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venerdì 3 marzo 2023

Capitalismo


 


Credo che siamo in tanti a mal sopportare come stanno andando le cose, o temere per il peggio. Mi riferisco alle ingiustizie in generale, ma in modo particolare quelle verso le generazioni che ci seguiranno, a cui lasciamo debiti, ed un pianeta devastato.

Se si cerca la causa, è inevitabile parlare di modello di sviluppo, di economia, di sistema capitalista.

Credo ci siano argomenti oggettivi per essere preoccupati, ma sembra non esserci una rivoluzione possibile.

O almeno... non la vediamo.

Alle volte non si vede quello che non siamo in grado di spiegare, come se la nostra mente rinunciasse a farsi carico di quello che non riesce a verbalizzare.

O come chi vede qualcosa di impossibile, e non lo riferisce per non essere preso per matto; per uno che vede i fantasmi.

Forse dovremmo fare lo sforzo di usare un linguaggio diverso.

Ci sono molti esempi nella storia, di rivoluzioni virali, veicolate da "buone novelle", da discorsi innovativi innanzitutto nel lessico.

E forse "capitalismo", una parola dal significato assolutamente appropriato, sarebbe però da evitare.

Perché ci conduce su strade che ci fanno smarrire.

Non ci aiutano.

Si riferisce a proprietà privata, a reificazione, ad espropri, a sfruttamento, a egoismo, ma potrei continuare a lungo. Cose su cui siamo coinvolti. 

Siamo complici. 

Siamo corrotti e corruttori.

In ogni momento della giornata, sfruttiamo qualcuno e qualcosa, anche se in modo indiretto, delegando questa cosa, che consideriamo vile, a qualcun altro.

Lo sfruttato, è brutto ammetterlo, in molti casi è stakeholder dello sfruttamento: percepisce una piccola cedola che lo incatena.

Non ne veniamo fuori.

Il tema forse meriterebbe il primo posto alla nostra attenzione: trovare le parole giuste



lunedì 26 dicembre 2022

Foglie


 

Mi chiamo Gemma, e sono una foglia. Sono ancora piccola, ma già domani sarò più grande.

Ho tanta energia, che non so da dove arrivi, ma so bene quello che devo fare, e sono sicuro di riuscirci. 

Il progetto l'ho visto ed è fantastico: un solo piano, a sbalzo, con un sostegno centrale robusto e flessibile, che se il tempo peggiora è inutile fare braccio di ferro con le intemperie: vincono sempre loro.

Non vedo l'ora di distendermi al sole e mettermi al lavoro, che tanto, quando il sole cala, ci si può riposare.

Qui siamo tantissime, e più o meno tutte uguali. Qualcuna si vanta di essere più alta delle altre, ma quella viene sbattocchiata di più dal vento 

Peggio per lei...

D'altronde quando c'è vento è un gran trambusto. Continuiamo ad urtarci. Noi si cerca di fare piano, ma siamo tantissime, e ci si sente da lontano.

Che a noi va bene, così qualcuno si volta a guardarci.

Mica per vantarci, ma siamo proprio belle.

Sempre..

Anche d'autunno, quando dal verde passiamo tutte le sfumature del giallo.

Anche quando cadiamo, elegantemente, svolazzando.

Anche quando ci raduniamo, e ci disperdiamo, come piace al vento.

Siamo sempre belle.

Anche adesso, che sono appena una gemma

e già ti ho fatto sorridere 

mercoledì 11 aprile 2018

Diavolo



"Qui c'è lo zampino del diavolo"  si usava dire, quando qualcosa ostinatamente andava storta, nonostante le migliori intenzioni.
Il diavolo, della cui esistenza, è doveroso dirlo, io non credo...
Il diavolo, dicevo, credo sia sinonimo di stupidità.
Stupidità quando gli attribuiamo colpe nostre
Quando agiamo senza renderci conto delle conseguenze.
Quando presumiamo di avere tutto sotto controllo
Quando ci convinciamo di essere dalla parte del giusto

Nel detto, c'è un dettaglio importante.
Non si dice: "zampaccia"
bensì: "zampino"
Il diavolo (ops.  la "stupidità") non si presenta in modo clamoroso.
E' sottile
Leggera
Fa di tutto per non farsi notare

sabato 31 gennaio 2015

Scorta

L'avevamo scorta in molti.
Nonostante fosse stata una fugace apparizione, ne conservavamo lo stesso ricordo.
A memoria, avremmo potuto garantire che c'era stata
...che in un tempo ormai scomparso,  l'avevamo scorta...

Ma la scorta è anche una riserva
Qualcosa in più, che ti porti dietro, che ti potrebbe tornare utile.
Come la ruota di scorta.
Molte case automobilistiche l'hanno sostituita con il ruotino,
per via che la riduzione delle scorte è la parola d'ordine.
Se qualcosa è in più, dovremmo abituarci a farne a meno
più che si può...
meno che si può.

Come fosse una scorta di grasso, che ci viene consigliato di eliminare.
Vivere giorno per giorno, sarebbe la soluzione economicamente ottimale,
così i "giorni di scorta" fanno il posto alle consegne all'ultimo momento.
Viene chiamata: ... flessibilità
Lasciare che la scorta finisca, senza timore di quello che può accadere...
[perché hai tutto sotto controllo]

La scorta viene eliminata
Anche quelle che servono a proteggere le persone
Quelle che viaggiano in auto assieme alla persona da proteggere
E che vengono sterminate assieme a quella.
[perché credi di avere tutto sotto controllo] 

Era solo per dire che la scorta è una parola magica, perché può richiamare pensieri distanti

Come un cristallo, che genera riflessi molto diversi, a seconda di come lo guardi
Mi sono fatto questa idea: le parole sono uno scrigno di significati, ed è forse il dono più importante della nostra evoluzione cerebrale.

domenica 30 novembre 2014

Gocce

Piove
gocce d'acqua dappertutto
stavolta senza eccessi.

Prese una per una, le gocce sono miti.
Spesso sono prese come simbolo di uguaglianza ("uguali come due gocce d'acqua")
Altre volte come esempio di moderazione ("dammene solo una goccia").
Le gocce sarebbero anche affidabili, tanto da assumerle come unità di misura ("dieci gocce prima di coricarsi")
Qualcuno le mette nel bicchiere, per veder lo zampillo quando cade nell'acqua, altri direttamente in bocca, per sentire, leggero, il loro arrivo sulla lingua.
Prese singolarmente non sono mai eccessive.
Avete mai visto una goccia "grandissima" ? Io no
E piccolissime ? Quelle della nebbia, se lasci loro un po' di tempo, si riuniscono, e riecco le goccioline.
Sarebbe la tensione superficiale che stabilisce la dimensione più probabile. Il miglior compromesso tra la tendeza a sparpagliarsi e riunirsi nuovamente.

Quando in laboratorio di chimica versavamo i reagenti "goccia a goccia", quel modo era il massimo della lentezza.
Però c'era il momento del "viraggio", e la soluzione cambiava improvvisamente colore.
La classica "goccia che fa traboccare il vaso"
Perché il fatto di essere piccola, non esclude la loro potenza quando sono tante.
Ed il fatto di essere d'acqua (la sostanza dove siamo nati) non ne riduce la capacità distruttiva.

Stasera però no: è una tranquilla pioggia di novembre
E mentre sono qui a scrivere di loro, loro, intanto, cadono
ed il ticchettio sembra scandire il tempo
anche se in modo casuale
ma forse, se sono qui ad ascoltarle, è poco più di un caso.

venerdì 24 ottobre 2014

Svitato

I più delicati si limitano a pensarlo, ma qualcuno me lo dice proprio: "Roberto, mi sembri un po' svitato"
Tanto riguardo, secondo me, non serve: come offesa, non è grave.
Svitato sarebbe uno insolito, fuori dal gregge ... incomprensibile.
Perché uno sia fatto così, bisognerebbe chiederlo a Madre Natura, ma io piuttosto vorrei chiedere a voi perché si dice così...

Svitato...

Sta cosa un po' mi turba:
non mi pareva che  fossimo imbullonati... !
Ci deve essere dietro qualcosa... vediamo un po' assieme

Una cosa avvitata è piuttosto rigida, solida ma anche bloccata
Quando ad uno dici "ti stai avvitando" non gli fai un complimento; significa che tutta la sua razionalità sta girando in tondo, e non lo porterà da nessuna parte.
Viene da dubitare che l'avvitamento sia proprio una virtù...

Prendi per esempio la mamma di tutte le viti, la Signora Vite; pianta generosa, ma poco solida.

La vite, con i suoi viticci, si avvita.
Perché lo fa ?
Avvitando, applica un fattore moltiplicativo. Un giro di vite regge un certo sforzo; due il doppio, e così via.
Ad ogni iterazione la resistenza aumenta.
Un trucco...

Senza, è una pianta gracile.
Nelle mani dell'uomo, poi, è diventata anche spiritosa.
E che si faccia fatica a reggersi, per chiunque abbia un po' esagerato, è subito ovvio.

Dalla vite l'uomo ha preso ispirazione per fare quelle di metallo. Che non si avvitano da sole: occorre il cacciavite... Il nome è un programma: "caccia" - "vite": capite ?  non c'è molto amore tra la vite, e l'attrezzo che le rende solide
Per farsi avvitare, le viti hanno la testa... ma mica per pensare... solo per farsi stringere meglio.
Più andiamo avanti, più sembra una storia di sopraffazione.

Allora l'invito che vi faccio, prendetelo in senso buono:  svitiamoci tutti !

mercoledì 30 aprile 2014

Semplice

Una volta, quando uno aveva comportamenti strani, ridicoli, o era "bloccato", si diceva: "poveretto, è complessato"...
Avere dei complessi era un handicap.
Oggi mi pare che non si dica più, forse perché la complessità è diventata un valore...
Le cose complesse sarebbero "superiori" (i corsi universitari si chiamano così...)
Riservate alle menti più acute.
Ma la complessità, è buona o cattiva ?

Facciamo degli esempi:
La meccanica quantistica ? ci sta avvicinando o allontanando dalla comprensione della natura ?
La complessità dei sistemi informatici, è "utile" o "pericolosa" ?
Ci aiuta, o potrebbe ritorcersi contro di noi ?
La complessità della tecnologia, che esclude la maggior parte dei nostri fratelli umani, è "superiore", o semplicemente "ingiusta" ?

Allora mi è venuto da chiedermi se noi, per come siamo fatti, siamo tendenzialmente semplici o complessi.
Ad esempio, il nostro pensiero....
Una rete di associazioni, di conoscenze, di esperienze, di sensazioni... "tanta roba"
Una rete che ci permette di comprendere, ed apprezzare l'opera di qualcun'altro... è "complessa" ?
Ricca, ampia, articolata, sì... ma non complessa no, perché non ha assolutamente bisogno di indagine analitica.
E' immediatamente disponibile.

L'indicatore più significativo di questa ipotesi, è che anche qualcuno più povero di sovrastrutture, incapace di analisi e di riflessioni, recepisce la bellezza.
Anzi, forse più è povero di capacità analitica, più immediatamente viene raggiunto dalla bellezza.
Magari non riconosce i dettagli, ma la sensazione di "giustezza" e "appagamento" ce l'ha

Ed in politica ?
I principi democratici affidano il potere al cittadino qualsiasi, e quindi è escluso che possa valutare -che so- sistemi macroeconomici, o principi giuridici.
La complessità deve per forza starsene fuori.
E quindi purtroppo entra il populismo.
Brutto pasticcio, eh ?

mercoledì 27 novembre 2013

Decadenza

La parola "decadenza" mi fa venire in mente quelle dinastie logore e corrotte, che si sfaldano da sole, per mancanza di vitalità.

Oggi invece quella di Berlusconi si "vota".
E c'è una grande attesa.
Neanche fosse una meteorite che sta per cadere...
"finirà in testa proprio a me ?" sembra che si chiedano tutti.

Tutti a guardare, come nelle arene romane, il pollice verso...
...ma stavolta democraticamente, da un'assemblea di (sic) nominati.

Che spettacolo

L'unica consolazione, per il tapino, gli introiti pubblicitari per il picco di ascolti televisivi.


Politicamente, sembra esserci una polarizzazione, tra chi lo difende, e chi non vede l'ora che tolga il disturbo
E questo sembrerebbe avere una valenza elettorale.

Però, secondo me, per votare non occorre essere fan.
Credo che la maggior parte degli elettori non lo sia.
Il meccanismo della democrazia delegata (pur con le pessime regole attuali) non è un contratto commerciale, ma la delega a decidere per conto nostro.
E le decisioni finali saranno comunque risultato di trattative, compromessi, mediazioni. Se non fosse così, non si chiamerebbe democrazia, ma tirannia.

Il voto è solo un granello sulla bilancia, ma ha la grandiosa caratteristica di valere come tutti gli altri.
Sentirsi "completamente" rappresentato da qualcuno, non è necessario per la democrazia delegata.

Ma questa è una mia opinione, e la politica da "stadio" sembra prevalere.
D'altronde, quello che ci porta a formare "gruppi", ed identificarci, è un istinto profondo e generale.
E' il fondamento della Società come organismo, quello che fa la fortuna delle api (che non possono esistere come individuo singolo), e di una infinità di altri esseri viventi.
Non ha senso guardare questa contrapposizione tra fan ed antagonisti, come un aspetto da disprezzare.

La cosa che mi fa riflettere, piuttosto, è che nessuno ci costringe a schierarci: lo facciamo spontaneamente.
Forse Darvin si è sbagliato: non discendiamo dalle scimmie, ma dalle pecore

lunedì 18 novembre 2013

Ancora riconoscenza



Alle volte mi guardo allo specchio, come per riconoscermi.
Vedere mio padre e mia madre in certi miei tratti.
Capire in che misura mi compiango, o mi faccio coraggio.

Lo specchio è uno stratagemma, perché vedersi in altri modi è più difficile, però lo puoi fare anche in tanti altri modi, come - ad esempio - rileggendo quello che hai scritto, un disegno che hai fatto.
Volendo andare sul difficile, puoi provare a riconoscerti guardando i tuoi figli...

in loro, puoi ri-conoscerti veramente in tutti i sensi.
Puoi intravedere te stesso...
ma potresti anche conoscerti nuovamente, cioè in modo diverso, in un modo a cui non eri abituato.
e, perché no, provare l'emozione della ri-conoscenza per il buon esito
(chi debba essere il destinatario di questa riconoscenza, fate un po' voi).

Prima di togliere lo sguardo dallo specchio, però, mi viene sempre una smorfia, una boccaccia, un gestaccio.
e torno a finire di vestirmi, per andare a lavorare.

giovedì 26 settembre 2013

Cattiveria

"Mangia, che è buono"
Il primo contatto con la cattiveria, credo che sia proprio con il cibo. Non è che la verdura cotta abbia intenzione di farci del male, ma tutte le sensazioni ci avvertono che potrebbe proprio farlo.

"Puah!"

Poi i cattivi diventiamo noi: "Cattivo !  Basta capricci, obbedisci alla mamma !"   Ma anche qui, non è che si pensasse molto al dispiacere provato dalla mamma: si disobbediva e basta....

Ma allora, cos'è la "cattiveria" ?
Ha davvero a che fare con l'intenzione di fare del male ?

Andiamo a leggere le fonti.
Lucifero, un satanasso "doc".
Scacciato dal paradiso.   Che aveva fatto ?   Le motivazioni della sentenza parlano di: "superbia".
Va beh, se essere orgogliosi, fosse fare del male, allora saremmo tutti cattivi !

Nell'Eden, ce n'era anche un altro di diavolo, quello con sembianze di serpente.
Che a quanto pare faceva il fruttivendolo.
Anche qui, "disobbedienza" è il reato, e pena capitale la condanna.

Piuttosto severi a quei tempi...

Per noi, oggi, la cattiveria è quella dei terroristi, di quelli che trattano gli schiavi, di quelli che sfruttano, che ricattano, che avvelenano, che tormentano, che uccidono.
La disobbedienza, in confronto, è acqua fresca !

Proviamo con fonti un po' più recenti.
Anche nel vangelo si parla del demonio.
Io mi aspettavo uno come Erode, che ammazza i bambini.
Macché, è solo un  imbonitore: "Tutto questo può essere tuo".
Sarà mica cattiveria quella ?  E' marketing...

Ma allora, i veri cattivi, quelli che fanno del male, sapendo di farlo... ce li siamo inventati dopo ?

Sapendo di farlo ...
Sapendo di farlo ?

Ho letto delle statistiche, secondo cui la maggior parte delle violenze ai minori avviene in casa. Tutti si giustificherebbero con finalità educative: "Non mi rendevo conto di fargli così tanto male"

Se ripensiamo ad Hitler, la sua follia aveva una base etica. Leggete Carrel ("L'uomo, questo sconosciuto"), premio Nobel,  e troverete la selezione della razza.

Nelle biografie di banditi famosi, quando ammazzano, si dice che sono convinti di fare la cosa giusta. Quasi come un eroe di guerra.
Come Giuda: "Qualcuno doveva farlo, l'ho fatto io"

Insomma, tutte le prove che ho trovato, dimostrerebbero che la cattiveria, intesa come la intendiamo oggi, ed ampiamente rappresentata al cinema, in realtà non esiste....
Nel senso che non ha contorni definiti;  male e sofferenza abbondano, ma la vera cattiveria manca all'appello.

La causa del male e della sofferenza, sarebbero da imputare, piuttosto, alla stupidità.
Ma di questo preferirei parlere un'altra volta.

sabato 21 settembre 2013

Prodigo



Quella del figliol prodigo, è proprio difficile.
Sarà per quella parola insolita ("prodigo") ...

= prodigioso ? tutti i figli fanno prodigiosi agli occhi dei genitori (specie quando i genitori ne parlano, sperando di suscitare invidia)

no, no: un figlio così stupido da perdere tutte le sue ricchezze,  non era certo "prodigioso"..

"Prodigo" sarebbe uno che elargisce.
Se poi resta al verde, pochi gliene farebbero una colpa.

La storiella finisce con il papà che festeggia, come nelle migliori fiabe
(ma se ha speso tutto, cosa c'era da festeggiare tanto ?)

Dice: "Si è pentito"... macché, ha finito i soldi !
Dice: "E' tornato a casa"... vabbé, giusto il tempo di rifare scorta.
Dice: "Quello che sbaglia è il fratello, che si lagna"... legittima difesa, no ?

Insomma, io non la capivo.

Fino a l'altro ieri, quando una signora, su "Prima pagina" (RAI3) ha dato la sua interpretazione.

Le parabole non avrebbero finalità morali, e descrivono quello che accade, non quello che è giusto, o sbagliato.  Sarebbe un genere letterario che ha lo scopo di far rivivere delle emozioni, e darcene consapevolezza.

Insomma, quella che oggi chiameremmo: "intelligenza emotiva".

Io però, non mi sono fermato là, e sono partito per la tangente, per via della "parabola".

Che sarebbe un modo di affettare un cono.
Se lo tagli orizzontalmente, ti viene un cerchio; se vai storto un'ellisse, e se inclini ancora, eccola qua, la parabola.

Un cono, però, se non gli diamo vincoli (base, vertice) è infinito, e continua verso il basso, e anche  -oltre il vertice- verso l'alto, con un cono capovolto.

E proprio lì, quando tagli bello dritto, compare una seconda curva, come il secondo arcobaleno, dopo certi temporali.

Quasi una seconda parabola, esattamente opposta.

Direte: "cosa c'entra ?"
Anche le parabole del vangelo le puoi leggere al contrario.
Perché quando dici "generoso", hai anche l'idea di "avaro".
Quando dici "felice", hai anche l'idea di triste, e così via.

E "prodigo" ?
Lì, prodigo intendeva: spendaccione.
L'opposto sarebbe parsimonioso, un tantino avaro.
Perché ?
Come la formica, per .. il futuro
Il prodigo, cicala, pensa ad adesso
Il suo opposto, la formica, pensa al futuro

Ma il futuro non ci appartiene
Ce lo dice in mille modi: "guardate i gigli del campo"
Come dire: "se lo fa spontaneamente un vegetale, come mai te proprio non ci arrivi ?"

La festa, a pensarci bene, è perché uno almeno se l'è goduta, e cosa c'è di meglio di continuare la festa ?

A Monti si drizzerebbero capelli.


sabato 19 gennaio 2013

Nuclei


Avete presente un nucleo ?
Vi è venuto in mente il nucleo atomico ?  Centro pesante dell'elemento materiale più piccolo.
Quello che trattiene gli elettroni, determinando la loro struttura, e -via via- tutta la chimica
Quello che fa un gran casino quando scoppia, per via dell'energia che racchiude.

No ?
Avete pensato ai nuclei di condensazione, quelli che favoriscono la formazione le goccioline di pioggia, o di grandine: infinitesimali, ma determinanti.
Oppure ai nuclei di cristallizzazione, dai quali parte spontaneamente la crescita del cristallo.

Io, l'altro giorno, pensavo ai nuclei familiari.
Non c'è poi una gran differenza: per quanto piccoli, custodiscono una incredibile vitalità, e sono il punto di partenza di manifestazioni vistose.

Ci pensavo per via del martellare, dei mezzi di informazione, sui matrimoni gay.
Il tema sembra fatto apposta per creare orrore, perché si inquina l'idea di famiglia, con un termine che richiama la perversione sessuale.

Ma la famiglia, cos'è?
Beh, appunto, è un   nucleo.
Un punto potente di attrazione di persone.

Immagina il caso di un papà, una mamma, e poi il loro figlio. Cosa sia il nucleo, è chiaro.
Se allo stesso tavolo mangiano quotidianamente anche due zie, fanno parte del nucleo ?
Forse qualcuno può dubitare, se invece di due zie, sono due persone senza parentela.
Ma se diciamo di sì, che quello è un nucleo (di interessi, di relazioni, di affetti, di protezione, di opportunità). allora quel nucleo resta tale, anche se papà e mamma dovessero -ad esempio- lasciare orfano il bambinello.
Non per legge, ma per buon senso, e certamente il giudice tutelare ne terrebbe conto.

Chi ha scritto la costituzione italiana, ha riservato un ruolo importante alla famiglia. 
Penso che l'abbia fatto perché si tratta del nucleo dove cresce la nazione, nel senso proprio della crescita umana, che ha bisogno di procreazione, alimentazione, protezione, affetti, e tutte quelle belle cose che sappiamo bene.

Ora si sa anche che non tutti i nuclei familiari mettono a disposizione tutto questo ben di Dio, e spesso la famiglia è luogo di soprusi e maltrattamenti; però chi ha scritto la costituzione italiana intendeva dare un vantaggio a tutti i nuclei, senza prevedere un esame preventivo di abilitazione. Se qualcuno poi abusasse di quel privilegio, sarebbe peggio per lui.

Allora, siccome i privilegi di cui stiamo parlando, sono concreti, io sarei favorevole ad estenderli a chiunque intende costituire un nucleo, soprattutto se questo nucleo cresce dei piccoli, e sarei molto attento a qualsiasi situazione di abuso.

Guai a chi predica bene, e razzola male.

giovedì 7 giugno 2012

Cavo


Poco fa il portatile non si connetteva, per via che il cavo di rete non era collegato bene.

Cavo ?

Alle volte, le parole mi stupiscono: perché mai chiamarlo "cavo" ? ... mica è un bucatino !

Chissà, forse "cavo", per via che ci devono passare gli elettroni, come i neutrini nel tunnel della Gelmini.

Se vi è capitato di vedere com'è fatto dentro, concorderete con me: non è per nulla cavo !

Dentro c'è del metallo;  materia compatta... talmente compatta che neppure la luce la penetra, e viene riflessa, con quel caratteristico luccichio ... metallico.  Meno "cavo" di così...!

Mi son fatto l'idea che quando un concetto ci sta troppo vicino, finisce che ne facciamo un uso improprio, ed, alla fine, ne abusiamo.

La cavità è sicuramente un concetto che ci assilla, e ci fa sbagliare.

Forse da quando vivevamo nelle grotte.
Vi siete mai chiesti come mai molte rappresentazioni della nascita di Gesù, tirano in ballo una grotta ?
Betlemme non è mica in montagna: se non c'era posto nelle camere, era normale accomodarsi in una stalla: che c'entra la grotta ?
Dalla mie parti, nel Veneto, troverete un sacco di rappresentazioni della Madonna, con una bella statuina a mani giunte, e tutte rigorosamente con attorno una grotta posticcia.  Ma di apparizioni ce ne sono state a centinaia, e la minima parte in una grotta...

La cavità ci attrae.

Guardando il cielo stellato, ci pare di essere in una cavità, con gli astri a confine;
la realtà è ben diversa.

La cavità, fa parte del nostro essere terreni: se vivessimo nel cielo, questo concetto ci sarebbe estraneo.

E, forse, la prova più evidente di questa circostanza, è quel termine, che neppure traduciamo: "caveau"

Il sarcofago del danaro

Quella stanza dove si entra solo conoscendo un codice

Dove tutto deve restare celato

Dove chiunque vorrebbe poter affondare le mani, come Paperon de Paperoni, e farci il bagno.


Cavità suona come gravità.
Mi sono fatto un'idea:  la cavità, risuona di toni gravi.

Beh, ma ora che il cavo di rete è collegato, questo post ve lo pubblico
e voi, me lo dite cosa vi ho fatto venire in mente ?

venerdì 20 aprile 2012

Gratis

Stamattina, sulla boccetta dello shampoo, ho notato la scritta: “20% gratis”.

Beh, mi è venuto in mente mio padre, quando commentava:  “Gratis, et amore Dei”.
Allora mi sono reso conto che:  “Gratis”, viene da “Gratiis”, cioè  “per grazia di”…  
Perbacco: gratis = bello.
Ovvio, no ?

Le tre Grazie, erano tre bellissime donne.   La grazia ce l’ha chi si rivolge a noi gentilmente.  I cuccioli sono “graziosi”, che so, anche i fiorellini: non c’è dubbio…  grazioso è qualcosa di bello,  di gioioso, amorevole.

Quindi sulla boccetta c'era scritto:  “questo 20% di shampoo te lo do, perché è bello così”

Boh

Io non ho travato nulla di grazioso in quel 20% di shampoo; voi sì ?
Peraltro l'avevo pagato regolarmente alla cassa (avrei accettato volentieri solo l’omaggio, ma non si poteva staccare dal resto, che purtroppo era a pagamento).

Ecco un altro chiaro esempio, della piaga della falsificazione della parole, che, secondo me, affligge la nostra epoca.

Gratis è non chiedere nulla in cambio, fare qualcosa solo perché “è bello”.  Viene in mente la madre, che si sobbarca la gestazione, il parto, e lo svezzamento dei figli:  l’unica ricompensa è la bellezza della creatura che viene al mondo, e la gioia di volergli bene.
Gratuità è l’antitesi dei principi economici.
L'economia è basata sullo scambio; per agevolare lo scambio sia arriva a virtualizzare la contropartita, inventando il danaro.

Con il denaro il tempo irrompe nella logica dello scambio. 
Il gesto si scompone in due momenti, che avvengono in tempi diversi:  vendo "A" e guadagno danaro; uso quel danaro per comprare "B": lo scambio è tra "A" e "B", ma è scomposto in diversi istanti.  Il tempo che intercorre tra i due momenti, rappresenta l’accumulazione di una potenzialità, e quella accumulazione si materializza nel danaro.
L’arroganza luciferina, sta nel fatto che diamo un valore fondativo a quella accumulazione, e costruiamo tutte le regole di convivenza, su qualcosa che non è nulla di più che una tecnica dilatoria. Come se il tempo ci appartenesse.


Nulla a che fare con la gratuità, che è un gesto d’amore, e per sua natura sta fuori dal tempo ("un diamante è per sempre", secondo me, è uno slogan efficace, anche perché richiama l'a-temporalità dell'amore, in compensazione di una spesa elevata, che a nessuno piacerebbe ripertere). 
Ma quando torneremo a fare qualcosa, solo perché è bello ?

domenica 16 ottobre 2011

Debito sovrano

Forse hanno emendato anche la matematica, ma l'aumento dell'IVA dal 20% al 21%, non mi sembra sia dell' 1%, ma un bel 5%, tondo tondo.
Un vero gioco di prestigio: aumentate le imposte indirette del 5%, senza "mettere le mani nelle tasche degli Italiani"... (i dentisti sono meno bravi, anche loro svuotano il portafoglio, però ti mettono le mani in bocca).

Ma forse sono io ad avere le idee confuse.

A esempio, aiutatemi a capire questa storia del "debito sovrano".
A me subito ha fatto pensare a quei nobili decaduti, con il sangue blu, e le tasche al verde.
"Sovrano" è un attributo delle monarchie... ma la nostra non era una repubblica ?

Faccio un riassunto, così mi dite dove sbaglio.
La Grecia spende di più di quello che possiede (vizio diffuso).
Allora chiede soldi in prestito, perché, con la storia dell'euro, non se li può più stampare da sola, nascostamente.
Ma siccome nessuno si fida, deve pagare un tasso elevato.

E qui comincia la confusione: ma come, uno non ha soldi, e gli chiedi un tasso elevato ?
Gli farai il prestito per misericordia, ed è già tanto se te lo restituisce, no ?

Dice: e no... "il prestito di danaro va compensato con un interesse"
Sembra quasi che sia sempre così
A me non risulta affatto

Provate a prestare dei soldi ad un Fondo Azionario; gli dai 100, e quando è il momento di riscuotere la risposta è: "Dipende: se va be e a noi, te ne diamo un po' anche a te, ma se a noi va male, soffrirai anche tu".

E a tutti sembra normale.

E allora, se questa regola è universalmente accettata, perché mai non dovrebbe valere per il "debito sovrano" ?
Le banche comprano titoli di stato ?  Ok, se lo Stato ha quattrini te li rimborsa, altrimenti, prima paga tutti i suoi creditori, e quello che resta lo ripartisce tra quelli che volevano una rendita monetaria.
Invece, a quanto pare, se lo Stato non ha quattrini, dovrebbe aumentare il prelievo fiscale.
Ma come... per pagare gli interessi a chi vuole guadagnare standosene in panciolle ?
Non è più logico prima pagare chi ha lavorato ?

Un fornitore dell'ULSS è giusto che aspetti più di un anno prima di essere pagato, e invece l'interesse all'istituto di credito va pagato subito ?
mi sono fatto questa idea: sono più belli loro...

Dice: "guarda che una buona fetta dei titoli di stato sono in tasca di piccoli risparmiatori, famiglie, gente comune, come me e te".
Bene, e allora, per pagare loro gli interessi, gli aumenti le tasse ?  A me sembra una presa in giro...  non dategli gli interessi, e non aumentate le tasse, e facciamo patta...


Dice: "ma se lo Stato non promette un interesse, nessuno gli presta i quattrini che gli servono".
Accidenti... lo Stato è sotto ricatto, dunque. E, nel caso della Grecia, è sotto ricatto da parte di strozzini (il 16,75%  in italia, se non sbaglio, sarebbe USURA).
Questo non è campo di competenza di esperti finanziari, ma dei giudici ordinari.


Dov'è che non capisco ?
Qualcuno mi aiuta ?

giovedì 20 gennaio 2011

Cedolare secca

Quando usano vocaboli difficili, di solito è per non farsi capire...

Parlo della tassa sull'affitto di immobili, di cui ci parlano i media.
"Cedolare secca" vuol dire che la tassa si calcola con una percentuale uguale per tutti.

Uno dice: "bello: è democratico"

Facciamo un esempio pratico: paga il 20% l'anziana signora, che arrotonda la pensione con l'affitto incassato sulla casa lasciata in eredità dal consorte, e paga il 20% il benestante sfaticato, che di appartamenti ne ha 30, ed usa il ricavo per qualche lusso in più, o per aumentare il gruzzolo.

Francamente, vi sembra ancora bello ?

Per la Costituzione non è affatto bello: ognuno dovrebbe contribuire alle spese dello Stato, in modo proporzionale alla propria capacità. L'idea - su cui tutti erano d'accordo - era che se hai un reddito alto, devi pagare di più di chi è meno ricco di te. La Costituzione non dice quanto di più, e per me va bene anche un euro, ma è giusto che paghi qualcosa di più.

Ma attenzione: nel modo con cui la notizia è stata data, sembra intendere che questa tassa prima non c'era.
Sembra una tassa che: "finalmente fa pagare chi ha rendite patrimoniali".
...
Invece c'è sempre stata: l'affitto percepito, da sempre fa parte del reddito imponibile, e si somma agli altri redditi, sui quali poi si applica una tassazione con aliquote crescenti.
Sempre meno crescenti (molti anni fa, se ricordo bene, le aliquote - per gli scaglioni più alti - superavano il 70%), ma crescenti.

Con questa norma, il reddito dell'affitto viene tassato a parte: se al ricco gli togli dall'imponibile questo reddito, glielo togli dalla fascia soggetta all'aliquota più alta. Invece di pagare -che so- il 43%, paga il 20%

A me sembra un bel regalo
Un regalo, capiamoci bene, solo per chi ha un consistente patrimonio immobiliare, su cui percepisce una consistente rendita di locazione... per capirsi - uno a caso - uno come Berlusconi.

Ne aveva proprio bisogno ?

C'è qualche giornalista che ha fatto presente che il mandrillo che ci governa vuol farsi un altro regalo ?

In effetti, potrebbe obiettare, sta solo mantenendo la promessa agli elettori: "ridurre le tasse".

Peccato che se le riducano solo a loro.

lunedì 28 settembre 2009

Riposo

Stanotte ho fatto un bel sonno, e mi sono alzato riposato.

Ho detto: “Riposato” … ma qual'è l'azione ?

Se mi rado, alla fine sono rasato: rasarsi è l'azione, ed il risultato è che sono rasato.
Se pulisco la casa, alla fine è pulito: pulire è l'azione, ed il risultato è il pulito.

Ma riposare è un'azione ? Quando dormo non faccio niente... perché, dopo, dovrei essere “riposato” ?

In effetti non facciamo nulla di consapevole, ma qualcosa lavora per noi, e ripristina, ricostruisce, prepara, assimila, metabolizza, senza che facciamo nulla; in alcuni casi, proprio perché non facciamo nulla, purché non facciamo nulla !

Quando siete malati, cosa ci dice il medico ? “Mi raccomando, riposo”, già, perché il riposo è la prima medicina. Capite ? Vi dice: “Non fare nulla, che è meglio !”

A Paola, un mese fa, abbiamo comprato una coniglietta nana. E' stata presa da un mucchietto di animaletti simili, e ce l'anno messa in una scatola per portarla a casa.
A casa ci siamo accorti che aveva una zampetta rotta: le penzolava inanimata. Che fare ?
Abbiamo pensato “amen, mica si può ingessare una zampa di quelle dimensioni”
Fatto sta che lei se la leccava, la stiracchiava... dopo un po' riusciva ad alzarla, e dopo un altro po' funzionavano le unghiette... ed ora è quasi normale.
Riparata da sola, con riposo e alimentazione ...

Credo nessun chirurgo sarebbe stato in grado di fare altrettanto: senza la capacità dell'organismo di fare da solo, nessuna terapia medica funzionerebbe.
Chi riuscirebbe a trasformare le schifezze che le abbiamo dato da mangiare, in quel miracolo di tecnologia microscopica che è una zampetta di coniglio funzionante ?
Beh, il riposo ci riesce...

Ma torniamo al riposo.

Da piccoli giocavamo ai soldati: uno faceva il comandante “Attenti !” gridava, e noi ci si irrigidiva come un bastone, poi diceva “Riposo !” e noi ci si rilassava, ciondolando vistosamente le braccia.
Che gusto ci fosse, non lo ricordo, ma l' “Attenti” aveva senso solo perché seguito dal “Riposo!”, ed era quello che ci faceva ridere.
Riposo è la sospensione dell'attenzione, allentare le difese, disattendere il comando... essere sé stessi...liberati

direi: fiducia.

Ma il riposo mi ricorda anche quella preghiera, che -ahimè- mi è capitato di recitare recentemente: “L'eterno riposo dona loro o Signore”.

Il riposo eterno come dono, equivale alla vita come condanna: che brutta cosa...
O forse un'ipocrita consolazione rivolta a chi soffre un lutto ?
E poi, riferirsi ai morti con: “Loro” ... che brutto distacco...!

Una preghiera, per me, difficile da digerire...

A voi, cosa fa venire in mente ?
Vi dico cosa viene in mente a me...

Quando finisce il nostro tempo “personale”, stop con le attività reattive e consapevoli.
Prende il sopravvento quell'altra attività, del tutto inconsapevole, come sempre nel riposo.
Noi smettiamo di agire, ma alla natura gliene importa nulla delle nostre attività, casomai la disturbano; così cominciano le attività della natura, come sempre nel riposo.
E magari il suo agire rigenera, come sempre nel riposo.
Poi ci si risveglia, e -com'è normale- non si ricorda più nulla.

Che la rigenerazione passi attraverso la ricostruzione della zampetta del coniglio, o prenda un giro più largo, per un metabolismo che includa i batteri della decomposizione, l'assimilazione vegetale, fino alla nascita di un nuovo organismo, sono dettagli... in entrambe i casi “fa tutto Lei”, mentre noi riposiamo.

Ma ci sono un paio di cose, in quella preghiera, che contraddicono la mia ipotesi.
Il riposo “eterno”, e la luce “perpetua”.
In altre parole, c'è il sottrarsi dal ciclo della rigenerazione, per entrare nel binario senza ritorno (si direbbe “morto”) di una luminosità al di fuori del tempo, dove neppure la Natura può più agire (si direbbe “soprannaturale”).

Qualcosa che mi ricorda l' “illuminazione” ben descritta da altre scuole di pensiero.

Strano, no ?

giovedì 10 settembre 2009

Riconoscenza

Da piccoli, prima di ogni pasto, si stava in piedi davanti al piatto, papà diceva qualcosa del tipo “Grazie Signore per il cibo che ci hai dato”, ci si faceva il segno della croce, e finalmente si poteva mangiare.

Altri tempi.

A noi bambini non era perfettamente chiaro il motivo di questa riconoscenza: in qualche modo eravamo “più fortunati di altri”, ma questo non ci sembrava una colpa, da scontare con quel piccolo sacrificio.

Ma perché “riconoscere” ci costa sacrificio ?
Come mai la “riconoscenza” è passata di moda ?

Uno ri-conosce qualcosa che sapeva già. Possiamo dire: dimenticato ? Comunque fa tornare quella cosa, tra le cose che sono evidenti.

Dimenticato, o rimosso ?

Se è stato rimosso, evidentemente un po' di fastidio lo dava … Ma cosa può dare fastidio, dell'essere riconoscenti ?

Riconoscenza è dire “Grazie”
Grazie a chi ?
Grazie a te.
Mica grazie a me.
Che sia questo che va rimosso ? Dimenticare che non siamo così potenti come ci piacerebbe credere di essere ?

Insicurezza

Ovvio, no ? Uno insicuro non ama riconoscere i propri limiti. Preferisce credersi Superman, come il nostro povero premier (mica povero lui: poveri noi), uno che non deve chiedere mai.

E difatti la riconoscenza è legata ad un altro atteggiamento, anche questo fuori moda, cioè il chiedere.

Se uno fa qualcosa, di cui tu gli sei riconoscente, probabilmente prima gliela avevi chiesta: mica tutti sono indovini, no ?

Secondo me noi chiediamo poco. Caso mai pretendiamo, cioè chiediamo quello che ci è dovuto. Ma chiedere, per poi riconoscere e ringraziare, non ci è abituale.

Per questo adesso ve lo chiedo: fatemi una replica quando leggete questi post ... mi pare di parlare al vento !

Grazie di cuore

domenica 15 marzo 2009

Sottomissione

Ecce ancilla domini. Un atto di sottomissione ? ...Sottomettersi … è come dire: mettersi sotto.. chi guarda non vede te, ma quello che ti sta sopra... è lui che comanda.  Domina, o, più semplicemente, guida ?

Nell'atto di “mettersi sotto”, l'attore è chi sceglie di farsi sottomesso. Perché dovrebbe farlo ?


Capita, in certe gite in montagna, con comitive numerose, che si faccia un po' fatica a prendere le decisioni: “andiamo sul ghiacciaio, o ci fermiamo al rifugio” ?

Se c'è un leader, decide lui. Se è bravo, lascia che sembri che siate voi a decidere.

Se è bravo, ti sta bene che sia lui a decidere.

Se non è bravo, la comitiva si disfa, e la gita non si ripete, finché non si trova un altro più bravo.


Ciao, sembra voglia dire “sciavo vostro”: semrava un saluto, invece è ancora un atto di sottomissione...


Chi si mette al servizio di qualcun altro, in genere si aspetta qualcosa in cambio. Mangiare, essere protetto, nei tempi antichi. Oggi si monetizza tutto, ma in fondo è la la stessa cosa: il denaro, di per sé, non è particolarmente utile, ma viene scambiato facilmente con altre cose.


Essere sottomessi -credo- vada riscoperto, come vada approfondita la dialettica tra chi guida e chi è guidato, e vadano anche ridefinite le regole di avvicendamento di chi sta alla guida, ed i diritti di chi è guidato, ed i doveri di chi guida.


Con una serie di regole ragionevoli, la sottomissione non pesa. A voi pesa essere sottomessi alle leggi della fisica ? Me ne faccio una ragione, e smetto di fare i 150 sul bagnato...


Ma lasciatemi sconfinare su un'altra categoria di leggi naturali, legate alla procreazione, per cui siamo distinti in maschio e femmina.


La festa della donna è passata, così non rischio di fare il guastafeste. Ma mi chiedevo in che misura la parità tra uomo e donna, sia segno di civiltà, o retaggio ideologico.


Parlo di una ideologia “della liberazione dall'oppressione”, ineccepibile e razionale, ma evidentemente fallace (visti i risultati), della quale ancora stento a capire la possibile evoluzione.

Aspettate un attimo a spararmi addosso... voglio dire che si è cercato il rimedio alla disparità, con la parità, ma oggi dovremmo apprezzare il valore della diversità...


Forse si è cercato di risolvere il problema dello sfruttamento, con una soluzione semplice e applicabile universalmente: "siamo tutti uguali"... una specie di principio di conservazione della quantità di moto, ma tutto da dimostrare.


Come dire: “siamo tutti ricchi”, oppure: “siamo tutti belli”


... non è mica così...


E neanche possibile. Magari non sarebbe poi neanche così divertente

Non dico che uno brutto debba essere perseguitato, ma neanche farci più di tanto caso, o pretendere di essere considerato bello...

Ma più che dire qualcosa dei questa diversità, vorrei tornare alla sottomissione, che sento essere un terreno insidiosissimo. Ma solo per chiedermi se questa sia necessariamente un male da debellare, o solo un tabù.