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venerdì 31 gennaio 2014

Scandalo

Faccio sempre fatica a capire, quando si parla di un sacco di soldi.
Soprattutto quando sono tanti tanti, come, ad esempio, il debito pubblico, oppure, per restare all'attualità, le riserve della banca d'Italia.
Al massimo posso immaginarle come le monete d'oro zecchino di Paperon de' Paperoni, e mi chiedo che gusto ci possa essere, a farci il bagno.

Così, della notizia della rivalutazione del capitale Bankitalia, non è stato facile farmi un'idea.
Non era facile capire se la posizione di Grillo fosse giusta, ingenua o ignorante.
C'erano troppe cose da considerare:
  • l'incasso del fisco, per via dei bilanci con una plusvalenza improvvisa
  • l'esborso della banca d'Italia verso gli istituti di credito che avevano partecipazioni eccessive
  • il dubbio sulla collocazione delle quote rimaste invendute 
  • Il miglioramento della "salute" degli istituti di credito, agli occhi della BCE
Poi ho pensato che una rivalutazione andrebbe giudicata in modo oggettivo, e non per le conseguenze che determina. Se la mia azienda avesse un credito difficilmente esigibile, è ovvio che prima o poi lo devo svalutare.  Se avesse un campo, che diventa edificabile, è ovvio che prima o poi lo devo rivalutare.
Però, in nessun commento dei giornalisti (che riprendono i discorsi della politica), ho trovato se la rivalutazione delle riserve della banca d'Italia fosse un fatto oggettivo, o un inganno. 
Ho trovato invece un sacco di speculazioni, su "chi ci avesse guadagnato" .

Ma quello che però mi ha colpito davvero, in quel provvedimento, è che si parli di dividendo.
Ma come, siamo pieni di debiti, e ci permettiamo di dare una rendita per la partecipazione ad una azienda pubblica, che non fa nessuna attività produttiva ?
Che siano ben felici che non perde di valore (addirittura cresce !), come invece capita ai comuni investitori.

Ecco, questo lo trovo assolutamente scandaloso

mercoledì 25 dicembre 2013

Rutti

Stamattina, andando a prendere l'auto al parcheggio, incrocio una signora.
Gli sguardi si incontrano: non la conoscevo. "Buon giorno" dico io; mi sorride e risponde "Buon Natale".
Già, non ci stavo pensando, ma oggi è natale

Dopo la confusione dei preparativi, la cena, lo scambio dei regali, il Natale l'avevo proprio perso di vista.
Ma lui se ne sta lì, buono buono, dentro ognuno di noi.
E aspetta

Quando è il momento, ci fa sentire uguali.
Per via della fratellanza di specie.
Per via della nostra comune dipendenza dal processo per cui una donna mette al mondo un figlio.

Ecco: a me piace quel Natale lì
senza regali
senza riti
e senza rutti a fine abbuffata.




domenica 8 dicembre 2013

Porcelli

Perché poi scomodare il latino ?  Si è capito subito che era una porcata.
Ora però pare che i saggi abbiano perso tutti i capelli a furia di grattarsi la testa, e -nonostante gli sforzi- il parto della riforma elettorale si faccia attendere.
Credo sia evidente che il premio di maggioranza non ha garantito governabilità... quello attuale, affidato a partiti antagonisti, lo dimostra.
Soluzioni alla francese portano a parlamenti molto sbilanciati in senso maggioritario.
Ma il punto, a mio parere, è il concetto di "maggioritario", che non va applicato all'elezione del parlamento, ma alla scelta dell'esecutivo
Il parlamento deve rappresentare TUTTI gli italiani, e quindi non può che essere proporzionale. 
Per il governo, invece, è ragionevole che "vinca il migliore"
Allora che si presentino dal capo dello stato più candidati (con già pronta la squadra di governo), e si faccia la conta dei voti in parlamento. 
Si faccia pure anche il ballottaggio. 
Chi vince governa, e resta in carica senza bisogno di continue verifiche sulla fiducia
Decade dopo il rinnovo del parlamento, o se si presenta un diverso candidato, che lo sfida in parlamento (come se fosse un nuovo ballottaggio), e lo vince.

Mi è venuto in mente, che più della riforma della costituzione, occorrerebbero pillole di buon senso, ed iniezioni di onestà.

giovedì 5 dicembre 2013

Infinito

Quante volte sembrerebbe non finire mai, e poi finisce.
Mi sono fatto l'idea che l'infinito sia solo un'idea, una delle tante idee sbagliate.
Con la scusa che continua ad esserci qualcosa dopo, ci sentiamo esonerati dal capire quanto manca alla fine.
Anche con la relatività, chi di noi, all'inizio, non è stato un po' scettico ? 

  •  Accettiamo un limite massimo per la velocità, solo perché ci hanno spiegato che i regoli si accorciano, il tempo s'allunga, ed un sacco di altri scherzetti alla tira-molla, per cui magari uno crede di andare ancora più veloce, ma più della luce non ce la fa proprio.
E se fosse così anche con l'infinito ?
Intendo dire, che c'è un numero massimo, e non solo non riesci a fare +1, ma quando tenti di avvicinarti, succedono strani scherzetti, e la somma è un po' meno degli addendi...
Come per la relatività, che a velocità normali non te ne accorgi, così con i numeri “normali” questo non si verifica, ma per certi numeri, quelli proprio enormi, magari si verifica...
D'altronde verso il basso, non è che sia possibile dividere all'infinito: dopo un po' arrivi alle particelle elementari, che le hanno affettate a destra e sinistra, ma si direbbe che siamo abbastanza vicini al capolinea.
Parlando di numeri grandi, bisognerebbe capire se le operazioni che conosciamo continuano a funzionare. Però, se il numero è veramente grande, ci potrebbero essere dei problemi proprio a farlo il calcolo. E se il calcolo non lo si riesce a fare, come si fa a dire che funziona come per i numeri normali ?
Il bello è che se scoprissimo che esiste proprio un numero massimo, che più alto non si può, sarebbe la fine per tutto il castello dell'algebra moderna, che poggia sul concetto di infinito, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

Ma tutto finisce, per fortuna, anche Berlusconi

mercoledì 27 novembre 2013

Decadenza

La parola "decadenza" mi fa venire in mente quelle dinastie logore e corrotte, che si sfaldano da sole, per mancanza di vitalità.

Oggi invece quella di Berlusconi si "vota".
E c'è una grande attesa.
Neanche fosse una meteorite che sta per cadere...
"finirà in testa proprio a me ?" sembra che si chiedano tutti.

Tutti a guardare, come nelle arene romane, il pollice verso...
...ma stavolta democraticamente, da un'assemblea di (sic) nominati.

Che spettacolo

L'unica consolazione, per il tapino, gli introiti pubblicitari per il picco di ascolti televisivi.


Politicamente, sembra esserci una polarizzazione, tra chi lo difende, e chi non vede l'ora che tolga il disturbo
E questo sembrerebbe avere una valenza elettorale.

Però, secondo me, per votare non occorre essere fan.
Credo che la maggior parte degli elettori non lo sia.
Il meccanismo della democrazia delegata (pur con le pessime regole attuali) non è un contratto commerciale, ma la delega a decidere per conto nostro.
E le decisioni finali saranno comunque risultato di trattative, compromessi, mediazioni. Se non fosse così, non si chiamerebbe democrazia, ma tirannia.

Il voto è solo un granello sulla bilancia, ma ha la grandiosa caratteristica di valere come tutti gli altri.
Sentirsi "completamente" rappresentato da qualcuno, non è necessario per la democrazia delegata.

Ma questa è una mia opinione, e la politica da "stadio" sembra prevalere.
D'altronde, quello che ci porta a formare "gruppi", ed identificarci, è un istinto profondo e generale.
E' il fondamento della Società come organismo, quello che fa la fortuna delle api (che non possono esistere come individuo singolo), e di una infinità di altri esseri viventi.
Non ha senso guardare questa contrapposizione tra fan ed antagonisti, come un aspetto da disprezzare.

La cosa che mi fa riflettere, piuttosto, è che nessuno ci costringe a schierarci: lo facciamo spontaneamente.
Forse Darvin si è sbagliato: non discendiamo dalle scimmie, ma dalle pecore

lunedì 18 novembre 2013

Ancora riconoscenza



Alle volte mi guardo allo specchio, come per riconoscermi.
Vedere mio padre e mia madre in certi miei tratti.
Capire in che misura mi compiango, o mi faccio coraggio.

Lo specchio è uno stratagemma, perché vedersi in altri modi è più difficile, però lo puoi fare anche in tanti altri modi, come - ad esempio - rileggendo quello che hai scritto, un disegno che hai fatto.
Volendo andare sul difficile, puoi provare a riconoscerti guardando i tuoi figli...

in loro, puoi ri-conoscerti veramente in tutti i sensi.
Puoi intravedere te stesso...
ma potresti anche conoscerti nuovamente, cioè in modo diverso, in un modo a cui non eri abituato.
e, perché no, provare l'emozione della ri-conoscenza per il buon esito
(chi debba essere il destinatario di questa riconoscenza, fate un po' voi).

Prima di togliere lo sguardo dallo specchio, però, mi viene sempre una smorfia, una boccaccia, un gestaccio.
e torno a finire di vestirmi, per andare a lavorare.

domenica 10 novembre 2013

Ammenda

Sembra che la Commissione Giustizia stia discutendo sul reato di depistaggio.
Se venisse introdotto, un pubblico ufficiale che fornisse informazioni false o volutamente lacunose. potrebbe finire in carcere per un bel po' di anni.

Uno pensa alle stragi impunite, ai processi abilmente dirottati sul binario morto, e subito dice : "Finalmente".

Quello che mi ha lasciato allibito, però, è la scarsa fantasia della pena.
Ma non si è ancora capito che non ha senso ficcare tutti in carcere, per poi farli uscire con l'amnistia o l'indulto, o non farli neppure entrare, per via dell'età, o per motivi di salute ?

Non penso solo a questo reato, ma a tutti i reati commessi da chi ha ruoli rilevanti nella gerarchia statale. Colpirli economicamente (che so: perdita di tutti i diritti, compresi quelli previdenziali, confisca di proprietà, se la devono cavare con la pensione minima),
Colpirli nell'onorabilità (decadenza di tutti i titoli: come si fa a chiamare ancora "Cavaliere" chi è condannato definitivamente per frode fiscale ?)
Vanno bene i compiti socialmente utili, purché specificatamente connessi ai diritti che hanno leso con il loro comportamento... e non con ruolo da dirigente: in quello più modesto

  • Hai intralciato la giustizia sulla strage di Ustica ? lavori per 10 anni, gratis, all'assistenza passeggeri.
  • Hai insabbiato il processo della strage di piazza Fontana ? prenditi cura di quelli che hanno perso un familiare in quella occasione, che so: vai a fare la spesa, li accompagni dove occorre.
  • Hai evaso ?  Le imposte le hai sottratte ai servizi... arruolato subito, gratis, al "pubblico decoro" !

perbacco, un po' di fantasia !

sabato 2 novembre 2013

Droni

Come idea, sembrerebbe furba: nessun rischio per i militari, costi contenuti, distruzioni limitate, obiettivo centrato.
Le obiezioni sembrerebbero limitarsi ai casi di errori di bersaglio (e si dice siano numerosi).
Le proteste "in punta di diritto" sarebbero poche (dico sarebbero, perché non so se i TG passano correttamente le informazioni su questo argomento.

A me balzano all'occhio due aspetti, il primo è un invito alla prudenza: se è davvero lecito colpire i propri avversari con i droni, mi aspetto che tra breve compariranno droni low-cost, ed  il joystick non sarà in mano ad un militare americano.

Ma l'aspetto più sconcertante, riguarda il distacco emotivo.

Che mi porta a riflettere, più in generale, sui conflitti.
Molte guerre sono state vinte dal fronte più debole, perché nei combattenti era presente una forte motivazione.
Penso al Vietnam, ma anche al nostro risorgimento.
Non voglio mitizzare nessuna guerra, ma in una certa misura è l'emozione che giustifica il ricorso alla forza, e ne da un valore etico (benché comunque discutibile).

Come fa l'operatore del drone, a distinguere tra un videogioco, e l'assassinio ?

Mi viene la parola "macelleria"
E mi rendo conto che viene normalmente praticata su larga scala, sugli animali.
Anche quella viene accettata solo perché c'è distacco emotivo: noi non la vediamo.

Certo, macellare polli o persone non è la stessa cosa.
Ma emotivamente hanno delle somiglianze
A quanto pare, è in atto (non so bene da quando) il tentativo di narcotizzare certe emozioni, che altrimenti ci bloccherebbero nell'agire.
Ma le emozioni esistono proprio a nostra protezione
Siamo sicuri che non ci faremo del male ?

venerdì 1 novembre 2013

Dolcetto o scherzetto

Si starebbe formando un nuovo schieramento: chi è pro Halloween, e chi è contro.

L'argomento dei primi, è essenzialmente ludico ed antiproibizionista, mentre i secondi spaziano dalle forze del male, al tradizionalismo, ad atteggiamenti anti americani, o contro il consumismo.

Io non credo che il punto sia se è pagana o meno, o se è di tradizione nostra, o meno, se fa divertire i bambini o meno.

Il punto è che si ride della paura e della morte.
Io non sono contro la risata, però il pensiero della morte credo sarebbe meglio che ci portasse altrove.

A domandarci che uso stiamo facendo della nostra esistenza, ad esempio.
Che uso stiamo facendo dell'esperienza dei nostri predecessori.

Metteteci quello che volete, ma buttarla in ridere a me sembra sbagliato