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sabato 4 ottobre 2008

Dietro l'etichetta

Un mio amico recentemente ha seguito un progetto, per l'applicazione di un certo tipo di etichette adesive sui prodotti della sua azienda.    Il lavoro si era protratto più di un anno, a causa di una serie di difficoltà.   Quando finalmente arrivò alla conclusione, la sua soddisfazione fu così grande, che volle farne partecipe la moglie: “Sai cara, abbiamo finalmente le etichette”.

Lei ovvimente lo guardò come si guarda un cretino.


Quando questo mio amico mi ha raccontato l'episodio, ha concluso: “Perchè lei non sapeva cosa c'era dietro quelle etichette”.


Ora io me lo chiedo ora, pubblicamente, questa cosa qui: cosa c'è veramente dietro l'etichetta ?


Beh, comiciamo col dire che c'è qualcosa di appiccicoso, che se fosse poco appicicoso, l'etichetta non varrebbe niente. Ecco che una caratteristica negativa (“Che schifo, è tutto appiccicoso”), in questo contesto diventa una caratteristica positiva, anzi indispensabile (salvo quando poi l'etichetta vorremmo rimuoverla).

Che poi però non è l'appiccicoso che è importante, ma quello che c'è scritto sopra l'etichetta;   in altre parole, se potessimo scrivere sopra l'oggetto, senza l'etichetta, sarebbe immensamente meglio.   Quindi l'appiccicoso è solo un artificio per trasferire qualcosa che ho scritto nel posto sbagliato, sul posto dove invece volevo scriverlo veramente.   Difatti, poi, l'appiccicoso si deve nascondere completamente, testimoniando così che conserva la sua caratteristica negativa, sebbene noi lo abbiamo sfruttato, lusingandolo dicedo che “attacca perfettamente”.

Talvolta si fa così -mi sembra- anche con le persone.


Ma torniamo a quello che c'è dietro un'etichetta.   Ricordo un concorso a premi, credo della CocaCola, che prevedeva una scritta dietro l'etichetta: quando la bottiglia è piena, il liquido non consente di leggere il retro dell'etichetta, ma appena l'hai svuotata, puoi leggere se hai vinto, o se devi ritentare scolandoti un'altra bottiglia. 

Era una formulazione diversa del concorso che si basava sulla scritta posta dietro la guarnizione del tappo a corona di certe bibite, fatto tanti anni prima.. qualcuno lo ricorda ?   Se trovavi il jolly avevi vinto, se era un'altra carta da gioco, potevi comunque collezionare il tappo per farti una partitina a poker (mai visto nessuno farla, ma l'idea era interessante).


Bene, ecco sfruttato anche il retro dell'etichetta, ma - e questo è il punto che volevo sottolineare - per qualcosa che deve rimanere nascosto, segreto fino alla fine, e che poi sarà una sorpresa.


Beh, logico:  il retro non sta mica davanti...  mica ti guarda in faccia...   Per me, quello che sta dietro un'etichetta, è come una grotta:   non puoi sapere esattamente cosa c'è dentro, e non è detto che sia piacevole.   Infatti, i più lasciano perdere...

Vi ricordate la storia dei francobolli che nella colla avevano l'LSD ?   Non so se è una leggenda metropolitana, falsa come tante altre, ma questo non è importante.   L'idea che ci fosse qualcosa di diabolico, proprio sul retro, dove si lecca, non è per nulla strana.    E la diabolicità sta nel fatto che il retro ti può corrompere, senza che tu te ne accorga, ma solo se lo affronti aprendoti ad esso, offrendogli in tuo interno, qui rappresentato dagli umori della tua lingua, che subito dopo inghiottirai, incorporandoli:   eri una brava persona, finchè il tuo interiore non ha incontrato il retro del francobollo, che ti ha trasformato in vizioso....

Poi viene in mente l'etichetta intesa come “buone maniere”.   Qualcuno sa mica perchè si chiamano così ?

A parte l'origine del nome, che cosa ci sta dietro quel tipo di etichetta ?    Mi vien da dire soprattutto rispetto: quando qualcuno usa con me le buone maniere, io ne sono lusingato.

Però, il rispetto richiede per forza le buone maniere?    Non si può avere rispetto di una persona, e non seguire le regole dell'etichetta ? Certamente sì, e -anzi- quel tipo di comportamento è particolarmente apprezzato, perchè sembra più "vero". Per cui, se senza l'etichetta è più vero, vuol dire che l'etichetta nasconde qualcosa di un po' "falso"

“Chi legge cartello, non mangia vitello” recitava una delle massime di mio padre. Mio padre aveva spesso delle massime abbastanza oscure per me, e devo dire che molte di queste le ho capite (o almeno credo) solo recentemente. Un'altra volta vi farò degli esempi interessanti.


Ma torniamo al vitello: credo che la massima volesse dire che se ti fidi della scritta, perchè non sai riconoscere la qualità della carne, magari ti vendono come vitello un'altro taglio, certamente meno pregiato (all'epoca le norme sulla tracciabilità non esistevano). 

Così l'etichetta ha lo scopo di rendere più accattivante il prodotto: in altre parole, senza l'etichetta il prodotto si rivelerebbe per quello che è, e questo evidentemente non va bene. Provate ad immaginare al supermercato, tutti i prodotti con un'etichetta standard, con le caratteristiche merceologiche del prodotto, i riferimenti del produttore, ed il codice a barre per la cassa.   Magari tutti in un'unico packaging.

Un'idea che sa da comunismo, vero ?   Peccato,  perchè così viene subito squalificata.   Oggi, un'idea simile non può neppure scendere in campo... Ma siamo veramente convinti che com'è adesso va meglio ?


Vorrei finire con un pensiero a quel capitolo di “Cent'anni di solitudine”,  quando tutte le persone del paese cominciarono a perdere la memoria,  a causa di una pioggia particolarmente insistente,  che sembrava non smettere mai.    E allora cominciarono a mettere dei bigliettini sui vari oggetti, per ricordarsi come si chiamavano.    Così la sedia aveva un bigliettino con su scritto: “sedia”.    Ma presto anche questo risultò insuffiente,  perchè avevano dimenticato cos'era una sedia,  e allora aggiungevano “serve per sedersi”

Dietro l'etichetta stanno le cose vere. L'etichetta serve alla nostra mente, quando le cose vere le abbiamo un po' perse di vista.

Mi viene da dire che sarebbe meglio andarci più spesso, dietro l'etichetta.    Potremmo scoprire cose belle, o forse anhe cose brutte,  ma certamente più cose di ora.


Buona esplorazione a tutti.

mercoledì 17 settembre 2008

Tanto

Io la mattina mi rado con un rasoio elettrico, che poi svuoto di quella polverina che resta dalla tritatura fatta dalle lame.  Sul bianco del lavandino si vede bene, ed io mi affretto a sciaquare, ma ugualmente non posso fare a meno di notare che, anno dopo anno, quella polverina è sempre un po' più chiara.


Sono gli anni che passano.


Che il tempo passi, che non torni indietro, eccetera eccetera, non c'è più niente da dire, ma l'altro giorno mi sono chiesto quanto sia effettivamente, questo benedetto tempo che se ne va. 

Stavo aspettando un taxi, e quando sei in ritardo, un minuto dura moltissimo, ma alla fine, mi chiedevo, il tempo benedetto che abbiamo a disposizione, è tanto o poco ?


Faccio un esempio: quando fumavo, ricordo che impiegavo circa 7 minuti a finire la sigaretta. Quindi in -che so- 80 anni, contando -che so- 1 ora al giorno (8-9 cicche), magari cominciando da 15 anni, viene fuori (80-15)x365x1x60 / 7 = 203.357 sigarette.


Uno dice: “embè ?”


Io dico che è un numero straordinarimente alto.


Da piccolo, dormivo in camera con mio fratello, e capitava che non avessimo sonno (all'epoca si andava a letto all'ora prevista, anche se non c'era sonno), e allora si parlava. Ci inventammo un modo per ingannare il tempo, e cioè contare: uno, due, tre, e così via. Facevamo a turno, perchè è un po' faticoso: dove finiva uno, riprendeva l'altro. Quando poi eravamo stanchi, ci mettevamo a dormire, ma la sera dopo riprendevamo dal punto in cui eravamo arrivati.  Era come fare un nuovo record.  Questo giocò durò alcuni giorni, fino a quando l'incremento che riuscivamo a dare al numeratore, era troppo piccolo, e il conteggio non ci dava più la sensazione di “conquista” che avevamo provato all'inizio.


Direte: “Avevate mica nient'altro da fare ?”. In effetti era proprio così, ma non è questo il punto: la cosa significativa, è che non arrivammo neppure a 2.000.

A no ? Provate voi ! Fino a cento si va che si vola, poi più vai avanti, più ti accorgi che i tuoi passi fanno sempre meno strada. Ve lo dico io, neanche voi ci arrivereste a 2.000: è tanto, tanto, troppo !


Ora, se 2.000 è un bel numero, 203.357 è un numero straenormicissimo.


Questo per dire, che se fossimo venuti al mondo per fumare le sigarette, il tempo che abbiamo a disposizione è veramente tantissimo, ne basterebbe enormemente meno !

Ma ovviamente (mi spiace per Malboro), non siamo a questo mondo solo per fumare (ammesso che qualcuno di voi sappia perchè siamo a questo mondo), però il discorso non cambia molto.

Qualsiasi cosa ci mettiate nella vostra vita (scivere un libro, diventare ricco, colivare patate), il tempo a disposizione è molto molto molto di più di quello che sarebbe strettamente necessario. E' che non ci organizziamo, non abbiamo le idee chiare, cincischiamo, brancoliamo, andiamo per tentativi.

La Natura d'altronde esagera sempre un po'.  Quando fa le cose, non va al risparmio. Ci bastava un ruscello in ogni paese, ed ecco gli oceani d'acqua... Avete mai notato un albero fiorito ? Sembra che da solo debba popolare una foresta !   A che servono tutti quei semi che produce ?  


Si vede che sa che il resto del processo ha una efficienza bassetta. Dice: "gli do tanto tanto tempo, chissà che qualcosina di buono ne venga fuori..."

E difatti finisce che occupiamo questo tempo con un sacco di attività, che certamente non rientrano nell'elenco delle cose che potrebbero essere una motivazione ragionevole per stare al mondo, e di cose buone... pochette.


Ma allora perchè la vita sembra così breve ?


Non ho una risposta, ma è come se fosse un effetto di prospettiva, come la luna che sembra più grande quando è vicina all'orizzonte, il tempo sembra più breve quando è passato. Ma la misura del tempo, direi, è quello che puoi farci dentro, ed è una misura esageratamente grande.


Adesso però smetto, perchè ho un sacco di robe da fare, ed ho poco tempo.

Ciao, a presto (presto ? presto=poco tempo... se non è subito, non è POCO tempo... è un SACCO di tempo... accidenti, ci sono cascato !)

venerdì 5 settembre 2008

Normale

L'altro giorno ho pranzato con un tale che mi ha raccontato del suo colesterolo, per nulla nella norma, ed era preoccupato.
Ricordo che a scuola, nell'ora di statistica, ci parlarono della distribuzione "Normale", che ha la forma come il cappello del Piccolo Principe: quasi tutti i valori sono vicini alla media, ma ce ne sono -pochi- che se ne allontanano.

Frange estreme

C'era anche una misura (si chiamava sigma), per cui dentro c'erano quasi tutti (che so, il 99,9%), e fuori pochissimi.

Domanda: quelli che stanno fuori, non sono "normali" ?

Certo, perdinci ! Se li togliessimo, la "normale" si restringerebbe, ma ci sarebbero ancora quelli che stanno più fuori degli altri 99,9% !
Anche le frange fanno parte della normalità, guai a toglierle !

Rivendico il diritto ad avere il colesterolo al di fuori del 99,9 % degli altri, ed essere considerato anch'io normale !

Mi direte, attento che per te la probabilità di patologie è maggiore che negli altri

vero

E' vero anche che la probabilità di contrarre la varicella è maggiore nell'età tra i 6 e 12 anni. Dovremmo per questo evitare di avere tra i 6 ed i 12 anni ?
Credo che sia normale correre questo rischio. I rischi si affrontano, non possiamo passare la vita ad evitare i rischi...

Parlo del colesterolo, ma potrei parlare di tanti altri indicatori. Chi fa fatica a portarli nella norma, dice: "Lo so, dovrei cambiare stile di vita, fare più attività fisica, vivere più sereno"

vero

Ma allora qual'è la causa della patologia: il colesterolo, o lo stile di vita ?
Perchè accanirci col clesterolo, se è lo stile di vita il problema ? Che senso ha -poi- usare farmaci contro il colesterolo, e mantenere lo stile di vita ?

Poi mi è venuto in mente, che in geometria, normale vuol dire perpendicolare.
Allora: tutti i punti sono ben allineati in una linea, bella, perfetta, che va all'infinito, ed ecco che arriva un punto che "incide normalmente"

Ma vi sembra normale ? Prorio non ha nulla di simile a tutti gli altri, tanto che li incontra in un solo punto: come dire "meno non si può".
Allora perchè la chiamano "normale" ?

Devo dire che non lo so (e se qualcuno mi togliesse questa curiosità, mi farebbe un piacere), però poi ho pensato ancora al cappello della distribuzione di Gauss, ed ho provato a stringerlo.
Prima diventa come il cappello delle streghe, alto e stretto, ma poi... poi... accidenti, guarda un po' cosa diventa: una normale incidente ...

Un pilastro piantato su uno spazio piatto, bello perpendicolare.

Beh, si sa che in geometria piace andare "al limite": che sia proprio una estremizzazione del concetto di distribuzione normale ?
Cioè, quando "tutti - tutti - tutti" sono omologati allo stesso modo.
Quello che piacerebbe a certa destra e certa sinistra

Comunque è chiaro che la geometria piace al pensiero razionale, e la nostra cività è figlia del pensiero razionale, così nulla di strano che alla nostra cività dispiaccia quello che esce dalla normalità.
Un pensiero forte (quello che ha ragione) e tutti gli altri sono pensieri sbagliati,
frange estreme da tagliare, fino ad arrivare alla normalità perfetta, non più individui ma cloni,
disadattati, da curare farmacologicamente.

Esagero, per il gusto del paradosso, ma qualcosa di vero mi pare che ci sia.
Daltronde, sul concetto di normalità credo cia sia molto da dire, ed in particolare sul concetto di normalità nella nostra civiltà.

Ma vi sembra normale quello che facciamo ?
Rischiare la vita tutti i giorni, in scatolette di latta sparate a gran velocità, in direzione opposta ad altre, ancora più massicce della nostra, che se per caso sbagliano un attimo direzione è un macello, come è successo pochi giorni fa sull'A4 ?
E' normale che il nostro sguardo focalizzi costantemente a 40 centimentri (testo scritto), quanche oretta a qualche metro (TV, auto), quasi mai all'infinito ?
E' normale che il nostro pensiero debba rincorrere le cose, che qualcun'altro ha deciso che bisogna fare, anche quando sono del tutto inutili ?
E' normale che ci facciamo sommergere dai nostri rifiuti ?
E' normale che ci governi un uomo ricchissimo ?

Beh, questo però, in effetti, è sempre successo. Un re lo immaginiamo pieno d'oro e pietre preziose, spesso di bassa statura, e neanche tanto bello: un re povero non lo ricordo proprio. Non sarebbe neanche dignitoso

Ed uno negro in america ?
Chissà... stiamo a vedere

sabato 2 agosto 2008

Piccolo

Vi è mai capitato di raccogliere uno stelo, e notare in cima un fiorellino minuscolo ? Piccolo ma bello come uno di grandezza normale. Osservandolo bene, si riconoscono tutti gli organelli dei fiori ordinari, solo è “mignon”.
Quale sarà l'ape che ne succhia il nettare ?
Così vi sarà capitato di vedere sia formiche molto grosse, sia nidi di formichine minuscole, come fossero state ridotte 100 o più volte. Si muovono piano, ma questa è solo la nostra impressione, perché, considerate le gambe che hanno, il loro movimento è del tutto normale. Cosa mangerà una formica così piccola ? La briciola che si sta portando via quella grande potrebbe bastare per tutto il formicaio di quelle piccoline...

Mi viene da pensare alla miniaturizzazione, a come è stata perfezionata nelle tecniche di fabbricazione: dagli orologi, ai circuiti integrati, sembra non esserci un problema di “funzionamento” nella riduzione di scala, o -per lo meno- i problemi sorgono più rapidamente se la scala, invece di ridurla, la facessimo crescere: problemi di tenuta dei materiali, inerzie, forze da controllare... insomma, “piccolo è bello”.

Se le nostre auto fossero 100 volte più piccole ? Credo che non ci abbiano provato solo perché non ci sarebbe un gran guadagno, ma suppongo che consumerebbero molto meno carburante. Diciamo che se le scorte di petrolio sono sufficienti -che so- per 50 anni, riducendo tutto di 100 volte, durerebbero -che so- 50x100=5.000 anni
E scusatemi se è poco...

Ovviamente dovremmo essere più piccoli anche noi, ma se lo fanno le formiche, volete che noi siamo da meno ?

Bene, su questo siamo tutti d'accordo, il problema adesso diventa come fare a diventare più piccoli. La prima soluzione che mi viene in mente, è che bisognerebbe mangiare di meno. E' pensiero comune che oggi i ragazzi sono più grandi perché si alimentano meglio di una volta... beh, cominciamo ad alimentarci un po' peggio, no ?

Cresciamo un po' troppo... Siamo passati dalla Fiat 500 degli anni 60, alle berline, ai SUV... e poi ? Tra vent'anni viaggeremo in TIR ? Quanto dobbiamo crescere ancora ? Non sono tanti i ragazzotti di oggi che riuscirebbero ad entrare in una Fiat 500, ma noi, da giovani, ci abbiamo fatto un sacco di scorribande lì dentro...ed anche di più. Quando la vediamo in una esposizione, restiamo stupiti di quanto fosse piccola... ma non parliamo di un secolo fa, solo una quarantina d'anni !

Si direbbe che l'aumento dimensionale caratterizzi la società “dello sviluppo”, ma contraddica la sostenibilità dello sviluppo. Ok, non è una gran notizia: ormai lo spiegano anche alle elementari.

Ma ci sarebbe spazio per uno sviluppo piccolo ? Ad esempio, cosa succederebbe, per assurdo, se qualcuno di noi si “adattasse” ad una dimensione ridotta, con il resto mondo che invece continua a crescere a dismisura ?

Devo dire che non ricordo di aver mai visto formiche grosse combattere contro quelle piccole. Forse lo considerano sleale. O forse perché non sono in competizione, cioè non si minacciano (hanno esigenze molto diverse). O forse perché sarebbe ben difficile gestire uno “sfruttamento”: che lavoro può fare uno così piccolo ad uno così grande ? E viceversa ? Che pasticcio chiedere qualcosa ad un gigante: romperebbe tutto.
Non conosco bene la storia del gigante con i lillipuziani: credo che all'inizio lo legarono, ma solo per uno stupido errore... di sicuro la convivenza era impossibile... due spazi esistenziali che interagiscono raramente.

Mi vien da dire che, al crescere della differenza dimensionale, i piccoli conquisterebbero uno spazio interstiziale, completamente inaccessibile ai soggetti di scala maggiore, e quindi uno spazio apparentemente vuoto.
Le due popolazioni si intersecherebbero senza venire “a contatto”, almeno secondo il concetto di “contatto” legato all'esperienza dell'interazione.
Sarebbe il raddoppio dello spazio disponibile, e scusatemi se è poco....

Con la diminuzione di scala, abbiamo molte evidenze che non diminuiscono le capacità intellettive: i grandi dinosauri sembra non fossero particolarmente scaltri (prova ne sia l'estinzione totale), ed abbiamo una serie di esempi di statisti, condottieri e attaccabrighe accanitissimi, tutti di dimensioni ben sotto la media. Un bel prototipo di questa categoria di statisti, ce l'abbiamo a capo del governo. Peccato che della sua statura se ne faccia un cruccio... qualcuno dovrebbe dirgli che è all'avanguardia di un cambiamento che presto sarà necessario, o -per lo meno- opportuno.

La fantasia di rimpicciolirsi, non ci è insolita. Di fronte ad una situazione imbarazzante vorremmo rimpicciolire, in una riunione noiosa, per uscire da quel contesto, ed entrare in uno spazio nuovo. Anche di fronte ad una carta geografica, per camminare come formiche in quei paesi, solo disegnati. Che poi sarebbe la stessa cosa se fosse tutto il resto a diventare molto più grande, e noi fermi sulle nostre misure. Gli altri invecchiano, e noi bambini.

Le riflessioni sulla relatività, sono state uno spunto eccezionale per Einstein, e -sulla sua scia- per tanti altri. Mi vien da dire che questo tema non abbia ancora esaurito le possibilità di aprire spazi di comprensione inesplorati; oltre alla relatività del moto c'è molto da indagare sulla relatività dell'esistere.

“Lasciate che i piccoli vengano a me”... che avesse qualcosa a che fare ?

giovedì 24 luglio 2008

Memoria

“Rivedendolo ho ricordato tutto”

L'ha detto poco fa una signora, scendendo dall'auto, parcheggiata casualmente in parte alla mia.. Sorrideva: il ricordo doveva essere piacevole, oppure era solo contenta di averlo ricordato.
Chissà a cosa si riferiva.
Non lo so, ma non è importante... è che mi viene da dire...

... Che la memoria è preziosa, tanto per cominciare. Uno può andare fiero dei suoi bicipiti, un'altro può aver ragione di vantarsi delle sue capacità di memoria.

Quelle patologie che riducono, o alterano la normale capacità di ricordare, conducono la persona affetta ad uno stato che ci induce alla compassione, perché la menomazione comporta uno svantaggio evidente, rispetto a noi che “ci ricordiamo le cose”...

“Ricordare” però non è una condizione “on-off”: c'è tutta una gradazione. Si passa dalle facoltà da record, da animale adatto al circo della ricreazione televisiva, alla smemoratezza dei distratti (dove ho messo gli occhiali ?), ai lapsus (cosa stavo dicendo ?), alle rimozioni (per chi ho votato ?), fino ai deficit gravi (chi sono io ? ... beh, di questo deficit parleremo un'altra volta).

E' su questa gradualità che mi vien da dire qualcosa

Intanto domandiamoci, ma quanto è giusto quello che ci ricordiamo ?

La precisione, ad esempio, dipende dalla completezza della percezione, che -oltre ai dettagli oggettivi- include anche la dimensione temporale, che sembra per nulla collegata con le sensazioni memorizzate, e deve essere ricostruita sulla base di minuscoli indizi.
Avevate già notato ? E' molto frequente trovarsi in disaccordo, nella ricostruzione di un fatto, non tanto sui dettagli, quanto sulla collocazione nel tempo.
La scarsa integrazione della dimensione tempo, con il resto delle percezioni esistenziali, è un mio cruccio. So che fate fatica a stupirvi di questa evidenza, che a me invece crea disagio: è come se la dimensione principe del ricordare (ricordare è una traslazione nel tempo di una percezione) si ostinasse a sfuggire all'osservazione...

Come mai al tempo è così facile fuggire ?

Poi, la precisione dipende dal meccanismo con cui torniamo a rendere attuale il ricordo. In effetti si ricorda “adesso” una cosa accaduta nel passato.
Io penso che quell' “adesso” sia una chiave per svelare l'imbroglio... ascoltate un po'....

Uno degli episodi della mia infanzia (mi ero perso in una spiaggia affollata) contiene un errore di memoria che mi ha sempre incuriosito.

Mi ricordavo che ero con i miei fratelli a guardare una barca sulla spiaggia; quando mi sono ripreso dall'incanto di quell'immagine, i miei fratelli non c'erano più. Mi sono messo a piangere, e qualche vicino di ombrellone è riuscito a farsi spiegare da me (avevo 3 anni) dov'era il mio ombrellone, e mi ha riportato alla mamma.
L'episodio è stato evocato molte volte, per cui non posso essere certo che il ricordo sia originale, o piuttosto sia stato modificato dai racconti successivi, degli altri partecipanti.
L'errore del ricordo però riguarda un dettaglio che è emerso solo di recente: la barca era un motoscafo, mentre io ricordo distintamente un galeone.
Si possono fare molte ipotesi, e la più suggestiva è quella che in una vita precedente potrei aver avuto a che fare con i galeoni. Non vi nascondo che ne sono suggestionato, ma se imbocco questo percorso, so che perderei in credibilità, allora lo evito.
La cosa interessante è invece il fatto che probabilmente quel motoscafo era il primo che vedevo (da cui il rapimento, che mi fece perdere il contatto coi fratelli), e l'associazione al galeone non coincide con l'osservazione.
Che si tratti di un'immagine precedente o successiva, poco importa, conta il fatto che non era l'immagine originale. Come dire, non avevo memorizzato i pixel, come una fotografia, ma il loro significato, limitato dalle conoscenze che avevo all'epoca.

Mi vien da dire, che la correttezza della ricostruzione del ricordo, dipende dall'adeguatezza del nostro attuale sistema di interpretazione dei significati.

Ma allora, se è così facile dimostrare che il ricordo può risultare poco veritiero, in che misura possiamo sostenere che le percezioni attuali sono più precise ?

Qual'è la vera differenza tra una percezione ricordata, ed una attuale ? Lo scorrere del tempo ce la sposta istantaneamente nella categoria dei ricordi: impossibile acchiappare l'adesso.
Al massimo te lo senti scorrere addosso.

Se poi il ricordare “fine a sé stesso” viene anche comunicato ad altri, allora entra in campo tutta la complessità della comunicazione, e le trasformazioni di significati, più o meno volontari, più o meno consapevoli.

Io ascolto molto la radio, perché passo molte ore in automobile. Così ho notato che sempre più spesso vanno in onda servizi che ricostruiscono la storia recente, e lo fanno con molta meno riverenza verso il movimento partigiano, di quanto non avvenisse tempo fa, o addirittura evocano dei meriti del regime imposto da Mussolini.
Voi direte: “si sa, è cambiato il governo...”, e questo lo capisco. Direte che qui ci sono da un lato dei dati storici, oggettivi, e dall'altra l'effetto che un certo giornalismo vuole ottenere, pro o contro un certo schieramento politico.
Si potrebbe chiudere il discorso, sostenendo che non è un problema di memoria, ma di conquista del potere.

Però, secondo me, la memoria c'entra, e parecchio, perché solo una minima parte di noi si va a leggere le fonti storiche: di solito la nostra memoria costruisce il passato sulla base di quello che ci viene raccontato. E siccome non siamo tanto bravi ad imparare, le cose ce le ripetono molte volte.
Alla fine il risultato è il convincimento.

La falsificazione della memoria dovrebbe essere un reato. Non so se è un reato mettere un cartello stradale falso, o solo uno scherzo idiota, ma per me sono due cose simili.

Ditemi cosa ne pensate

domenica 13 luglio 2008

Convivenza

In questi tempi di olimpiadi, l'argomento dovrebbe essere di attualità, invece nessuno che ce lo ricorda:

"Gli utimi saranno i primi"

Potrebbe sembrare una eccezionale occasione per gli ultimi... con poco sforzo salgono sul podio.
E invece no, perchè appena sono saliti -colpo di scena- non sono più gli ultimi, e riprecipitano in coda.
Una specie di gioco dell'oca.

Così nessuno vorrà essere proprio l'ultimo, ma neppure il primo.

Penso che molti filosofi si siano cimentati con questo paradosso, prima di arrivare al famoso "in media stat virtus". Motto ben recepito da Berlusconi, che in effetti con i media s'è dato da fare, e mi pare siano tutt'ora la sua fortuna.

Come si può vedere, la regoletta dell'inversione delle graduatorie è ricca di retroscena... Sovversione totale dei principi dell'agonismo (qualcuno mi può spiegare, per favore, come mai quella parola è così simile ad "agonia" ?).

A questo punto, uno si potrebbe chiedere "Perchè correre ?".
Sotto sotto, c'è un grande senso di vacuità, che sa da paesi caldi, o di deserto del Qoelet. Ma non c'è fatalismo, piuttosto una sorprendente, cristallina razionalità... riflettiamo un'attimo: perché fare ?

Il fare è una delle malattie della nostra civiltà. Il fare inutile potrebbe rivelarsi la nostra condanna. Vi faccio un solo esempio:

L'altro giorno mia figlia mi ha mostrato dei pupazzetti con cui giocava. Piccole sagome di plastica colorata. Guardanoli bene, si vedeva che erano colorati a mano. Ne aveva 4 di uguali, ed ovviamente, guardati da vicino erano ben diversi, proprio perchè fatti a mano. Credo fossero un omaggio di qualche prodotto da supermercato.
Immagino che oggetti così piccoli siano stati dipinti da bambini, in qualche laboratorio all'estero.
Pensandoci bene, io ho pagato quei bambini
Ma non era quella la mia volontà
Io non volevo che quei bambini perdessero la giornata per dipingere quei pupazzetti, avrei sicuramente preferito che giocassero...
Quella piccolissima frazione di euro che io ho pagato, e che è andata a finire per pagare il loro lavoro, gliel'vrei data volentieri lo stesso...
A me non servono 4 esemplari unici di pupazzetti colorati. Anche mia figlia poteva farne tranquillamente a meno.
Finiranno nell'immondizia tra poco tempo. Neppure riciclabili.

Questo è un esempio della stupidità del fare, ma ne potremmo trovare tantissimi.

Un mio ex capo, che stimo molto, una volta mi sorprese dicendomi: "Guardi Montanari, che qui da noi la bravura è non fare ...". Era da poco il mio capo. Devo precisare che la mia professione è l'informatica, e che se noi facessimo tutto quello che i nostri utenti ci chiedono, dilapideremmo rapidamente l'azienda per cui lavoriamo. Io invece ero ancora sul modello "primo della classe", è quell'indicazione all'inizio mi suonò da sabotaggio industriale, ma dopo mi aprì un po' gli occhi.

Come coi bambini, bisogna saper dire di no. Per il loro bene.

Alla fine, "i primi saranno gli ultimi" mi ha portato al concetto di rinuncia: ad essere il primo, ad avere più degli altri, per un principio di "buona educazione", cioè una regola di base della convivenza.

Potenza delle parole...

mercoledì 11 giugno 2008

Degrado

Le ortiche che crescono nel giardino, il muro che si scrosta, le piastrelle del pavimento sconnesse...
Segni di degrado.

La prima impressione è negativa, un segno di trasandatezza, di povertà.
Ma se ci penso, trovo che non c'è niente di più naturale.
Ci sarebbe da preoccuparsi se le ortiche non crescessero più... provate immaginare il muro, che resta intatto. Passano gli anni, ed è sempre uguale. Avreste l'impressione che il tempo si è fermato. La sospensione del tempo blocca il degrado, ma è questo che vogliamo ?

Provate a immaginarvi incorruttibili... a vivere con tutti i nostri avi davanti, in eterno. Lo troverei terrificante. Penso che sia meglio degradare, trapassare e poi dissolversi, com'è adesso.

Ma torniamo alle ortiche... Certo, ripristinare le condizioni d'ordine, ci tranquillizza; un po' di ordine e di pulizia ci fa piacere.

Ma perchè ?

Ci possono essere dei casi in cui ha senso parlare di igiene, cioè di protezione della salute, ma io credo che si tratti di casi rari. Francamente, in molti più casi, noi dimostriamo un grande sprezzo della nostra integrità fisica: basta guardarci, ad esempio, quando sfrecciamo a velocità pazza, racchiusi in una scatola di metallo, uno a fianco all'altro, anche in mezzo alla nebbia. Secondo voi, è' un comportamento “igienico” andare in automobile ?
Allora c'è qualcos'altro che ci fa essere ostili al degrado naturale delle cose.

Ricordo un amico australiano, che quando vide l'Arena (a quel tempo abitavo a Verona) disse: “Bella, ma perché non la ricostruite ?”

Annullare il tempo trascorso.

Mi son fatto l'idea che è questa dimensione, il tempo, che implica il degrado, e che noi col tempo non siamo ancora andati a patti.

venerdì 23 maggio 2008

Adesso basta

Diceva così quella mamma al figlio capriccioso
Era la demarcazione tra la pazienza, ed il ripristino dell'autorità
La sopportazione si era esaurita.
Il ruolo di vittima viene passato, come il testimone nella staffetta: adesso tocca a te, è meglio che corri.

"Adesso basta": comincia con Adesso... ti riporto a qui ed ora, cioè alla realtà istantanea, all'esistere di me che te lo dico, e di te che mi ascolti. E finisce con Basta, imperativo di cambiamento, anzi, di capovolgimento, on-off.

"Adesso basta" diceva anche -così dicono- quel ragazzo su YouTube, ai compagni che lo torturavano, quando le bruciature non erano più solo un gioco crudele, ma una vera minaccia, non più accettabile.
Lo chiedeva supplichevole, con un filo di voce.

Sopportazione ed Adattamento sono, secondo me, due sorelle che si assomigliano moltissimo.
Le frequentiamo tutti, anche troppo. Ma attenti, perchè sono due troie. Ho letto che anche nelle peggiori persecuzioni, nei lager, c'era spazio per ridere e scherzare, perchè al contesto, un po', si erano adattati.

L'adattamento di Darvin, non è mica la giraffa che piano piano allunga il collo, no, no... è lo sterminio di milioni di animali con il collo corto, che non trovano più cibo, perchè è già stato mangiato da quelli con il collo più lungo del loro.

Sopportazione ed Adattamento sono la legge del più forte.

Adesso basta.

domenica 18 maggio 2008

Straordinari

Forse ricordo male io, ma ... non eravamo tantissimi, negli anni 70 a gridare:
"Lavorare meno, lavorare tutti" ?

Era un teorema semplicissimo, alle medie la chiamavano proporzionalità inversa: impossibile non essere d'accordo. Uno resta senza niente da fare ? Io che ho un sacco di robe da fare, ne faccio fare un po' a lui.
Mi pare si dica "win to win", cioè un gioco in cui vincono tutti i giocatori: sono contento io, che lavoro un po' meno, e sei contento tu, che ti guadagni la pagnotta.

Io quella volta non gridavo tanto forte, ma mi ricordo che c'erano persone ben più convinte di me, che adesso sono sindaci, o sono stati al parlamento, o scrivono sui giornali ... gente mica stupida. Come mai sentono "Detassare gli straordinari", e non hanno niente da dire ?

Cioè, se ho capito bene, chi lavora dovrebbe lavorare di più, e chi non lavora ... boh, non capisco

Ah, aspetta aspetta, adesso ho capito. E' per via di Visco,
ma sì, quando ha detto che "Pagare le tasse è bellissimo".
Eccola la spigazione: se fai gli straordinari, ti punisco, e ti impedisco di pagare le tasse, così finalmente la smetterai di lavorare come un fesso. Ti tolgo il piacere più bello che ci sia: pagare le tasse !
Certo, è come quella maestra di mia figlia, che aveva inventato di abolire i brutti voti: "Maestra, non me lo da il voto ?" "No tesoro, purtroppo hai scritto scuola con la q, e non te lo posso proprio dare; la prossima volta stai più attento", e il piccolino a frignare in un angolo.

Adesso, tutti stanno zitti, per non fare dispiacere a Visco. Che non sembri che anche a noi piace evadere le tasse.
Tutto chiaro.

O, per lo meno, era tutto chiaro finchè non ho letto che, dalla detassazione, saranno esclusi gli statali "per comprensibili motivi".

Mah, si vede proprio che sono tonto, perchè io questi motivi non li comprendo. Purtroppo però non me li spiegano bene, e allora devo provare di mio.
Ora mi sforzo.

Ecco, ho capito: ci sono due razze, gli impiegati statali, e gli impiegati non statali.
Beh, ok, ci sarebbero anche quelli che non hanno impiego, ma è come se non ci fossero, d'accordo ?
Certo, poi ci sarebbero anche gli imprenditori, i professionisti, ma quella non è una razza, nel senso animale della faccenda, sono un livello più su, hanno studiato... mica si conta lo straordinario di quelli lì.

Ma torniamo alle razze, l'impressione è che quella degli statali sia un po' particolare, nel senso che con le tasse si pagano lo stipendio, visto che è lo Stato che paga... cioè, è una partita di giro, e allora come si fa a detassare lo straordinaro ? bisognerebbe contemporaneamente togliere anche lo stipendio.

Adesso però basta, sennò lo fanno sul serio. E poi, lo ammetto, in questo post ho scritto proprio molte stupidaggini, però dovete ammettere che -su questo argomento- sono in buona compagnia.