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sabato 20 aprile 2013

Gioia

In queste settimane, mi sono occupato di api.

Mi hanno spiegato, con mio stupore, che quando sciamano, sono inoffensive.

Sarebbe così grande la gioia di creare la nuova famiglia, che di aggredirti non ci pensano nemmeno.

Quell'incredibile insieme ronzante di esserini viventi potresti anche accarezzarlo; se lo fai delicatamente, centinaia di pungiglioni resteranno nel fodero.

Come è facile sperimentare nella vita quotidiana, questo tipo di gioia è strettamente legata al processo riproduttivo.
Nel senso più ampio; anche nutrire ed accudire la prole, che chiamiamo “amore materno”, è più semplicemente: “gioia”.


"Bene" che si oppone (=ne è l'opposto) del "male"


Semplificando, il bene è gioia, e prosecuzione della specie: il tempo viene gabbato, grazie alla continua rigenerazione.

Il suo opposto è la fine naturale del tempo, e ci fa male”.

E' come se fosse stato un "principio di conservazione", ad aver messo a punto questo meccanismo premiante. 
Quello che ci fa operare per la prosecuzione della specie, ci pervade di gioia
Il resto ci delude.


Ecco perché sentiamo un gran bisogno che si torni a coltivare la gioia (togliendo terreno alla malvagità).
Mica per soddisfazione personale: è una concreta, drammatica necessità per il genere umano.


Peccato che, a leggere i quotidiani, si direbbe che il mondo si stia occupando di tutt'altro.

lunedì 31 dicembre 2012

Gemma


Uno dei motti di mio padre, che mi è rimasto per molto tempo oscuro, fa più o meno così "Ciascun del tronco ne abbiamo un ramo".
Aveva a che fare con la somiglianza che abbiamo con i nostri genitori
Tu, che stai leggendo, lo conoscevi ?

Questa somiglianza appare più agli altri che a noi, che magari dei nostri genitori notiamo più quello che non vorremmo essere.
La critica ai genitori, che una volta si chiamava "contestazione", è tutt'ora molto praticata, e sembra essere una tecnica di liberazione suggerita con gran facilità da coloro che -a pagamento- ti dovrebbero alleggerire il peso del vivere quotidiano (ma principalmente alleggeriscono il portafoglio).

Così spesso non fa piacere riflettere sulle somiglianze.

Però io credo che questa continuità sia importante, perché non riguarda solo noi  con i nostri avi, ma anche i nostri fratelli, ed i nostri figli.

La ripetizione di certe caratteristiche comunque non è un cerchio che si chiude, ma piuttosto una spirale che si allarga, ed il bello è che ad ogni giro percorre sempre spazi diversi.

Quest'anno che finisce, e la gemma del nuovo anno che spunterà tra poche ore, fanno parte dello stesso tronco.

Ma tronco e ramo sono due parti - una più vecchia e l'altra più giovane - con funzione di servizio alla pianta, come lo sono le foglie, i fiori ed i frutti.
Ma forse né il tronco, né il ramo sono consapevoli del frutto che verrà.
Quale sarà -a maturazione- il nostro frutto ?
Come andremo ad utilizzare, questi prossimi 365 giorni ? Queste 8.760 ore ? Questi 525.600 minuti ?

Quasi quasi ci dormo sopra: la notte porta consiglio

mercoledì 5 dicembre 2012

Estinzione


Il nostro animale domestico, in questo periodo, è una piccola tartaruga.
Che, per la verità, non è molto di compagnia, per via del letargo.
Ha ritirato le sporgenze (zampe, capino) ed aspetta fiduciosa, immobile, il tepore della primavera.

Se mi guardo attorno, un sacco di esseri viventi fanno come lei; senza andare in cerca del solito orso, molti alberi, in questo momento, stanno riposando, e si direbbe stiano benone.

Anch'io, che di solito dormo poco (penso che sia per via dei capelli bianchi), con questo freddo mi ritrovo a pisolare volentieri.

Chissà...
forse, quando, nudi, vivevamo nelle grotte, passavamo anche noi un bel periodo di letargo.

Se trovo quello che ci ha fatto perdere quell'abitudine...

Ora le ferie le facciamo in estate, che sarebbe il periodo meno adatto per riposare.
E difatti in ferie non ci riposiamo affatto...

A pensarci meglio, si direbbe che non ci riposiamo mai un gran che.
Con la disoccupazione al 30%, invece ripartirci le poche cose da fare, ci ripartiamo la sofferenza di lavorare troppo (qualcuno), e di stare senza reddito (gli altri).

Non è masochismo ?
Non so voi, ma io mi sto facendo l'idea che non ci vogliamo un gran che bene, noi, proprio per nulla...
Come se il nostro limite fosse quello, prima ancora di volerci bene l'un l'altro...

Vi siete chiesti come mai ?
  • Paura di essere sopraffatti nel sonno ?
  • Paura di non svegliarci ?
  • Paura di risvegliarci in un ambiente ostile ?

L'unico che sembra non avere paura, è il nostro Parlamento, caduto da mesi in letargo pre-elettorale.
In questo caso, credo, l'estinzione non sarebbe un gran danno...

giovedì 15 ottobre 2009

Diritti

Dicono che su questa terra siamo in troppi.
Se lo dicessero a te, che sei di troppo ?
Non sarebbe per nulla carino...no ?

Non credo ci sia altro da dire.

Ma qualcuno può obiettare: “si tratta di prevenire, cioè evitare di invitare alla festa più gente di quella che può starci nella sala”.
Ok, ma perché chi arriva prima, dovrebbe avere più diritti degli altri ?
Quelli che vogliono entrare, e non ci stanno, potrebbero dire: “fatevi in parte voi, piuttosto, e fate un po' di spazio, così possiamo entrare anche noi un pochetto”.

La verità è che abbiamo paura che prima o poi, si prendano qualcosa che consideriamo nostro.

Diritti acquisiti, guai toccarli.

A pensarci, buona parte della nostra concezione di giustizia si basa sulla conservazione dello status quo. Primo tra tutti, il concetto di proprietà. Perché mai qualcuno dovrebbe mantenere il diritto su qualcosa che non usa ? Che senso ha ? Perché mai qualcuno dovrebbe poter possedere molto di più di quello che nella sua vita potrà mai utilizzare ? Perché mai i suoi parenti dovrebbero acquisire diritti sulle sue cose, dopo morto ?

In natura, il possesso è regolato in modo dinamico: il territorio va continuamente controllato; il maschio si trova a duellare ogni stagione, e prima o poi troverà un avversario più forte di lui, e allora si tirerà in disparte.

Le regole di convivenza che abbiamo adesso, sono il risultato della storia dell'uomo attuale. Regole diverse hanno provato ad imporsi, e si sono estinte. Quindi sono le regole del più forte.
Mica del più debole

Ne avevamo qualche dubbio ?

mercoledì 11 giugno 2008

Degrado

Le ortiche che crescono nel giardino, il muro che si scrosta, le piastrelle del pavimento sconnesse...
Segni di degrado.

La prima impressione è negativa, un segno di trasandatezza, di povertà.
Ma se ci penso, trovo che non c'è niente di più naturale.
Ci sarebbe da preoccuparsi se le ortiche non crescessero più... provate immaginare il muro, che resta intatto. Passano gli anni, ed è sempre uguale. Avreste l'impressione che il tempo si è fermato. La sospensione del tempo blocca il degrado, ma è questo che vogliamo ?

Provate a immaginarvi incorruttibili... a vivere con tutti i nostri avi davanti, in eterno. Lo troverei terrificante. Penso che sia meglio degradare, trapassare e poi dissolversi, com'è adesso.

Ma torniamo alle ortiche... Certo, ripristinare le condizioni d'ordine, ci tranquillizza; un po' di ordine e di pulizia ci fa piacere.

Ma perchè ?

Ci possono essere dei casi in cui ha senso parlare di igiene, cioè di protezione della salute, ma io credo che si tratti di casi rari. Francamente, in molti più casi, noi dimostriamo un grande sprezzo della nostra integrità fisica: basta guardarci, ad esempio, quando sfrecciamo a velocità pazza, racchiusi in una scatola di metallo, uno a fianco all'altro, anche in mezzo alla nebbia. Secondo voi, è' un comportamento “igienico” andare in automobile ?
Allora c'è qualcos'altro che ci fa essere ostili al degrado naturale delle cose.

Ricordo un amico australiano, che quando vide l'Arena (a quel tempo abitavo a Verona) disse: “Bella, ma perché non la ricostruite ?”

Annullare il tempo trascorso.

Mi son fatto l'idea che è questa dimensione, il tempo, che implica il degrado, e che noi col tempo non siamo ancora andati a patti.

venerdì 23 maggio 2008

Adesso basta

Diceva così quella mamma al figlio capriccioso
Era la demarcazione tra la pazienza, ed il ripristino dell'autorità
La sopportazione si era esaurita.
Il ruolo di vittima viene passato, come il testimone nella staffetta: adesso tocca a te, è meglio che corri.

"Adesso basta": comincia con Adesso... ti riporto a qui ed ora, cioè alla realtà istantanea, all'esistere di me che te lo dico, e di te che mi ascolti. E finisce con Basta, imperativo di cambiamento, anzi, di capovolgimento, on-off.

"Adesso basta" diceva anche -così dicono- quel ragazzo su YouTube, ai compagni che lo torturavano, quando le bruciature non erano più solo un gioco crudele, ma una vera minaccia, non più accettabile.
Lo chiedeva supplichevole, con un filo di voce.

Sopportazione ed Adattamento sono, secondo me, due sorelle che si assomigliano moltissimo.
Le frequentiamo tutti, anche troppo. Ma attenti, perchè sono due troie. Ho letto che anche nelle peggiori persecuzioni, nei lager, c'era spazio per ridere e scherzare, perchè al contesto, un po', si erano adattati.

L'adattamento di Darvin, non è mica la giraffa che piano piano allunga il collo, no, no... è lo sterminio di milioni di animali con il collo corto, che non trovano più cibo, perchè è già stato mangiato da quelli con il collo più lungo del loro.

Sopportazione ed Adattamento sono la legge del più forte.

Adesso basta.