrebbe sembrare una eccezionale occasione per gli ultimi... con poco sforzo salgono sul podio.
E invece no, perchè appena sono saliti -colpo di scena- non sono più gli ultimi, e riprecipitano in coda.
Una specie di gioco dell'oca.

Così nessuno vorrà essere proprio l'ultimo, ma neppure il primo.

Penso che molti filosofi si siano cimentati con questo paradosso, prima di arrivare al famoso "in media stat virtus". Motto ben recepito da Berlusconi, che in effetti con i media s'è dato da fare, e mi pare siano tutt'ora la sua fortuna.

Come si può vedere, la regoletta dell'inversione delle graduatorie è ricca di retroscena... Sovversione totale dei principi dell'agonismo (qualcuno mi può spiegare, per favore, come mai quella parola è così simile ad "agonia" ?).

A questo punto, uno si potrebbe chiedere "Perchè correre ?".
Sotto sotto, c'è un grande senso di vacuità, che sa da paesi caldi, o di deserto del Qoelet. Ma non c'è fatalismo, piuttosto una sorprendente, cristallina razionalità... riflettiamo un'attimo: perché fare ?

Il fare è una delle malattie della nostra civiltà. Il fare inutile potrebbe rivelarsi la nostra condanna. Vi faccio un solo esempio:

L'altro giorno mia figlia mi ha mostrato dei pupazzetti con cui giocava. Piccole sagome di plastica colorata. Guardanoli bene, si vedeva che erano colorati a mano. Ne aveva 4 di uguali, ed ovviamente, guardati da vicino erano ben diversi, proprio perchè fatti a mano. Credo fossero un omaggio di qualche prodotto da supermercato.
Immagino che oggetti così piccoli siano stati dipinti da bambini, in qualche laboratorio all'estero.
Pensandoci bene, io ho pagato quei bambini
Ma non era quella la mia volontà
Io non volevo che quei bambini perdessero la giornata per dipingere quei pupazzetti, avrei sicuramente preferito che giocassero...
Quella piccolissima frazione di euro che io ho pagato, e che è andata a finire per pagare il loro lavoro, gliel'vrei data volentieri lo stesso...
A me non servono 4 esemplari unici di pupazzetti colorati. Anche mia figlia poteva farne tranquillamente a meno.
Finiranno nell'immondizia tra poco tempo. Neppure riciclabili.

Questo è un esempio della stupidità del fare, ma ne potremmo trovare tantissimi.

Un mio ex capo, che stimo molto, una volta mi sorprese dicendomi: "Guardi Montanari, che qui da noi la bravura è non fare ...". Era da poco il mio capo. Devo precisare che la mia professione è l'informatica, e che se noi facessimo tutto quello che i nostri utenti ci chiedono, dilapideremmo rapidamente l'azienda per cui lavoriamo. Io invece ero ancora sul modello "primo della classe", è quell'indicazione all'inizio mi suonò da sabotaggio industriale, ma dopo mi aprì un po' gli occhi.

Come coi bambini, bisogna saper dire di no. Per il loro bene.

Alla fine, "i primi saranno gli ultimi" mi ha portato al concetto di rinuncia: ad essere il primo, ad avere più degli altri, per un principio di "buona educazione", cioè una regola di base della convivenza.

Potenza delle parole...

giovedì 15 maggio 2008

La prima pietra

Ma come gli è venuta?
"Chi è senza peccato scagli la prima pietra"

Macchiavellico ...
Procedura: per fermare una folla basta bloccare "il primo".
Come con lo sciame: trovi la regina e te lo porti dove vuoi.
La bravura è trovare la regina: il primo che trascina la folla.

Ed ecco la genialità della soluzione: un criterio elettivo a risultato nullo (beh, salvo sua madre, ma su questo chiudiamo un occhio, perchè sappiamo che poi si astiene).

Altro che riforma elettorale: "Chi è senza peccato governi questo paese", ed ecco fatto: tutti a fare dei gran esercizi di penitenza...

Niente da dire, un po' sovversivo, ma certamente un Grande !