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mercoledì 30 aprile 2025

Consapevolezza


Delle galline che ci tengono compagnia nel cortile, l'anno scorso una fece la cova in un posto scomodo, ed in particolare 
due pulcini nacquero meno arzilli degli altri, e furono oggetto delle nostre coccole.

Uno in particolare, un galletto, vive tuttora ed è rimasto affezionato: ci segue ovunque, e ci onora di splendidi (ed acutissimi) chicchirichì.

Quando mi guarda, e commenta tra sè e sè con versetti, è chiaro che -a modo suo- sta comunicando.  E' un po' come con i bambini appena nati: è chiaro che comunicano, ed è un problema nostro se stentiamo a capirli.

Spesso si dubita della consapevolezza degli animali e si esclude categoricamente quella dei vegetali, come se questa facoltà fosse riservata agli umani. Eppure anche noi umani non siamo tutti consapevoli allo stesso modo, e, limitandomi a me stesso, io non sono sempre consapevole allo stesso modo.

Purtroppo non è per nulla facile comunicare il proprio grado di consapevolezza: è qualcosa personale...

Però credo che aumentare il grado di consapevolezza sia la rivoluzione che ci attende (ed è iniziata), a cui si oppongono accanitamente tutti i centri di potere.

Una grandissima quota di progresso tecnologico (alimentata da loro) ha come obiettivo la sottrazione di spazi di autodeterminazione, che si ottiene riducendo il libero arbitrio, ovvero la consapevolezza.

Strumenti di persuasione, devices "cattura attenzione".  Esiste una intera economia finalizzata all' "evasione" dalla realtà.

La contrapposizione capitalismo vs proletariato, compresa secoli fa, andrebbe forse rifocalizzata. Non è tanto il lavoro l'oggetto di cupidigia, ma la consapevolezza.

E forse il problema è complesso, perché richiede l'ammissione da parte nostra, che rispetto a questa forma di prepotenza, non siamo passivi, ma attori.

Noi cerchiamo di convincere.

Anche i nostri figli.

Noi siamo dominatori dei nostri animali domestici.

Noi tiranni verso il pianeta, che sfruttiamo senza nessuno scrupolo. 

martedì 31 ottobre 2023

Pigrizia


 

 "Ma come abbiamo fatto a non capirlo prima ?"  ci chiederemo tra anni, quando avremo scoperto che era possibile fermare la distruzione delle risorse del pianeta (così come è stata fermata la proliferazione nucleare), e che era possibile contenere il modello consumistico (così come è stata ridotta moltissimo la schiavitù).

E' questo il momento per capire il modo per cambiare. 

Sono adoratori del male quelli preferiscono pensare che siamo destinati all'autodistruzione, e vedono una conclusione apocalittica di questa società, o solo pigri ?

venerdì 3 marzo 2023

Capitalismo


 


Credo che siamo in tanti a mal sopportare come stanno andando le cose, o temere per il peggio. Mi riferisco alle ingiustizie in generale, ma in modo particolare quelle verso le generazioni che ci seguiranno, a cui lasciamo debiti, ed un pianeta devastato.

Se si cerca la causa, è inevitabile parlare di modello di sviluppo, di economia, di sistema capitalista.

Credo ci siano argomenti oggettivi per essere preoccupati, ma sembra non esserci una rivoluzione possibile.

O almeno... non la vediamo.

Alle volte non si vede quello che non siamo in grado di spiegare, come se la nostra mente rinunciasse a farsi carico di quello che non riesce a verbalizzare.

O come chi vede qualcosa di impossibile, e non lo riferisce per non essere preso per matto; per uno che vede i fantasmi.

Forse dovremmo fare lo sforzo di usare un linguaggio diverso.

Ci sono molti esempi nella storia, di rivoluzioni virali, veicolate da "buone novelle", da discorsi innovativi innanzitutto nel lessico.

E forse "capitalismo", una parola dal significato assolutamente appropriato, sarebbe però da evitare.

Perché ci conduce su strade che ci fanno smarrire.

Non ci aiutano.

Si riferisce a proprietà privata, a reificazione, ad espropri, a sfruttamento, a egoismo, ma potrei continuare a lungo. Cose su cui siamo coinvolti. 

Siamo complici. 

Siamo corrotti e corruttori.

In ogni momento della giornata, sfruttiamo qualcuno e qualcosa, anche se in modo indiretto, delegando questa cosa, che consideriamo vile, a qualcun altro.

Lo sfruttato, è brutto ammetterlo, in molti casi è stakeholder dello sfruttamento: percepisce una piccola cedola che lo incatena.

Non ne veniamo fuori.

Il tema forse meriterebbe il primo posto alla nostra attenzione: trovare le parole giuste



mercoledì 4 gennaio 2023

Cancellato

 I miei commenti sul web non li scrivo sul social network, ma su un editor di testo, così se capita di dovermi interrompere, non perdo quello che stavo scrivendo.

Mi è successo che, terminato il commento, faccio per copiarlo, ma il post non c'era più.

Nel frattempo era stato Cancellato

Niente di strano: come uno scrive, è giusto che possa anche cancellare.

Il risultato però è buffo.

È come stringere la mano di qualcuno, e trovarsi con il suo guanto: lui è dileguato...

La cancellazione, sul web, è strana.

Di solito non si fa.

Nella nostra mailbox abbiamo innumerevoli messaggi, che probabilmente non serviranno mai, ma un po' ci dispiace perdere.

Pochissimi si prendono la briga di cancellare.

Alle volte trovi post di persone decedute. Ed è come essere di fronte ad un fantasma. 

Magari qualcuno non lo sa, e risponde...

Alle volte la cancellazione la si vorrebbe fare, ma è complicata. Una storia d'amore che finisce....una volta si bruciavano le lettere, ma ora?

Cancellare per dimenticare.

Per ripartire come se niente fosse.

Cancellare per dispetto.

C'era un professore che con la mano destra scriveva formule, e con la sinistra le cancellava.

Bisognava essere veloci a prendere appunti.

Oppure avere una memoria fotografica.

Come quella volta del cappuccino all'autogrill. La schiuma, mescolata con il caffè, aveva disegnato un un bellissimo fiore. "Guarda" dico all'amico che era con me "bisognerebbe fotografarlo".

" Lo ha già fatto " osservò impassibile il barista.

Era vero, quel cappuccino non lo dimenticherò mai.

E neppure quell'artista che sbarcava il lunario facendo cappuppini.


Così cancellare potrebbe essere inutile.

Quel post cancellato, rimasto senza il mio commento, è rimasto nella mia mente.


mercoledì 28 dicembre 2022

Il tempo è una sedia

 

Qualcuno mi ha fatto notare che se creature come noi cessassero di esistere, anche il tempo cesserebbe di esistere come senso del suo trascorrere. 

In un Universo privo di "esseri senzienti", consapevoli del trascorrere del tempo, senza la coscienza del passato o del futuro, il concetto stesso di esistenza diverrebbe privo di significato.

Ci ho pensato un po'
Beh, mica solo il tempo
 
Qualsiasi cosa la nostra mente fosse in grado di immaginare, e di comunicare, perderebbe significato se noi (le nostre menti) non ci fossimo.
Ogni significato è difatti un accidente proprio della nostra mente.
 
Anche una sedia.
 
Allora il tempo è come una sedia?
 
In un certo senso si.
 
Così alla tua domanda: "cos'è il tempo?" si può rispondere: una sedia senza sbagliare troppo...

lunedì 26 dicembre 2022

Foglie


 

Mi chiamo Gemma, e sono una foglia. Sono ancora piccola, ma già domani sarò più grande.

Ho tanta energia, che non so da dove arrivi, ma so bene quello che devo fare, e sono sicuro di riuscirci. 

Il progetto l'ho visto ed è fantastico: un solo piano, a sbalzo, con un sostegno centrale robusto e flessibile, che se il tempo peggiora è inutile fare braccio di ferro con le intemperie: vincono sempre loro.

Non vedo l'ora di distendermi al sole e mettermi al lavoro, che tanto, quando il sole cala, ci si può riposare.

Qui siamo tantissime, e più o meno tutte uguali. Qualcuna si vanta di essere più alta delle altre, ma quella viene sbattocchiata di più dal vento 

Peggio per lei...

D'altronde quando c'è vento è un gran trambusto. Continuiamo ad urtarci. Noi si cerca di fare piano, ma siamo tantissime, e ci si sente da lontano.

Che a noi va bene, così qualcuno si volta a guardarci.

Mica per vantarci, ma siamo proprio belle.

Sempre..

Anche d'autunno, quando dal verde passiamo tutte le sfumature del giallo.

Anche quando cadiamo, elegantemente, svolazzando.

Anche quando ci raduniamo, e ci disperdiamo, come piace al vento.

Siamo sempre belle.

Anche adesso, che sono appena una gemma

e già ti ho fatto sorridere 

lunedì 2 agosto 2021

Zucchine

 

La corriera è quella che porta a scuola, affollata come sempre. 

La strada però non è la solita. Sta andando in salita. 

Dal finestrino pascoli di montagna e casolari abbandonati. Ci sono dei tornanti. 

Accidenti, dalle curve si vede il precipizio. Ma così non si arriva mica alla scuola… dove stiamo andando ?

Sale ancora, ora in mezzo al bosco, ora su un pianoro brullo.

Si ferma.

E’ proprio sulla cima della montagna.

Scendono tutti… ma per la scuola, per dove si va ?

C’è un vecchio, forse arabo, che indica una direzione, e decine di cammelli si incamminano.

Siamo in pieno deserto, manca l’acqua

Che sete…

Enrico si sveglia di soprassalto, e si siede sul letto:

 

Arriverò tardi a scuola”.


Noi sogni siamo così: appena quello che sogna si sveglia, cancelliamo tutto.

Che tenerezza Enrico, tutto frastornato, che controlla la sveglia.


Ah, meno male” e si ributta giù, coprendosi per bene.

Erico è un dormiglione, e ritorna subito da noi.

Che spettacolo gli prepariamo di adesso ?

Ok, zucchine.


La cima della montagna è una distesa di zucchine mature….

Il vecchio arabo ….

continuate pure voi

domenica 3 novembre 2019

Sogno

Volo...
sì, sì:  cambio posizione senza camminare
Volo sopra un osso di seppia abbandonato sulla riva.
Aspetta il domani.

Sto cercando una traccia, ma il sapore è sbagliato ed i bordi non si accostano.
C'è come un gradino tra di noi, e non filtra nessuna luce
Tornerà il sole a scaldare, ma per ora c'è solo odore di chiuso

Una stella è apparsa: sarà una notte chiara , ma quanto lunga non lo so dire.
No, non devo lasciare che le parole siano disperse.
Devo disporle con pazienza, a disegnare un quadro bellissimo.
Ora però è il sonno a comandare: gli occhi si inchinano, ed un brivido leggero percorre la schiena, come un brevissimo lampo.
Ho il tepore addosso, ed un cuscino morbido su cui posarmi, ma strani esseri svolazzano attorno, ed ombre improvvise ci ricoprono.
Occhi sconosciuti ci scrutano.
Una lingua incomprensibile risuona nelle nostre orecchie
Che serve restare svegli ?

lunedì 16 settembre 2019

Compleanni

Il tempo che passa è come un rumore di fondo.
Per la precisione, un boato sotterraneo, un motore cupo.

Impossibile "piantare cippi".

Chi festeggia compleanni mi commuove; mi fa tenerezza.

Il vero sollievo, nei compleanni, è un cielo stellato

Non credo ci sia un progetto comprensibile.
Il tempo è sopportabile solo se lo inganniamo
[se ci inganniamo]
E siccome detesto ingannarmi, quel rombo non posso fare a meno di sentirlo
[che siano acufeni ?]

Invece al cielo è come se appartenessimo.

Gli anni che passano li sento sfuggenti, ma il cielo no, lui sembra essere lì che mi sta aspettando
come fosse l'unica certezza

mercoledì 11 aprile 2018

Diavolo



"Qui c'è lo zampino del diavolo"  si usava dire, quando qualcosa ostinatamente andava storta, nonostante le migliori intenzioni.
Il diavolo, della cui esistenza, è doveroso dirlo, io non credo...
Il diavolo, dicevo, credo sia sinonimo di stupidità.
Stupidità quando gli attribuiamo colpe nostre
Quando agiamo senza renderci conto delle conseguenze.
Quando presumiamo di avere tutto sotto controllo
Quando ci convinciamo di essere dalla parte del giusto

Nel detto, c'è un dettaglio importante.
Non si dice: "zampaccia"
bensì: "zampino"
Il diavolo (ops.  la "stupidità") non si presenta in modo clamoroso.
E' sottile
Leggera
Fa di tutto per non farsi notare

mercoledì 27 settembre 2017

Stelle lontane



La notte scorsa il cielo era stellato.
Dicono che la luce di quelle stelle è antica: sarebbe partita nel passato, molti anni fa.
Dicono addirittura che il passato diventa tanto più lontano, quanto più lontane sono le stelle.
Che se potessimo guardare abbastanza lontano, tutto attorno a noi vedremmo la nascita dell'universo.

Si potrebbe dire che  il presente è solo qui,  da me che guardo le stelle.

Essere circondato dal passato, mi rende euforico.
"Tocca a me" mi dico
E quanta gente attorno, nella mia stessa situazione.

Vorrei abbracciarli tutti: "Ehi, ragazzi, che avventura straordinaria ci è capitata".

Però subito mi fermo: "E se sbaglio ?"
Il mio errore viaggerà nell'universo, allargandosi a dismisura, al punto che nessuno, che si trovasse casualmente nell'universo, potrebbe ignorarlo.

ma chissà se c'è davvero qualcuno...
Chissà se al passato che osservo attorno a me, corrisponde un futuro, dove il mio presente si sta proiettando.
O se mancano pochi minuti alla fine dello spettacolo.

venerdì 19 maggio 2017

La misura del tempo



Chi ha inventato il tempo, era proprio un buontempone
Ha finto di essere un precisino: 60 secondi in un minuto, 60 minuti un'ora, ma poi, per burla, in un giorno ha messo 24 ore.
Credo pensasse che ce ne saremmo accorti solo dopo un po', e rideva pensando alla nostra faccia.
Per fare una settimana ha messo 7 giorni, e con i mesi poi, ha lasciato che ognuno facesse quello che voleva: chi 30, chi 31, chi 28, ma neppure tutti gli anni.
Insomma, quello che si chiama un gran casino.

Per questo io ho deciso di usare un'altra unità di misura per il tempo.
E ne avrei scelta una che è di tutto rispetto: il metro.
Perché farne una nuova, se quella che c'è già funziona benissimo ?

Facciamo un esempio.
Muore Tizio. Quanto era vecchio ?  Facile: 150 metri.
Come l'abbiamo misurato ?
Niente di più semplice: un numero fisso.
La vita di una persona è sempre 150 metri.
Un terzo 50, e così via.
Che mi sembra molto democratico: uguale per tutti.
"Quando si va in pensione ?"  "A 100 metri"
Così non è che uno crepa appena andato in pensione, che è veramente uno scherzo di cattivo gusto: ognuno si gode la sua meritata pensione, come chiunque altro.
Basta con questi piagnistei "poveretto, è morto giovane": per tutti la vita è 150 metri.

Certo, bisognerà cambiare qualche abitudine; ad esempio, invece di dire: "Hai un minuto ?" diremo: "Hai un millimetro ?", ma sono sicuro che ci capiremo benissimo.
E se uno ti chiede: "Quanti anni (metri) hai ?" bisognerà rispondere: "Aspetta che muoio, e poi te lo dico", che francamente, questa storia di farsi gli auguri, solo perché ce lo dice Facebook, la trovo una gran stupidaggine.

E così, invece di avere un campione del tempo in un museo (che è un posto tristissimo), sulla misura esatta del tempo, ci sarà poco da discutere: la tua vita.
Ma io dico, non ci potevamo pensare prima ?

sabato 10 dicembre 2016

Babbo Natale



Caro Babbo Natale

toglimi una curiosità
fai Natale di nome, o di cognome ?
perché magari sei come quelli che si chiamano Natale perché sono nati il giorno di Natale
no, non scherzo, è una cosa importante
perché allora sarebbe anche il tuo compleanno
e se fosse il tuo compleanno, il regalo dovremmo fartelo anche noi
tutti noi
ed immagino che ricevere miliardi di regali sarebbe un bel casino
così spero davvero che tu faccia Natale di cognome.
però
allora...
...Babbo allora cos'è ?
Nessuno fa "Babbo" di nome: sul calendario non l'ho mai visto
è la tua professione ?
Ho conosciuto anch'io una persona che faceva il babbo
Sì sì, proprio lui, mio padre
Era tuo collega ?
Come mi sarebbe piaciuto vedervi lavorare assieme.
Lui metteva sempre la giacca: tu con quel vestito rosso avresti fatto un po' di scompiglio in ufficio, ma magari sotto hai giacca e cravatta anche tu...
Chissà
Chissà chi dei due avrebbe fatto meglio i pacchettini
Lui era bravo sai ?
Erano proprio come i tuoi
Così ho imparato anch'io
Anch'io ora faccio il babbo
No, renne non ne ho
e francamente mi sarei stufato anche di fare i pacchettini
ma se un bambino buono mi sorride vado in brodo di giuggiole
ora però scusami, ti saluto
devo lavorare
eh, sai, il babbo è solo il mio secondo lavoro
un abbraccio

martedì 23 febbraio 2016

Pesce palla


Questa è la storia di un pesce palla
vero campione nel restare a galla
aveva qualche difficoltà
solo nei tuffi in profondità.

La storia comincia in un piccolo stagno, un giorno di primavera, con ninfee e farfalle sul pelo dell'acqua.
Il sole di mezzogiorno scaldava il nostro pesciolino, nato da poco.
Era davvero piccino
era appena un pallino...

"Che meraviglia la vita" diceva mordicchiando un'alga
"come vorrei che non fosse mai finita".

Ma ecco all'orizzonte le nuvole nere del temporale: corrono così veloci che il cielo ne è già tutto coperto, e cadono le prime gocce.
Che saette, che frastuoni; il nostro pesciolino cerca un riparo, ma lo stagno è un rigagnolo, e poi un fiume che lo trascina al mare.

Il primo giorno che uscì dall'atollo, la mamma disse: "Come farai ?"
"il mare è grande ed è pieno di guai!"

Ma il pesciolino, torcendo un po' il collo, rispose piano: "Dai, ce la fo"
"vedrai che un giorno, ritornerò"

Ma il mare era spaventoso: profondo e buio più della notte.
Le onde scuotevano l'acqua senza posa.
Enormi pesci sbucavano affamati dagli abissi,
dal cielo si tuffavano uccelli poderosi, col becco spalancato.

"Povero me" 
pensava il pesciolino.

Gli altri pescetti d'argento striati
sembravano meno preoccupati.
"Vieni con noi a giocare" 
Ma i pesci son muti, non posson parlare
neppure Pallino li volle ascoltare
restava a crucciarsi, girandosi in tondo
che ricordava un bel mappamondo

Ecco, viene la notte, ed una giovane luna sorride dal cielo....

"Ti vorrei raggiungere"
gridava Pallino, spiccando rapidi guizzi
"Abbassi un po', ti voglio abbracciare"

Spingeva le pinne, con l'occhio spalancato
ed ansimava, il malcapitato

Chi lo vedeva diceva: "Che pollo
farebbe meglio a tornar nell'atollo
i gamberetti farà scappar via
e disonora la categoria"

Adesso però vado a farmi un caffè
così questa storia finisce da sé
aggiungo solo: "pensiamoci su
che un po' pesce palla  lo sei anche tu "

martedì 19 gennaio 2016

Non devi piangere

E' venuto il freddo, ed ho potato la vite.
In primavera, da quei tagli gocciolerà linfa.
Si dice che la pianta lacrima.
Ed io mi son chiesto: "Ma piange, o ride ?"
Chi l'ha detto che debba per forza piangere ?

Le lacrime sgorgano per un sacco di motivi:

  • emozioni drammatiche 
  • risate a crepapelle
  • sbadigli per sonno

anche quando hai tanta fame, capita di sbadigliare con qualche lacrimuccia
ed anche quando tagli le cipolle
il coccodrillo dicono che lacrimi quando ha la pancia piena...

E la vite ?

Che poi le lacrime sono salate
Come se ci fosse rimasto un po' di mare, da qualche parte, dentro di noi.
Sale
Ma poi sul viso scende
??
Indecisa !

E quella della vite ?

Bisogna che l'assaggio, sono curioso.
Dite che non è bello fare esperimenti con uno che si sfoga ?
Non posso darvi torto
Ho sempre detestato chi ti vien vicino, e dice: "Non piangere"
Che fastidio dà, uno che piange ?
Così la mia vite, a primavera, la lascerò piangere
Al massimo le farò un po' di compagnia
Come dicevo, c'è sempre un buon motivo, per qualche lacrima



giovedì 19 novembre 2015

Avamposto

Un altro rapporto è giunto all'avamposto 10BA7.
Questo è un plico pesante con l'etichetta dell'indirizzo applicata con cura dove la carta finisce.
Ogni giorno qui passa un identico pacco, il cui colore familiare può cambiare ogni tre o quattro mesi, quando termina la scorta della carta da pacchi.
Noi dell'avamposto dovremmo solamente rilevarne il transito, leggendo il codice a barre, e separare quelli che -come questo- sono indirizzati alla Direzione Centrale del Nucleo Operativo.
Noi della stazione dovremmo ignorare il contenuto della merce in transito, e manipolare quegli oggetti con l'indifferenza delle macchine.
Questo ovviamente non avviene, e per questo gli spedizionieri legano il plico con dello spago, e lo stringono con particolare cura, ma noi sappiamo bene come fare per frugare dove ci interessa.

Ora sta tramontando il sole sulle mie mani che stanno staccando i sigilli e svolgendo la carta marrone.
Nel cielo stanno sfrecciando le rondini mentre svolgo i fogli del rapporto, ed un po' di brezza fa rotolar via lo spago.

Qualcosa da leggere anche stasera -mi alzo arrotolando le carte- altre informazioni che non arriveranno mai alla sede centrale, ad aumentare i vuoti d memoria dell'intero sistema informativo.

Non so perchè ti racconto queste cose, io che sono un semplice impiegato della stazione 10BA7, con funzione di controllore di intertappa.
Non so neppure perché ogni tanto ci comportiamo così, in questa stazione sperduta nel nulla, nè come mai da questo vuoto non giungano altro che plichi, come quello.
Fatto sta, che quando ho visto il tuo indirizzo su uno dei fogli che stavo leggendo, ho capito che dovevo scriverti.
Bene, ora ti ho scritto

sabato 31 gennaio 2015

Scorta

L'avevamo scorta in molti.
Nonostante fosse stata una fugace apparizione, ne conservavamo lo stesso ricordo.
A memoria, avremmo potuto garantire che c'era stata
...che in un tempo ormai scomparso,  l'avevamo scorta...

Ma la scorta è anche una riserva
Qualcosa in più, che ti porti dietro, che ti potrebbe tornare utile.
Come la ruota di scorta.
Molte case automobilistiche l'hanno sostituita con il ruotino,
per via che la riduzione delle scorte è la parola d'ordine.
Se qualcosa è in più, dovremmo abituarci a farne a meno
più che si può...
meno che si può.

Come fosse una scorta di grasso, che ci viene consigliato di eliminare.
Vivere giorno per giorno, sarebbe la soluzione economicamente ottimale,
così i "giorni di scorta" fanno il posto alle consegne all'ultimo momento.
Viene chiamata: ... flessibilità
Lasciare che la scorta finisca, senza timore di quello che può accadere...
[perché hai tutto sotto controllo]

La scorta viene eliminata
Anche quelle che servono a proteggere le persone
Quelle che viaggiano in auto assieme alla persona da proteggere
E che vengono sterminate assieme a quella.
[perché credi di avere tutto sotto controllo] 

Era solo per dire che la scorta è una parola magica, perché può richiamare pensieri distanti

Come un cristallo, che genera riflessi molto diversi, a seconda di come lo guardi
Mi sono fatto questa idea: le parole sono uno scrigno di significati, ed è forse il dono più importante della nostra evoluzione cerebrale.

lunedì 15 dicembre 2014

Ancora rotazioni

Gira anche se non fai nulla.
Gira sempre.
Non c'è un motivo comprensibile.
Non c'è un motore.
Non ci sono spettatori.
Gira con una forza sopra ogni immaginazione.
Non si ferma.
Non ci chiede di salire.
Non ci chiede di scendere.

La terra, sotto di noi,
dentro questo spazio vuoto,
qui, dove sono ora, a parlarmi....
A parlare a te che mi stai leggendo...

Ho perso l'orientamento ... aiutatemi
Siamo minuscoli
o MAIUSCOLI ?

vediamo un po':

  • Siamo NOI ad esserci
  • E la terra è sotto di NOI
  • E il cielo sopra di NOI
  • E sembra che giri .... per noi.

Ma forse è solo che qui ci siamo persi,
ed il fragore del tempo che passa lo stiamo solo immaginando

domenica 30 novembre 2014

Gocce

Piove
gocce d'acqua dappertutto
stavolta senza eccessi.

Prese una per una, le gocce sono miti.
Spesso sono prese come simbolo di uguaglianza ("uguali come due gocce d'acqua")
Altre volte come esempio di moderazione ("dammene solo una goccia").
Le gocce sarebbero anche affidabili, tanto da assumerle come unità di misura ("dieci gocce prima di coricarsi")
Qualcuno le mette nel bicchiere, per veder lo zampillo quando cade nell'acqua, altri direttamente in bocca, per sentire, leggero, il loro arrivo sulla lingua.
Prese singolarmente non sono mai eccessive.
Avete mai visto una goccia "grandissima" ? Io no
E piccolissime ? Quelle della nebbia, se lasci loro un po' di tempo, si riuniscono, e riecco le goccioline.
Sarebbe la tensione superficiale che stabilisce la dimensione più probabile. Il miglior compromesso tra la tendeza a sparpagliarsi e riunirsi nuovamente.

Quando in laboratorio di chimica versavamo i reagenti "goccia a goccia", quel modo era il massimo della lentezza.
Però c'era il momento del "viraggio", e la soluzione cambiava improvvisamente colore.
La classica "goccia che fa traboccare il vaso"
Perché il fatto di essere piccola, non esclude la loro potenza quando sono tante.
Ed il fatto di essere d'acqua (la sostanza dove siamo nati) non ne riduce la capacità distruttiva.

Stasera però no: è una tranquilla pioggia di novembre
E mentre sono qui a scrivere di loro, loro, intanto, cadono
ed il ticchettio sembra scandire il tempo
anche se in modo casuale
ma forse, se sono qui ad ascoltarle, è poco più di un caso.

venerdì 24 ottobre 2014

Svitato

I più delicati si limitano a pensarlo, ma qualcuno me lo dice proprio: "Roberto, mi sembri un po' svitato"
Tanto riguardo, secondo me, non serve: come offesa, non è grave.
Svitato sarebbe uno insolito, fuori dal gregge ... incomprensibile.
Perché uno sia fatto così, bisognerebbe chiederlo a Madre Natura, ma io piuttosto vorrei chiedere a voi perché si dice così...

Svitato...

Sta cosa un po' mi turba:
non mi pareva che  fossimo imbullonati... !
Ci deve essere dietro qualcosa... vediamo un po' assieme

Una cosa avvitata è piuttosto rigida, solida ma anche bloccata
Quando ad uno dici "ti stai avvitando" non gli fai un complimento; significa che tutta la sua razionalità sta girando in tondo, e non lo porterà da nessuna parte.
Viene da dubitare che l'avvitamento sia proprio una virtù...

Prendi per esempio la mamma di tutte le viti, la Signora Vite; pianta generosa, ma poco solida.

La vite, con i suoi viticci, si avvita.
Perché lo fa ?
Avvitando, applica un fattore moltiplicativo. Un giro di vite regge un certo sforzo; due il doppio, e così via.
Ad ogni iterazione la resistenza aumenta.
Un trucco...

Senza, è una pianta gracile.
Nelle mani dell'uomo, poi, è diventata anche spiritosa.
E che si faccia fatica a reggersi, per chiunque abbia un po' esagerato, è subito ovvio.

Dalla vite l'uomo ha preso ispirazione per fare quelle di metallo. Che non si avvitano da sole: occorre il cacciavite... Il nome è un programma: "caccia" - "vite": capite ?  non c'è molto amore tra la vite, e l'attrezzo che le rende solide
Per farsi avvitare, le viti hanno la testa... ma mica per pensare... solo per farsi stringere meglio.
Più andiamo avanti, più sembra una storia di sopraffazione.

Allora l'invito che vi faccio, prendetelo in senso buono:  svitiamoci tutti !