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mercoledì 25 aprile 2012

Bela ciao



Questo l'ha scritto Paola, qualche giorno fa. Per passare il tempo, a scuola, durante un'ora passata in una classe che non era la sua.  La sua maestra era malata, e l'organico disponibile non consentiva l'organizzazione di una supplenza.

Chissà come mai le è venuta in mente proprio questa canzoncina.
Forse a Paola questo partigiano, morto per la libertà, sta simpatico.
Forse è ben lontana dal pensare che si trattava anche della sua, di libertà.

Oggi, alla radio, hanno letto delle lettere di partigiani, scritte poco prima di morire.
Poco prima di morire per la libertà mia, per la libertà della Paola, e anche per la tua, che mi stai leggendo.

Tanto diverse tra di loro, queste lettere, ma tutte uguali per un dettaglio: una persona a cui scrivere, a cui si è legati da un sentimento forte, a cui è difficile spiegare perché ha senso morire per la libertà di qualcun'altro.

Che poi, magari, ne farà un uso trasandato.

Per me, libertà, è pensare con la propria testa
dire quello che si pensa
non trovare strade sbarrate
poter lavorare
poter studiare
avere cure quando siamo malati
avere assistenza quando siamo vecchi, e non possiamo badare a noi stessi

è un'organizzazione sociale umana, ragionevole e rispettosa.
Per il partigiano, era chiaro quale fosse l'ostacolo al buon governo.
Oggi lo è molto meno



venerdì 20 aprile 2012

Gratis

Stamattina, sulla boccetta dello shampoo, ho notato la scritta: “20% gratis”.

Beh, mi è venuto in mente mio padre, quando commentava:  “Gratis, et amore Dei”.
Allora mi sono reso conto che:  “Gratis”, viene da “Gratiis”, cioè  “per grazia di”…  
Perbacco: gratis = bello.
Ovvio, no ?

Le tre Grazie, erano tre bellissime donne.   La grazia ce l’ha chi si rivolge a noi gentilmente.  I cuccioli sono “graziosi”, che so, anche i fiorellini: non c’è dubbio…  grazioso è qualcosa di bello,  di gioioso, amorevole.

Quindi sulla boccetta c'era scritto:  “questo 20% di shampoo te lo do, perché è bello così”

Boh

Io non ho travato nulla di grazioso in quel 20% di shampoo; voi sì ?
Peraltro l'avevo pagato regolarmente alla cassa (avrei accettato volentieri solo l’omaggio, ma non si poteva staccare dal resto, che purtroppo era a pagamento).

Ecco un altro chiaro esempio, della piaga della falsificazione della parole, che, secondo me, affligge la nostra epoca.

Gratis è non chiedere nulla in cambio, fare qualcosa solo perché “è bello”.  Viene in mente la madre, che si sobbarca la gestazione, il parto, e lo svezzamento dei figli:  l’unica ricompensa è la bellezza della creatura che viene al mondo, e la gioia di volergli bene.
Gratuità è l’antitesi dei principi economici.
L'economia è basata sullo scambio; per agevolare lo scambio sia arriva a virtualizzare la contropartita, inventando il danaro.

Con il denaro il tempo irrompe nella logica dello scambio. 
Il gesto si scompone in due momenti, che avvengono in tempi diversi:  vendo "A" e guadagno danaro; uso quel danaro per comprare "B": lo scambio è tra "A" e "B", ma è scomposto in diversi istanti.  Il tempo che intercorre tra i due momenti, rappresenta l’accumulazione di una potenzialità, e quella accumulazione si materializza nel danaro.
L’arroganza luciferina, sta nel fatto che diamo un valore fondativo a quella accumulazione, e costruiamo tutte le regole di convivenza, su qualcosa che non è nulla di più che una tecnica dilatoria. Come se il tempo ci appartenesse.


Nulla a che fare con la gratuità, che è un gesto d’amore, e per sua natura sta fuori dal tempo ("un diamante è per sempre", secondo me, è uno slogan efficace, anche perché richiama l'a-temporalità dell'amore, in compensazione di una spesa elevata, che a nessuno piacerebbe ripertere). 
Ma quando torneremo a fare qualcosa, solo perché è bello ?

mercoledì 28 marzo 2012

Miss


Quando andavo a scuola, per prima cosa c'era l'appello.
Non era per vedere chi c'era, ma chi mancava.
Evidentemente era più importante annotare l'assenza, che la presenza.

Strano no ?   L'importante dovrebbe essere chi ha partecipato.
Noi però, al fatto di esserci diamo poco peso, forse perché, ovunque andiamo, siamo sempre presenti...

Eppure, statisticamente, la nostra assenza è l'evento più frequente, e quindi noi daremmo poco peso all'evento (la presenza) più raro, quello che ci dovrebbe far esclamare: "evviva ! Capperi, io c'ero !"
Non lo trovate paradossale ?

La nostra assenza è di gran lunga l'evento più frequente.
Innanzitutto, perché non riusciamo ad essere in ogni luogo (qualche politico dà l'impressione che ci stia provando, ma per fortuna è solo un'impressione)...
E poi perché la nostra presenza, sulla scala dei tempi, è poco più di un attimo.

Tra non molto saranno pochi a ricordarsi di noi, e lo faranno a fatica.
Qualcuno glielo dovrebbe dire, allora, di non farlo quello sforzo, che è del tutto inutile.

A qualcuno la mancanza fa tristezza, é rimpianto di cose non fatte, o desiderio struggente di fare rewind, per tornare al tempo passato.
Per entrambe le cose non c'è soluzione, quindi la tristezza è del tutto immotivata.

Però l'assenza potrebbe anche creare un desiderio, l'attesa di un ritorno, che immaginiamo gioioso.
E questo magari è possibile (soprattutto se ci accontentiamo di qualcuno che gli assomiglia), e l'intensità del desiderio, farebbe promettere bene.

Così - forse - l'assenza, dovrebbe essere uno stato d'animo da coltivare con cura, per gli aspetti positivi che, in qualche modo, l'accompagna.

Come l'assenza di Berlusconi

martedì 20 marzo 2012

Primavera

Sta arrivando la primavera.
Direte: "Che novità"
Eppure fa sempre un certo effetto, a voi no ?


Questa pioggerellina, il terreno che se la beve, le giornate che si allungano...

Se fosse la 58^ volta che vedo lo stesso film, direi: "Cha barba"
Ma questo film della Natura, è sempre piacevole.
Gli interpreti, è vero, magari stufano un po', ma la regia è grandiosa.

E poi, chi sa se l'anno prossimo si replica.

lunedì 5 marzo 2012

Pandolo

Dai, forse è arrivato il momento di cambiare la legge elettorale.

Però ho l’impressione che, come il solito, si perdano in dettagli incomprensibili, per non affrontare i pochi punti fondamentali:

  • Tutti devono poter votare, e tutti i voti devono essere ugualmente importanti (cosa vuol dire “sbarramento” ?  Che l’opinione di quegli elettori non conta nulla?);
  • Tutti devono sapere chi stanno eleggendo (non vogliamo vedere la stessa faccia in centinaia di circoscrizioni: mica puoi essere eletto cento volte !  Te ne scegli una, e lasci stare le altre);
  • Proibito candidare gente straricca (cosa possono capire dei problemi degli altri ?);
  • Proibito rieleggere chichessia (sei stato bravo ? potrai essere arruolato come funzionario);
  • Proibito eleggere commercialisti, avvocati ed azzeccagarbugli;
  • Proibito eleggere furfanti (cioè una persona che il giudice ha considerato tale, ed ha condannato).
A noi, del metodo tedesco o francese interessa poco, purché venga fuori un parlamento di gente per bene, che rifletta le diversità nostre;  gente motivata a far bella figura.
Dice "Ma c'è il problema della governabilità"...
Spesso i giornalisti fanno un gran minestrone: le regole della governabilità, e quelle della rappresentanza mica devono essere le stesse ! 
La legge elettorale riguarda la rappresentanza.
Se poi, vogliamo stabilire che un Presidente del consiglio resta in carica almeno 3 anni, caschi il mondo, facciamolo pure. Ma chi l'ha detto che un Presidente, per governare, deve per forza fare nuove leggi ?   Innanzitutto deve rispettare le leggi che già ci sono.  E poi, se fa solo leggi per sé stesso, è sacrosanto che il Parlamento non gliele approvi.
Starà lì, come un pandolo, condannato a governare, a meno che non decida di togliere il disturbo.
Come qualcuno ha fatto recentemente.

mercoledì 8 febbraio 2012

Salva con nome

“Salva” è una funzione presente in quasi tutti i programmi per i calcolatori.

Vuol dire che adesso è in pericolo, e devi mettere il tuo lavoro in un luogo più sicuro.


A te magari non sembrava, ma se te lo dicono loro, sarà vero...


Quindi lo salvi, e -di solito- devi anche dargli un nome

...per via che, dopo, devi poterlo ritrovare.

Il nome resta nella tua memoria...

Se perdi il nome, il tuo salvataggio non conta nulla, perché non riesci a ritrovarlo,

oppure, se per puro caso ci capiti sopra, non lo riconosci.


Il tuo lavoro, quindi, è in effetti affidato alla tua memoria, però "compresso" in un nome

Quel nome, sarà la chiave per ritrovarlo.


Ma la nostra memoria, è un luogo sicuro ? (la mia di sicuro no...)

Dove la salviamo, la nostra memoria ?

Facile: mettiamo tutti i nomi in un elenco... così poi abbiamo un sacco di bei nomi, che salviamo con nome, e basta che ci ricordiamo solo quel nome lì, perché quello è il nome che contiene l'elenco dei nomi.

Oh, attenzione, se ce lo dimentichiamo siamo fritti.

Ma non ce lo dimenticheremo: lo mettiamo lì, di fronte al naso... impossibile non vederlo.

A posto !

Quando cerchiamo qualcosa, guardiamo nella direzione del naso, nel desktop, ed ecco l'elenco dei nomi.

Guarda guarda...

Cavoli, sono proprio tanti...

Quante cose che abbiamo salvato, eh ?

Come facciamo a sapere qual'è quella che stiamo cercando ?

Basta ricordarsi, no ?


Ma allora, dov’è stata fatta - veramente - la memorizzazione, sul file salvato, o nella mia mente ?



Mi sono fatto l’idea, che alla fine, tutti i significati sono inesorabilmente ficcati nella nostra mente. E, bene o male, sono legati a dei nomi.

...o verbi

..o parole

E allora...

  • preservare i significati, non lasciarli corrompere, sarebbe un impegno sociale.
  • chi mistifica, e spaccia significati falsi, sarebbe un asociale.
  • Tradire il nome di una cosa, andrebbe elencato tra i peccati capitali.


Qualche esempio ?

  • "Compound" ? Boh, a me, quella di Bin Laden sembrava una villetta, una villetta con una mura alta, come tante dalle nostre parti. Poi l'hanno chiamata "bunker". A me i bunker ricordano quelle costruzioni di cemento, come tombe, fatte per sopportare i bombardamenti , con piccole feritoie dove far uscire la canna del fucile.

ma lì non c'erano fucili, non c'era calcestruzzo, solo un povero sfigato, come potevo essere io, che guardava la TV, forse in ciabatte. Pericoloso per le idee che aveva, e per il fatto che le diffondeva

Perché confondere la realtà, con nomi che allontanano dalla realtà ?

  • Quelle come Ruby, le hanno chiamate “escort”. Una che fa sesso dietro compenso in danaro, si chiamerebbe prostituta, no ? Mica per fare i pignoli...
  • Decreto "Salva Italia". E’ stato semplicemente un rastrellamento di danaro, per darlo a quelli che si aspettano di incassare più soldi di quanti ne hanno prestati. Se non ci fossero stati da pagare gli interessi sul debito, mica bisognava alzare l'IVA ... o no ?


Però adesso questo post lo salvo, prima di perdere tutto

e - se potete - salvatevi anche voi

mercoledì 25 gennaio 2012

Gente

In questi giorni, al Festival della scienza di Roma, è andato di scena il tempo.

Chiamarla “dimensione” mi suona un imbroglio, ...un tentativo di confonderla con le dimensioni dello spazio. Il tempo è profondamente diverso.

Se avete letto altri post di questo blog, sapete che a me il tema appassiona … e vi vorrei raccontare cosa mi è venuto in mente.

Prima differenza: "Nello spazio, se vuoi, torni indietro... nel tempo no…"
Ben noto.
Ma forse non è ancora l’aspetto più caratteristico del tempo.

Il suo aspetto fondamentale, secondo me, non è il fatto di andare in un solo verso, ma la sua varianza rispetto al numero.

Provo a spiegarmi.
Prendi il tempo individuale. Indubbiamente la sua caratteristica principale, è che si restringe.

Sulla durata (lungo o breve) è soggettivo (Einstein direbbe “relativo”), ma che si consumi è innegabile.
Io difficilmente arrivo alle estreme conclusioni di questa evidenza (se lo facessi, sarei anarchico), ma ogni istante che passa é perso definitivamente.
L’insieme delle possibilità, ad ogni istante, si riduce.

Ma questo è vero solo per il tempo individuale. La moltitudine cambia la prospettiva, e la fine di un singolo individuo, è compensata dalla nascita di altri, e l’organizzazione (cioè in costituirsi in “organo”) fornisce una nuova identità, e per questo insieme il tempo può espandersi.

Il tempo, che singolarmente si stava inesorabilmente restringendo, viene preso d’assalto dalla moltitudine, che lo colonizza, e sembra imporre la direzione vitale della crescita (“La vita va avanti” si borbotta nei funerali).

Che questa crescita abbia poi la sua parabola discendente, poco importa, perché ogni organismo si può strutturare in organismi più estesi, ed il tempo può essere gabbato ancora.

Senza dubbio, il merito della vittoria delle moltitudini sul tempo, sta nel meccanismo della nascita.
Senza questo meccanismo, la moltitudine più tecnologica del mondo non sopravviverebbe più di una generazione.

Ed anche di questa evidenza, sembra esserci poca consapevolezza: ci fanno combattere la guerra contro lo spread, quando rischiamo di perdere la battaglia contro il tempo. Parliamo di diritti della persona, mentre è la gente che conta. Ci focalizziamo su di noi, come individuo, mentre ci può essere futuro solo come collettività.

Gente, dai che siamo forti !

martedì 13 dicembre 2011

Custode

Da piccoli ce la facevano ripetere prima di dormire: “Angelo di Dio, che sei il mio custode”... ed a noi piaceva, perché era breve.

L'angelo non lo potevi vedere, ma sentire... Un'esperienza extrasensoriale a portata di mano... a me l'idea faceva anche un po' paura, ed oscillavo tra il desiderio che questo benedetto essere si manifestasse, ed il terrore che lo facesse veramente.

Adesso che gli angeli sembrano scomparsi del tutto, quella preghiera mi sembra un'antico cesello; un’opera cartesiana, in cui nessuna parola sembra lasciata al caso.

  • “Illumina”: dunque è questo il primo problema… il buio pesto, che ci fa andare a tentoni. A pensarci bene, quanti errori, che, “con il senno di poi”, potevamo evitare. E quanti, probabilmente, ne stiamo facendo tuttora, senza vederli.
  • “Custodisci”: vuol dire che siamo a rischio. Presa alla lettera, ci sarebbe chi vuole violarci, o –quanto meno- c’è il rischio che ci disperdiamo, e di noi non resti nulla.
  • “Reggi”: una bella botta alla nostra autostima. Come dire che non saremmo neppure in grado di star ritti da soli.

Dura da ammettere... ma quante conferme, a queste interpretazioni...

  • “Governa”: sarebbe la nave che va governata, per farla arrivare al porto. Quindi noi saremmo una nave senza timoniere, che viaggia allegramente, con le vele gonfie, ma non sa dove sta andando.

Impossibile negare anche questa evidenza.

  • “Che ti fui affidato dalla Pietà Celeste”: il nostro angelo sarebbe solo il custode. E non per sua generosità. Lui non avrebbe particolari sentimenti verso di noi: solo un compito preciso. Noi, invece, staremmo a cuore a qualcuno, che però non avrebbe la possibilità di operare in prima persona.
Come quegli emigranti che mandano la rimessa ai propri cari, troppo lontani per essere raggiunti direttamente.

Questa distanza, tra Dio e noi, colmata solo attraverso messaggeri, o intermediari (come l’ “avvocata nostra”), parla chiaramente della nostra solitudine.

Del senso di mancanza.

Anche se, in genere, non sapremmo dire esattamente cosa ci manca,
...ma qualcosa ci manca.
Tentiamo di colmare la voragine, con il consumo, e restiamo -inesorabilmente- insoddisfatti.

Nel mio primo libro di economia, nel primo capitolo, c'era scritto che "i bisogni dell'uomo sono infiniti". "E allora", chiesi al professore, "perché affaticarci tanto per soddisfarli ?"
Non mi rispose.

Si avvicina Natale, e l'apparizione di un'angioletto, magari sorridente, con un lieto annuncio, sarebbe proprio indicata.

Te che fai finta di niente, lì dietro, che ne dici ?

sabato 3 dicembre 2011

Sacrifizi

Adesso ce li chiedono in coro, come se fosse: “solo per questa volta”

… ma i sacrifici hanno accompagnato tutta la nostra storia

…e, francamente, non hanno mai portato fortuna.


Ricordate Caino ed Abele ? L’istinto omicida è scattato dopo dei sacrifici.

Quello di Caino sembrava sgradito al Cielo.

Abele comunque bruciava animali, mentre Caino solo fascine... oggi si direbbe: “concorrenza sleale”. Il sacrificio, Abele, lo faceva fare alla bestia, mica lo faceva lui


Nei sacrifici, di solito, chi si sacrifica è vittima, spesso inconsapevole, il più delle volte, inutile.


Quelli di Monti, sono sacrifici per il Dio Finanza.

Che, indubbiamente, è un Dio cattivo, e temo resterà insoddisfatto…

…e chissà se dovremo vedere ancora gli effetti dell’istinto di Caino.


Io credo sia sbagliato focalizzare sui sacrifici.


Mi sono fatto questa idea: fare sacrifici, costretti dalla paura, è una situazione da evitare, che porta solo altre disgrazie.


Basta con i sacrifici: abroghiamo la parola !

Ci sarà bene, nelle possibilità future, qualcosa di interessante, che giustifica la “colletta collettiva” che saremo chiamati a fare…

Ci dicessero di essere contenti e soddisfatti, non sarebbe meglio ? Ci aiutassero ad essere veramente più contenti, e soddisfatti, svegliandoci dall'ipnosi collettiva del consumismo, non sarebbe bello ?


Facciamo una festa, vogliamoci più bene, smettiamo di fare gli stupidi


Andrà tutto meglio