Si parla di

tempo (45) potere (38) soldi (20) parole (19) scritture (16) verità (15) giornalismo (14) comix (9) libertà (9) valori (9) numeri (8) relativismo (8) acqua (7) emozioni (6) evoluzione (6) decrescita (5) errori (5) fisica (5) morte (5) dolore (4) lavoro (4) diritto (3) sogni (2)

venerdì 5 febbraio 2010

Tasse giuste

Visco diceva che pagare le tasse è bellissimo.
Sicuramente la frase è paradossale, ma poco fa ho avuto la quarta telefonata della giornata (e sono le ore 11), da parte di quelle sfortunate impiegate (a tempo determinato), che hanno il compito di cercare spillarti quattrini con un contratto che non ti interessa (principalmente telefonia ed energia, ma anche altre carabattole).

Allora ho pensato: "cavoli, ci vuole una tassa !"

Tremonti, ascoltami: una bella tassa su ogni telefonata con scopo commerciale: 10 € a chiamata.

Si fa così: ogni azienda dovrà avere un elenco dei suoi corrispondenti abituali (chi non ce l'ha ?); l'azienda deve informare le persone contenute nell'elenco, e queste ovviamente hanno il diritto di richiedere di farsi cancellare dall'elenco (che poi è la norma sulla privacy... non c'è già ?);
L'elenco va comunicato al provider telefonico, in modo che non addebiti la tassa, quando si chiamano i corrispondenti abituali.

Questo ovviamente solo per le utenze intestate ad aziende.
La richiesta di cancellazione dall'elenco la si farebbe al garante, che la notificherebbe ai provider telefonici, che tartasserebbero l'azienda che tenta di ignorare le proteste delle sue vittime.
Credo di aver chiesto parecchie decine di volte che mi togliessero dagli elenchi, e quasi sembrava che per ritorsione si accanissero ancora di più sul mio numero telefonico !

Una tassa di 10€ sul diritto di disturbare.

Quando ricevessi una telefonata di quel tipo, mi consolerei pensando: "Beh, almeno versa 10 € a favore di quelli che hanno perso il posto di lavoro".

Sarebbe una tassa benedetta dalla stragrande maggioranza degli italiani ! (cavolo: Visco aveva ragione !)

Che ci vuole per farla ?
Facciamo un po' di casino perché la facciano ?
Dai !
Garante, dove sei ? Batti un colpo

sabato 30 gennaio 2010

Tocca a me

Ad un certo momento, arriva il proprio turno.

Per qualsiasi cosa

Quando si giocava, da bambini, c'era “la conta”: una lunga filastrocca che aveva lo scopo di rendere casuale la scelta di uno di noi, per il ruolo meno piacevole del gioco.

Quando toccava a te, non potevi rifiutarti.

Oppure all'ora di ginnastica: tutti in fila davanti all'attrezzo... l'esercizio lo fa un tuo compagno, poi un'altro, poi un'altro, ed alla fine … tocca a te.
Sei tu che lo devi fare.
Se sei preparato, non è difficile, ma non è come vederlo fare ad un'altro. E' tutta un'altra cosa.

Anche per cose meno importanti, come salire sull'autobus: prima si aspetta, si guardano gli altri che salgono, ma poi lo devi fare tu il movimento giusto, e salire.

La differenza tra veder fare qualcosa, ed essere tu che la fai, non è questione di punto di vista, è questione di tempo.

L'azione sembra esserci a prescindere da chi la fa; come una lente, che mette a fuoco un solo punto, e spostandosi cambia il punto illuminato, così nel mondo delle possibilità, le azioni esistono, ed il fatto di farla tu, l'azione, è come se il "fuoco" della lente del tempo passasse sopra di te e, per un momento, l'azione improvvisamente diventasse il tuo presente.
Sei tu il soggetto prescelto, finché il fuoco non ti lascia, e passa su qualcun'altro.

Se l'azione non la fai tu, ma qualcun altro, vuol dire che non è ancora il tuo tempo.
Quando tocca a te, vuol dire che è giunto il tuo tempo.

E allora non avrai troppo tempo per quell'azione.
Difficilmente potrai tirati indietro.
Qualcuno ti guarderà, pensando a quando verrà il suo turno.

E' inutile nascondervi a cosa sto pensando: anche per l'ultima cosa da fare su questa Terra, l'addio, è solo questione di tempo.

Beh ? Cosa sono questi musi lunghi ?
Dai, era solo un esempio.
Che so, anche per un governo senza Berlusconi è solo questione di tempo. Poi alle prossime elezioni, potremmo anche dargliela noi, una mano, al Tempo... mica può fare sempre tutto Lui !

martedì 26 gennaio 2010

Windows7

Da un po' sono passato, sul mio portatile, a Windows7, l'ultima versione di sistema operativo di massa di Microsoft.
Quando parte, fa il suono classico, anche se stavolta è decisamente migliore, più armonico.
Uno lo sente, e dice: "Che bel suono"

Poi però sono rimasto col dubbio: quel suono l'avevo già sentito
Non la melodia: quella è chiaramente la stessa del vecchio windows XP
Il suono, intendo dire, quel timbro di suono.

Alla fine me ne sono ricordato.
E' la Glassarmonica... siete d'accordo ? Quello strumento fatto di bicchieri di cristallo, che ruotano, e che vanno suonati sfiorandoli con i polpastrelli.
Provate a confrontare: ci assomiglia un sacco.
Non è facile fare questa prova, perché è stato abolito due secoli fa, per "gli effetti sulla psiche del suono dello strumento, ritenuto troppo penetrante e capace di produrre profondo turbamento"

Strano, no ?

Poi mi sono accorto che non c'è più la clessidra.. al suo posto c'è un cerchio, che ruota, ruota, ruota...

Non è così che si ipnotizza la gente ?

Non so cosa pensare. Di sicuro, se uno vuole avvelenarti, non te lo dice.
Ti devi accorgere tu, da piccoli indizi.

Ragazzi, io direi che se ci teniamo in casa un gatto, è meglio...
non si sa mai

sabato 2 gennaio 2010

Uguaglianza

L'altra sera, con Paola, la nostra piccolina di 5 anni, si parlava dell'anno che finisce, ed a me è venuta la classica metafora dell'anno vecchio che se ne va, e dell'anno giovane che arriva.
Paola mi fa: “Va, ma poi ritorna ?” In effetti no: il 2009 è stato un esemplare unico, non ci sarà mai più un altro 2009. Piuttosto di dire che se ne va, sarebbe stato corretto dire che l'anno vecchio schiatta del tutto, ma mi pareva brutto.

Allora ho detto: “Sì, ma il nuovo anno in effetti sarà come quello precedente: comincia con l'inverno, poi ci sarà la primavera, sbocceranno i fiori, e poi verrà il caldo dell'estate...”

Ed è lì che mi sono incasinato...

Sono uguali o diversi ?

Perché l'uguaglianza non è che sia un concetto tanto chiaro. “Siamo tutti uguali”: sì, come le gocce d'acqua, che non ce ne sono due di identiche, neanche per sbaglio !

Ci sono uguaglianze veramente vigliacche, come quando allo specchio ti riconosci, e dici “Quello sono io”, e invece, se provi a sovrapporre, ti accorgi che la destra è finita a sinistra !

Mi ha sempre colpito il fatto che a noi, i cinesi sembrano tutti uguali... loro però si riconoscono perfettamente. Poi un cinese mi ha spiegato che anche noi, per loro, siamo difficilmente distinguibili uno dall'altro: incredibile, no ?

Quando comprammo il cagnolino di casa, lo andammo a prendre da un allevatore. La mamma aveva appena sfornato nove cuccioli. Quando siamo attivati, dalla cuccia è uscita prima la madre, e poi uno alla volta, i piccolini. A noi sembrano tutti uguali. Per la mamma però sono tutti ben diversi.

Come con i vini, se non sei allenato, puoi fare fatica a distinguerli, non è facile riconoscerli.
Per distinguere, bisogna conoscere.

Ma vorrei attirare la vostra attenzione, su una uguaglianza, che sembra ovvia e banale, ma non lo è poi tanto, secondo cui ogni cosa è uguale a sé stessa, e su un'altra, che sembra falsa, ma che ha del vero, per cui ogni cosa è uguale a qualsiasi altra cosa.

Se confrontiamo una cosa con... se stessa, vuol dire che la stiamo osservano in due, da due punti diversi, oppure anche da soli, ma in momenti diversi. E sì, perché altrimenti il confronto non avrebbe senso.
In entrambe i casi, le due osservazioni NON POSSONO COINCIDERE. Supponete che sono io l'oggetto osservato: in un momento diverso, quanto meno sarò più vecchio; invece, visto da due persone diverse, non c'è nessun modo di dimostrare che stanno vedendo la stessa cosa, salvo un atto di fede, o se mi chiedono la carta d'identità.

L'esempio più evidente siamo noi stessi. Non so dove ho letto, che gli atomi che costituiscono il nostro corpo sono ricambiati abbastanza spesso, soprattutto quelli dell'acqua.
Credo che tra me, e me dieci anni fa, non siano molti gli atomi nello stesso posto.

Ma non c'è solo il tempo, che crea confusione.

Forse gran parte delle diversità, sono solo l'effetto di una nostra confusione.
Quando studiavo fisica, mi stupiva la semplicità dell'espressione matematica delle leggi dell'elettromagnetismo, e di quanto si assomigliassero le equazioni di leggi relative a fenomeni così diversi tra di loro, come la legge gravitazionale, o dell'attrazione elettrostatica.
L'impressione è che da qualsiasi punto tu parta, arrivi sempre allo stesso risultato, e che sotto sotto, di leggi ce ne siano ben poche, chissà, magari una sola.

Così puoi studiare le interazioni tra particelle, oppure tra pianeti, oppure tra persone, e le conclusioni sono trasferibili con una facilità incredibile...

Ma provate ad immaginare il nostro mondo, ed allontanarvi, finchè non lo vedete nella galassia, ed allontanari, finchè non lo vedete in un ammasso, e poi allontanarvi ancora, e ancora, e ancora.
Non vi sembra che allora veramente ogni cosa diventa uguale ad ogni altra cosa ?

Beh, salvo di fronte alla legge, perché lì c'è sempre (almeno per un'altro po') qualcuno che è più uguale degli altri (almeno qui in Italia).

martedì 22 dicembre 2009

Auguri



Vorrei una notte stellata,
col cielo color cioccolata.
Vorrei coltivar l'insalata,
da coglier già bell'e lavata.
Avere la pace nel mondo...

...ma sento già qualche risata

m'han detto: “la festa è passata”

peccato

Va beh, ma si sa dov'è andata ?

lunedì 14 dicembre 2009

Paperissima

Quanta gente che ride, con la mano davanti alla bocca, per quello che ti è successo...


Mia sorella, quand'era piccina, saliva sempre su uno sgabellino; la mamma diceva "Vieni giù, che ti farai male !".
Ma i piccini spesso non ascoltano i consigli: devono ancora farsela l'esperienza...
Per essere più convincente, mamma diceva "Guarda che un giorno Gesù Bambino ti farà cadere !"
Strana tecnica educativa... ma all'epoca abbastanza usuale.
Fatto sta che un bel giorno (nelle storie si dice così, a prescindere da fatti successivi), mia sorella si è sbilanciata un po' troppo, ed è piombata -secondo i racconti dei presenti- a gambe all'aria.
Nulla che meritasse di essere tramandato, salvo il commento che fece fregandosi le botte, non appena in piedi: “Questo Gesù Bambino, me ne combina sempre una!”.

Ovviamente non c'è nulla da ridere, della bambina a gambe all'aria, o del gesto di uno sconsiderato (io lo chiamo così, anche se non so nulla dell'uomo che ha aggredito Berlusconi), ma il senso dell'umorismo, si sa, è un po' crudele.

Mi viene in mente un episodio: eravamo bambini, e nella nostra città non c'erano supermercati. Ogni tanto -ed era un momento importante- si faceva una decina di chilomentri, e si andava alla “Standa”. Girare tra gli scaffali stancava, e prima di rimettersi in macchina, si faceva tappa in un baretto, proprio in parte all'uscita. Sulle poltroncine in tubo di ferro, col sedile fatto tendendo tubicini di plastica colorati, ci si godeva un conetto gelato: festa totale.

Bene; una volta vedemmo uscire dal supermercato un signore con due grandi sacchi di carta (non c'erano gli shopper) pieni di spesa. Il carico gli impediva la visuale, e non vide uno di quegli oggetti ormai in disuso, che servono per parcheggiare le biciclette. Il capitombolo fu inevitabile, e spettacolare fu l'improvvisa fuoriuscita di liquido, dalle bottiglie frantumate (non c'era neanche il PET).
Il poveraccio -subito rialzatosi- osservava l'estendersi di quel lago frizzante, incerto sull'esclamazione.

Una scena da Paperissima.

Qualcuno forse rise. Io quella sera ho fatto fatica a dormire.

Che dire: Silvio, per la botta che hai preso, io non rido, ed hai tutta la mia empatia.
Però ... moderati un pochino anche tu; magari comincia smettendo di mandare in onda -sulle tue TV- quel programma crudele.

mercoledì 11 novembre 2009

Birilli

Avete presente la sentenza che ha scatenato la “questione crocifissi” ? Il giorno prima, salendo in macchina, in un parcheggio, ho notato per terra un piccolo crocefisso di plastica.

Forse non ci crederete, ma è successo veramente: le coincidenze capitano più spesso di quanto non sembri.

Adesso è nel portaoggetti in macchina, assieme alla lettera “A” d'ottone, raccolta da mia figlia piccola, Paola, durante una passeggiata; credo saltata via da un cippo “Proprietà privata”, che evidentemente ora fa: “Proprietà privat”, coerentemente privata di una lettera inessenziale.

Alfa e omega.

Sì, il crocifisso l'ho raccolto d'istinto: non si può lasciar calpestare un'immagine sacra.

Quando eravamo piccoli, l'olivo benedetto dell'anno prima, pieno di “scarpie” (ragnatele), non poteva essere gettato nella spazzatura, ed era l'occasione di un allegro fuocherello, in un vaso da fiori vuoto.
Neanche l'acqua benedetta, che nostra madre si faceva procurare da amici che andavano a Lourdes, poteva essere gettata.

Piccoli tabù, che mi sembravano ovvi ed importanti; tanto da agire anche oggi, e farmi raccogliere da terra quel piccolo crocefisso.

Chissà, forse l'avreste fatto anche voi...me lo dite ?

Quanti ricordi mi sono affiorati.

A scuola, il crocifisso era oggetto di innumerevoli giochi. Veniva nascosto, e sostituito con la scritta “Torno subito”, o fatto bersaglio del lancio della pallottola di carta. Una volta, in questi trattamenti, gli si ruppe un braccio, che però restava penzolante, attaccato al chiodo: qualcuno ci legò un sottile filo da pesca, e da distante, mentre il professore spiegava, faceva muovere il braccino, e tutti giù a ridere.

Blasfemi, un po', è vero, ma mica criminali.

Cosa rappresentava per noi, quel crocefisso ?
L'origine della nostra civiltà ?

Ma neanche lontanamente, davvero.
Era casomai emblema di sofferenza, che avremmo dovuto imitare.
Non era civiltà, ma medioevo. “Ricordati che devi morire”, castigo, punizione.

Era un oggetto, messo lì dal potere, a dirci di stare sottomessi: questo era per noi, e per questo lo sbeffeggiavamo (tutti, anche se a qualcono di noi, come a me, si torcevano un po' le budelle).

Non era amore.
Ma chi di noi aveva sperimentato, chi poteva dire di conoscerlo, l'amore ?
L'amore che conoscevamo, era solo quello dei nostri genitori, e proprio da quello cercavamo di divincolarci...

Sarebbe stato necessario uno sforzo di astrazione, di cui non eravamo capaci, per immaginare la croce come un atto d'amore.

Sinceramente, faccio fatica ancora adesso...

Accettare una condanna ingiusta...
Una condanna capitale, un tormento, un supplizio...
Non so chi di voi può condividere un sentimento di accettazione.

Mettere questo simbolo in un'aula frequentata da ragazzi, è come scrivere E=mc2 nella sala d'aspetto del dentista: giusto, ma totalmente incomprensibile e fuori luogo.

Ma perchè tanto accanimento, per quella sentenza ?
Era solo per dire “non avete il diritto di obbligare”
Che c'era di male in quella sentenza ?
Non condannava l'esibizione del crocefisso, ma l'obbligo di esibirlo...
Perché le gerarchie l'hanno vissuto come una minaccia ?

Confesso che non l'ho capito

Ma mi pare che questo sia sintomo di debolezza.
Se si attaccano a queste cose, vuol dire che non hanno nulla di valido...

Proviamo a soffiare
tutti assieme
mi sa che cadono come birilli

martedì 3 novembre 2009

Dolore

Avete presente quelle scene, alla fine del film: lui e lei che si incontrano dopo mille peripezie, felici, si strofinano per bene, e lei piange.

Magari è un problema solo mio, ditemelo, o magari ho scoperto l'acqua calda, ma l'amore provoca sofferenza.
Parlo nel complesso: ci sono momemti di esaltazione, di gioia, ma non manca mai la commozione, che in fondo è sofferenza. Per non parlare di quando l'esaltazione finisce, e restano il distacco, la nostalgia, il rincrescimento, la solitudine.

A me sembra paradossale, e mi sono chiesto come mai, questa strana cosa: il massimo del bene e del buono, l'amore, causa della massima cattiveria, il dolore.
Amore – dolore: un gioco di parole ? ...uno scherzo (si direbbe: “da preti”) della natura, o due faccie della stessa medaglia ?

Mi vien da dire che stavolta i preti non c'entrano, perchè è uno scherzo del tempo...

Provo a spiegarmi

Pensate cosa sarebbe l'amore.. senza il tempo. Quello che si promettono gli innamorati. Amore eterno... Ma non eterno perchè dura sempre, eterno perche fuori della dimensione temporale.
Sarebbe una fiamma senza combustione, uno “stato” invece di una transizione.

Bello è ?

Ed allora eccolo lì, è lui la causa del dolore: il tempo. Il distacco c'è perché c'è l'evoluzione; la nostalgia c'è perchè il tempo ci ha portati altrove, il rincrescimento c'è perché il tasto rewind non funziona (e nessuno che lo ripari...).

L'abbandono c'è perché gettiamo via il nostro tempo.
Tempo tiranno, si dice, ed anche un po' bastardo, aggiungo io, perchè non tollera di essere trascurato.

venerdì 30 ottobre 2009

Prezzi

Metti che sei al mercato della frutta, a comprare - che so - delle mele, e vedi che ad una vecchietta le fanno pagare di più che a te.
Metti che il mercante ti strizza l'occhio, e ti dice: “lei è stato furbo: ha attivato la summer card ! Per questo le mele le paga meno”.

Cosa provate ?
Come minimo disappunto ...

Beh, con la telefonia è proprio così: chi si informa, confronta, aderisce alle iniziative, ottiene mediamente prezzi più bassi: gli altri, come la nostra vecchina, peggio per loro.

Ma, poveretta, come avrebbe potuto ?

Vien da dire: “non è giusto”
Ma -chiediamoci- esiste un prezzo giusto ?

A me sembra che ci sia sempre meno un legame tra il prezzo che si paga, ed il valore della merce che si compera. Il petrolio lo puoi pagare -nel giro di pochi mesi- la metà, come il doppio. Ma non costa sempre lo stesso, tirarlo fuori da sottoterra ?

Legge di mercato...

Quando si parla di mercato, a me viene in mente quel tale che si infilava in testa un paio di mutande da donna, per ripararsi dal sole, ed attirare le signore alla sua bancarella.

Io ero ragazzetto, ed al mercato si gironzolava per vedere dove c'era la merce migliore, ed il prezzo più basso, e poi si comperava: concorrenza !
Nel mercato libero, se ci sono due fornitori della stessa merce, posso scegliere di comperarla da quello che me la fa pagare di meno.

Sembra ineccepibile.

Ma come fa quel fornitore a fare un prezzo più basso ?
Secondo voi, è perché si accontenta di un margine più basso ?

Acqua, acqua

Con buona probabilità, paga meno le sue risorse.
E' questo, quello che vogliamo quando scegliamo il fornitore con il prezzo più basso ? Che -a sua volta- paghi poco i suoi fornitori e dipendenti ?
Voi direte: “Magari fa un prezzo basso perché ha un processo produttivo diverso, più efficiente”

vero

Però vorrei capire cosa vuol dire diverso.... perché magari è un processo che inquina di più, oppure che è pericoloso per chi lavora. Io ci sto a premiare l'imprenditore più capace, ma come faccio a distinguere l'imprenditore più farabutto ?

Libero mercato, o acquisto alla cieca ?

C'era una scenetta, forse la ricorderete, di una candid camera, in cui si metteva un grosso pulsante in un luogo di passaggio, con la scritta “Non premere”. Il malcapitato che cedeva alla tentazione di premere il pulsante, vedeva esplodere e crollare un edificio poco distante, già minato, e destinato all'abbattimento.

Difficilmente siamo consapevoli delle conseguenze delle nostre scelte, e quelle che ci sembrano più innoque possono nascondere dei micidiali imbrogli.
Come votare.